La Basilica
la fabbrica gli altari le opere d'arte la cappella della Madonna
i riconoscimenti la cappella di S. Placido la sagrestia monumentale

La fabbrica


L'impianto planimetrico della Basilica è a croce latina immissa con tre navate suddivise in sette campate, e il transetto. È lunga m 62 e larga m 19. È uno dei maggiori templi della Sicilia.

Le navi minori fugano visivamente nelle due mirabili cappelle absidate, ubicate ai lati del presbiterio, contenenti l'altare della Madonna dell'Elemosina il destro, quello del SS. Sacramento il sinistro.
La nave maggiore è conclusa dall'ampio coro,largo mt. 7,60 lungo ml. 9,70 oltre l'abside.
Il transetto, di lunghezza maggiore rispetto la larghezza delle tre navate, ha sul lato sinistro un'ampia apertura che dà accesso alla settecentesca cappella dei Santi Martiri Zenone e Placido.

Le campate sono suddivise e demarcate da pilastri e paraste in muratura con capitelli compositi sormontati da archi a tutto sesto i quali conferiscono un calmo e solenne procedere verso l'abside. La navata maggiore, il transetto, il coro e la cappella di S. Placido hanno volte a botte lunettate ed unghiate, quelle minori hanno volte a pennacchi con cupolette ellissoidali (considerata la forma rettangolare delle campate).

Le decorazioni, sono realizzate in rilievo a stucco e dorature, lavorate tra il 1803 (anno di commissione) ed il 1909.

 

Cronologia ed evoluzione nei secoli

È sicuramente dopo il 1488, dopo che il Conte Tommaso Moncada accordò agli "esuli greci" il permesso di caseggiare che, verosimilmente, può datarsi il primo nucleo dell'attuale Basilica, originariamente intitolata a S. Caterina d'Alessandria.

Dal 1555 la chiesa, però, risulta già dedicata a "Nostra Signora della Limosina" e viene appellata Matrice, il che lascia intendere che nel Casale di Callicari (antico nome di Biancavilla) doveva esserci qualche altra chiesa, sicuramente quella di S. Rocco (l'odierna chiesa del Rosario). Non è possibile sapere quale fosse la forma o la tipologia di questa primitiva chiesa, è certo, tuttavia, che tra il 1488 ed il 1602 la fabbrica subì notevoli trasformazioni.

Nel 1654 è data licenza, dal Vescovo, Mons. Marco Gussio, di ingrandire la chiesa "portandola a quattro archi e di farne il tetto di legname". Ciò significa che tra la fine del '600 ed i primi del '700 la pianta doveva, sicuramente, essere a tre navate e quattro campate, ma se l'impianto fosse di tipo basilicale privo di transetto o a croce latina con transetto è difficile stabilirlo (è molto probabile che il transetto, il coro e la cappella di S. Placido esistessero già nel '600).

Nel 1734 la fabbrica fu allungata d'altri tre archi. Tra il 1773 ed il 1776 si diede inizio ai lavori per la volta. Il tetto fu ultimato definitivamente solo nel 1846.

Ne l 1857 furono appaltati i lavori per la pavimentazione marmorea, commessa al marmista Carlo Cali da Catania e quelli per la costruzione della Cupola sotto la direzione dell'ing. Gaspare Nicotra da Catania. La cupola, del diametro interno di mt. 7,50 fu ultimata con lanternino, affrescata da Giambattista Russo palermitano, e solennemente inaugurata il quattro ottobre 1859, festa di Maria SS. dell'Elemosina. Ma solo dopo cinque mesi, nel febbraio del 1860, essa rovinava, con gravi danni al nuovo pavimento alla volta ecc. Sulle ragioni del crollo sono state avanzate ipotesi differenti: il cattivo impasto utilizzato; la prematura rimozione delle centine;   le gravi carenze del progetto , redatto dall'ing. Nicotra.

La facciata

Tra il 1889 ed i primi del '900, essendo sindaco il Cav. Alfio Bruno (padre del poeta Antonio), fu dato incarico all'arch. Carlo Sada da Milano, (esperto e maturo architetto, autore di centinaia di progetti ed opere, professore ed accademico di S. Luca a Roma) di realizzare il prospetto della chiesa. Applicando tutte le moderne tecniche ottocentesche, dal cemento all'acciaio, eresse il monumentale campanile,che ancora oggi è considerato il simbolo della città. insieme al campanile (alto m. 42) ridisegnò anche la facciata, collocando sul cornicione le statue dei santi Giuseppe, Zenone, Placido, e Caterina d'Alessandria.

Quest'opera, come le precedenti, fu totalmente promossa e sostenuta dalla amministrazione comunale e dai cittadini, i quali vi contribuirono sia attraverso generose largizioni in denaro, sia partecipando personalmente ai lavori manuali.

Dopo il 1900, l'opera è rimasta invariata, fatta eccezione di piccoli interventi quali rifiniture interne, infissi, ecc. L'opera ha oggi due aspetti: il lato sud, comprendente la facciata ed il campanile, è monumentale ed organico; il lato ovest, prospiciente piazza Roma, risulta monco, poiché alla splendida mole del campanile non corrisponde la "mancata" cupola.

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