di Alessandro Scaccianoce

Per il corrente mese di marzo papa Benedetto XVI chiede, tra l’altro, ai fedeli di pregare per il riconoscimento del ruolo delle donne nella società.

È la proposta che il Santo Padre rivolge nelle intenzioni contenute nella lettera pontificia che ha affidato all’Apostolato della Preghiera, iniziativa seguita in tutto il mondo da circa 50 milioni di persone.

L’intenzione è formulata in questi termini: “Perché sia adeguatamente riconosciuto in tutto il mondo il contributo delle donne allo sviluppo della società”.

Ma qual è il contributo della donna allo svulippo della società nella prospettiva cristiana? Per fare chiarrezza, riteniamo utile richiamare il contenuto della “Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla collaborazione dell’uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo” scritta nel 2004 dall’allora prefetto della Cogregazione per la Dottrina della Fede, Card. Joseph Ratzinger.

Con la chiarezza e la lucidità che ben conosciamo, scrive il Cardinale Ratzinger: “In questi ultimi anni si sono delineate nuove tendenze nell’affrontare la questione femminile. Una prima tendenza sottolinea fortemente la condizione di subordinazione della donna, allo scopo di suscitare un atteggiamento di contestazione. La donna, per essere se stessa, si costituisce quale antagonista dell’uomo. Agli abusi di potere, essa risponde con una strategia di ricerca del potere. Questo processo porta ad una rivalità tra i sessi“.

Ma vi è anche una seconda tendenza, forse peggiore della prima: “Per evitare ogni supremazia dell’uno o dell’altro sesso, si tende a cancellare le loro differenze, considerate come semplici effetti di un condizionamento storico-culturale”. E’ l’ideologia del “gender” secondo cui ogni persona  dovrebbe modellarsi a suo piacimento, a prescindere dal dato biologico. Le conseguenze di questi orientamenti culturali sono inevitabilmente tragiche come: la messa in questione della famiglia (…) l’equiparazione dell’omosessualità all’eterosessualità, un modello nuovo di sessualità polimorfa“. In questa prospettiva sono  ben note le crtitiche rivolte alle Sacre Scritture, che trasmetterebbero una concezione patriarcale di Dio, alimentata da una cultura essenzialmente maschilista.

A fronte di ciò, la Chiesa parla invece di collaborazione attiva, proprio a partire dal riconoscimento della differenza strutturale e fondamentale tra uomo e donna.

Scrive il card. Ratzinger: L’eguale dignità delle persone si realizza come complementarità fisica, psicologica ed ontologica, dando luogo ad un’armonica «unidualità» relazionale, che solo il peccato e le «strutture di peccato» iscritte nella cultura hanno reso potenzialmente conflittuale”.

Fatte queste considerazioni, ecco dunque, nella luminosa prospettiva cristiana, lo specifico contributo della donna: “la sua «capacità dell’altro». Nonostante il fatto che un certo discorso femminista rivendichi le esigenze «per se stessa», la donna conserva l’intuizione profonda che il meglio della sua vita è fatto di attività orientate al risveglio dell’altro, alla sua crescita, alla sua protezione. Questa intuizione è collegata alla sua capacità fisica di dare la vita. Vissuta o potenziale, tale capacità è una realtà che struttura la personalità femminile in profondità. (…) È essa, infine, che, anche nelle situazioni più disperate — e la storia passata e presente ne è testimone — possiede una capacità unica di resistere nelle avversità, di rendere la vita ancora possibile pur in situazioni estreme, di conservare un senso tenace del futuro e, da ultimo, di ricordare con le lacrime il prezzo di ogni vita umana“.

Ovviamente questo non vuol dire “rinchiudere le donne in un destino che sarebbe semplicemente biologico: non è accontentandosi di dare la vita fisica che si genera veramente l’altro. Ciò significa che la maternità può trovare forme di realizzazione piena anche laddove non c’è generazione fisica (come nella verginità consacrata)”.

In tale prospettiva si comprende il ruolo insostituibile della donna in tutti gli aspetti della vita familiare e sociale che coinvolgono le relazioni umane e la cura dell’altro: “Qui si manifesta con chiarezza ciò che Giovanni Paolo II ha chiamato il genio della donna”.

Si capisce, poi, come nella Chiesa il segno della donna è più che mai centrale, a partire dalla figura di Maria che il riferimento fondamentale: “Si potrebbe dire, con una metafora, che Maria porge alla Chiesa lo specchio in cui essa è invitata a riconoscere la sua identità così come le disposizioni del cuore, gli atteggiamenti ed i gesti che Dio attende da lei”.

E afferma chiaramente: “le donne svolgono un ruolo di massima importanza nella vita ecclesiale, richiamando tali disposizioni a tutti i battezzati e contribuendo in modo unico a manifestare il vero volto della Chiesa, sposa di Cristo e madre dei credenti”. E aggiunge: il fatto che l’ordinazione sacerdotale sia esclusivamente riservata agli uomini non impedisca affatto alle donne di accedere al cuore della vita cristiana. Esse sono chiamate ad essere modelli e testimoni insostituibili per tutti i cristiani di come la Sposa deve rispondere con l’amore all’amore dello Sposo”.

Con queste parole la nostra redazione augura a tutte le donne di riscoprire il loro ruolo unico e insostituibile nella Chiesa e nel mondo.