Una casa. Una famiglia. Una madre

I Biancavillesi riabbracciano la Basilica Santuario dopo 14 mesi dal terremoto.

Sono tornati a casa, i biancavillesi.

Con la loro numerosa e corale partecipazione, in occasione della riapertura della Basilica Santuario, domenica 12 gennaio, i fedeli hanno dimostrato ancora una volta il loro afflato spirituale e la loro identità cittadina e religiosa insieme, riappropriandosi dell’edificio simbolo della città, che non solo è stato messo in sicurezza, ma è apparso ai loro occhi più splendente di prima.

I nuovi colori – è stato detto – esaltano la bellezza delle linee architettoniche, e scaldano il cuore, nei loro toni caldi e sfumati. Così perlomeno erano stati pensati allorquando nel ‘700 la Basilica assunse questa forma.

C’erano tutte le componenti ecclesiali e aggregative della città, chierici e laici, famiglie e tanti ragazzi, come ha notato anche l’Arcivescovo di Catania.




È stato significativo il fatto che proprio mentre si riapriva lo storico edificio, di cui il Prevosto ricordava la gloriosa storia e i riconoscimenti ricevuti lungo i secoli, l’Arcivescovo abbia voluto porre l’attenzione proprio ai giovani e ai piccoli della comunità, quasi a voler consegnare loro il presente e il futuro dell’edificio e di ciò che esso rappresenta. “Occorre lavorare sull’educazione dei giovani” ha detto il Metropolita.

Perché se è vero che non c’è futuro senza passato e senza radici, non ci può essere neppure un passato che non guardi al futuro, che non sia cioè capace di proiettarsi oltre il momento presente.

Riaffiora l’interrogativo che con arguzia poneva uno scrittore qualche tempo fa: perché quando eravamo poveri costruivamo le cattedrali e oggi che viviamo nella società dell’opulenza facciamo fatica a custodire la bellezza delle nostre città e dei luoghi in cui viviamo, per non dire dell’incapacità di pensare edifici – non solo religiosi – carichi di bellezza?

È ciò che fecero gli antenati biancavillesi quando – come ricordava il Prevosto Salerno – dalla campagna portavano carretti carichi di pietre per alimentare la “fabbrica” della chiesa madre. Un modo semplice attraverso cui tante persone hanno potuto dare il loro contributo anche in tempi di maggiori difficoltà di mezzi e risorse, immaginando di poter consegnare ai loro figli e ai loro discendenti un monumento, che è tornato a  splendere sotto i nostri occhi.

Ieri, in controtendenza rispetto a questo, è stato possibile assistere ad uno spettacolo di bellezza: un bagno di bellezza, un grande segno di speranza, come ha detto ancora Don Agrippino. Nella riapertura dell’edificio simbolo della città di Biancavilla è stato mostrato che il lamento e la critica sterile non servono a nulla. Occorre il coraggio di sognare e di pensare, non solo all’ingrande ma anche all’insegna della bellezza.




Ancora più significativo il fatto che i recenti lavori, durati 9 mesi, sono stati eseguiti da maestranze locali, ditte del posto, che hanno messo a disposizione il loro ingegno e la loro perizia, nella messa in sicurezza dei tetti e delle volte, nella lavorazione dei marmi, nella tinteggiatura delle pareti, nella doratura delle parti decorative in gesso, insieme ad altri interventi di manutenzione necessari.

9 mesi di lavori per riportare a tanto splendore la Basilica sono stati pochi per i tempi della burocrazia che avevano prospettato un’attesa tra i 5 e i 10 anni, ma i complessivi 14 mesi di chiusura dell’edificio (dal 6 ottobre 2018) sono stati tanti per far sentire a tutti la nostalgia di quella casa. Soprattutto perché quella casa ferita rappresentava il ricordo più terribile di quel terremoto ancora molto presente nella memoria di tutti. Per questo la riapertura è stata vissuta tanto più intensamente, come un voler sancire il desiderio di ripartire e di dimenticare, come meglio si può, prima che si può.

Difficile, per chi è stato presente e ha vissuto lo storico momento in cui è stata nuovamente spalancata la porta maggiore della Basilica Santuario e si sono accese tutte le luci della chiesa, poter dire se è stato più bello vedere la “chiesa di mattoni” o la “chiesa di persone” che è stata lì a guardare e a guardarsi, cercando ragioni per la speranza, ragioni per andare incontro al futuro.




È stato un tripudio di gioia la processione con cui i rappresentanti delle confraternite e delle aggregazioni ecclesiali hanno preso simbolicamente possesso della chiesa, aprendo un lungo corteo, tra i canti festanti, sancito dall’Arcivescovo e culminato nel passaggio dell’amata icona della Vergine Santissima dell’Elemosina.

 

Forse per questo, il momento più emozionante è stato quando la Madonna è tornata a splendere sull’altare maggiore, riprendendo il posto che ogni figlio naturalmente conferisce alla propria mamma: al centro del proprio cuore. Presenza discreta e amorevole, silenziosa ma sicura, carica di consolazione e di affetto.

Tante persone, una sola casa, come un’unica famiglia. Forse è anche per questo che, tra i molti titoli altisonanti che l’edificio ha accumulato nei secoli, quello preferito resta sempre quello di “chiesa madre”. Perché come per una madre, sono in lei le sorgenti spirituali e culturali di ogni biancavillese.

“Ecco la dimora di Dio con gli uomini”

Tutto pronto per la liturgia di riapertura della Basilica “Maria SS. dell’Elemosina” di Biancavilla.

Domenica 12 gennaio, l’appuntamento con la cittadinanza tutta che si riapproprierà del suo monumento più grande e significativo.
Alcune modifiche sono state apportate al programma iniziale già pubblicato.
Dato il persistente freddo, il prevosto don Pino Salerno, ha pensato meglio di evitare il raduno dei fedeli in piazza Roma con la Basilica chiusa.


La chiesa, comunica il parroco, aprirà le porte laterali già alle ore 17,30 dove i fedeli saranno accolti con un servizio d’ordine che indicherà loro i settori da occupare.
Alle ore 18.30, come da programma, è fissata l’accoglienza dell’Arcivescovo Mons. Salvatore Gristina sul sagrato della Basilica, per poi procedere al breve Rito della apertura della Porta maggiore centrale. L’Arcivescovo, dopo l’apertura, si muoverà in processione verso il presbiterio benedicendo ed aspergendo il Popolo.


Qui saranno formulati i saluti formali delle Autorità.
A seguire, alle ore 19, avrà inizio la Concelebrazione eucaristica.




 


Alla processione liturgica d’ingresso, l’Icona della Madonna dell’Elemosina, titolare della Basilica parrocchiale (che per 14 mesi ha sostato con la Comunità presso la chiesa del Rosario), attraverserà con i sacri ministri la navata centrale del Santuario e sarà solennemente intronizzata all’altare maggiore.

Subito dopo la celebrazione, sarà scoperta una lapide commemorativa dello storico evento.

CON MARIA E I SANTI MARTIRI, A UN ANNO DAL TERREMOTO

Erano le 2.34 del 6 ottobre 2018 quando una forte scossa di terremoto (di magnitudo 4.8 ML) scosse la città di Biancavilla.
In ricordo di quell’evento che ha fatto tremare la città e i cuori, alle due e mezza di stamattina il Prevosto don Agrippino Salerno ha celebrato una Santa Messa nella chiesa del Rosario in ringraziamento ai Santi Patroni per la protezione sperimentata in quella occasione.


“Il terremoto oltre la terra ha scosso i nostri cuori, facendoci capire ciò che veramente è essenziale: la vita. E grazie a Dio nessuna vita è stata attaccata dal terremoto. Solo case, scuole, chiese. Ma le strutture si ricostruiscono, col tempo. Le vite umane no” ha detto il Prevosto nella sua omelia.


Don Pino ha fatto riferimento anche alle difficoltà logistiche che hanno caratterizzato la comunità cittadina in questo anno, come i doppi turni per i ragazzi delle scuole, qualche volta mettendo a dura prova la tenuta sociale:
“Iniziamo adesso un tempo nuovo, dopo la ricostruzione di case, scuole e chiese. Ma i nostri cuori sono restaurati? Questa è la domanda che dobbiamo porci. Restauriamo, fratelli, la nostra vita sull’esempio di Maria, Madre dell’Elemosina, e dei santi Placido e Zenone”.


Molti fedeli hanno affollato la chiesa del Rosario: segno che il terremoto ha lasciato un ricordo molto forte nella memoria di tanti.


La Celebrazione ha ricordato anche il momento di preghiera vissuto il 6 ottobre 2018 al campo sportivo con i tre Santi Patroni, quando la comunità si è ritrovata veramente unita in una preghiera densa di paura e preoccupazione per il futuro: “Il terremoto – ha detto don Pino – ci ha fatto sperimentare la nostra fragilità e precarietà. Abbiamo bisogno dell’aiuto del Signore nella nostra vita, anche se spesso ci illudiamo di poterne fare a meno”.

IL SIGNORE SCONFIGGE LA PAURA

Anniversario del terremoto a Biancavilla

(6 ottobre 2018-2019).

“Dio è per noi rifugio e fortezza,
aiuto infallibile si è dimostrato nelle angosce.
Perciò non temiamo se trema la terra”
(Sal 94).

A distanza di un anno dal terremoto che ha seminato paura e angoscia, teniamo viva la preghiera ai nostri Santi Patroni.

Maria SS. dell’Elemosina,
nostra Madre e Regina,non allontani da noi il suo sguardo
e con i Santi martiri Placido e Zenone,
nostri fratelli maggiori e testimoni di Gesù,
preghi con noi e per noi,
ci ottenga il perdono dei peccati
e doni pace e sicurezza
ai nostri giorni terreni.
Amen.

Con gratitudine preghiamo:

Salve Regina…

PER INTERCESSIONE DELLA MADONNA DELL’ELEMOSINA

Ieri sera durante la Messa in onore della Madonna dell’Elemosina è stata resa nota la guarigione di una giovane ragazza di 22 anni di Biancavilla, di nome Francesca, che proprio ieri sera si è svegliata dal coma.
A renderlo noto il prevosto Salerno, subito dopo la Comunione al quale si è avvicinato ieri il papà di Francesca di ritorno dall’ospedale di Catania che ha portato un mazzo di fiori alla Madonna.


Francesca era entrata in coma pochi giorni fa per una complicazione post-parto.
Tutta la famiglia si era rivolta alla Madonna dell’Elemosina. Il risveglio è avvenuto proprio ieri pomeriggio in coincidenza con l’inizio della Messa.

Ad accogliere l’annuncio del Prevosto, l’applauso di tutti i presenti.