I GIOVANI DELL’ORATORIO “3P” INCONTRANO L’ARCIVESCOVO SALVATORE

In occasione della festa di Padre Pino Puglisi, sabato 21 ottobre, una cinquantina di giovani e bambini dell’Oratorio “Don Pino Puglisi” della Chiesa madre di Biancavilla, nato lo scorso anno come frutto del Giubileo della Misericordia, e guidati dal responsabile Giuseppe Sant’Elena, hanno incontrato a Catania l’Arcivescovo, Monsignor Salvatore Gristina, in un contesto di semplicità e allegria, per porgergli gli auguri della comunità nella ricorrenza del  suo venticinquesimo anniversario di ordinazione episcopale.

Monsignor Gristina ha accolto con cordialità i ragazzi all’interno del palazzo arcivescovile, ascoltando le loro domande e soffermandosi a chiacchierare con loro. L’Arcivescovo, che ha conosciuto molto bene don Pino Puglisi, ha ricordato che fu presente alla sua ordinazione e ha sottolineato un aspetto molto particolare di don “3P” (come era comunemente chiamato Padre Pino Puglisi): il suo immenso sorriso, verso tutti, amici o nemici; in ogni situazione, bella o brutta.

La vostra presenza, oggi – ha detto Monsignor Gristina salutando i ragazzi di Biancavilla – è per me un bellissimo regalo da parte di Padre Puglisi, che ancora una volta si rende presente nella mia vita. Imparate a conoscerlo sempre di più, perché è un vero maestro di vita”.

All’Arcivescovo i ragazzi hanno offerto in dono un’immagine di Padre Puglisi realizzata su pietra lavica ceramizzata.

Subito dopo l’incontro con l’Arcivescovo di Catania, i ragazzi dell’Oratorio di Biancavilla sono giunti presso l’Oratorio salesiano “S. Filippo Neri” in via Teatro Greco a Catania, dove si è svolto il torneo calcistico “Trofeo 3P”, in onore del Beato don Pino Puglisi, assassinato per mano della mafia il 15 settembre 1993.

A chiudere il pomeriggio di festa è stata la Celebrazione Eucaristica nella chiesa dell’Oratorio di Catania. 

Gioco, condivisione, amicizia e preghiera si sono intersecati tra di loro, portati avanti da bambini e giovani che, sull’esempio di don Puglisi, ogni giorno crescono all’insegna della legalità e del vero bene.

 

 

PADRE ANTONINO TOMASELLO CELEBRA 40 ANNI DI SACERDOZIO

Redazione SME

Festa a Paternò stasera nella parrocchia del SS. Salvatore per i 40 anni di sacerdozio di Don Antonino Tomasello, parroco della comunità. Una celebrazione corale e partecipata, presieduta dal Vicario generale dell’Arcidiocesi etnea Mons. Salvatore Genchi, a cui hanno preso parte diversi sacerdoti di Paternò e altri confratelli amici di padre Nino.

Presente anche una delegazione della Parrocchia matrice e dell’Associazione “SME” di Biancavilla, con il Prevosto Pino Salerno, che ha portato i saluti della comunità biancavillese e ha offerto in dono a padre Tomasello un’Icona della Madonna dell’Elemosina. Antonino Tomasello, biancavillese, 65 anni, è cresciuto nella parrocchia del S. Cuore alla scuola di Padre Salvatore Greco, a fianco del quale ha trascorso i primi anni di sacerdozio, come viceparroco.

Sempre a Biancavilla è stato parroco della parrocchia di Cristo Re e vicario foraneo del XIII Vicariato pastorale. Nel 2000 è stato nominato Prevosto Parroco della Chiesa Madre – Collegiata di Biancavilla, incarico che ha mantenuto fino al 2007. Da allora è parroco a Paternò.

Padre Nino è apprezzato per il suo tratto umano e cordiale, mite e riservato. A fargli corona per questo importante traguardo molti fedeli e il sindaco di Paternò. 

“Grazie per i vostri auguri e per la vostra amicizia – ha detto padre Tomasello parlando ai suoi concittadini biancavillesi – ringraziate e portate i miei saluti ai tanti amici che sento vicini nella preghiera. Ringrazio il Signore per tutte le esperienze che mi ha dato di vivere in questi lunghi anni di servizio alla Chiesa e per le persone che ho incontrato. Di ciascuna esperienza e di ogni persona conservo un caro ricordo”.

PADRE ALFIO CONTI NEL CORO DEL PARADISO

È tornato alla casa del Padre don Alfio Conti. Nato ad Adrano il 13 settembre del 1946, don Alfio ha dedicato per anni il suo servizio alla musica sacra, come compositore e direttore.

Nel settembre 2015 ha realizzato anche due composizioni in onore della Madonna dell’Elemosina che sono state eseguite per la prima volta dalla Corale “Pietro Branchina” di Adrano, diretta da Piera Bivona, il 3 ottobre 2015. In quell’occasione, don Alfio, visibilmente commosso, è stato ringraziato pubblicamente dal Prevosto e dai fedeli.

Il brano “Salve Regina, Madre dell’Elemosina”, di cui ha scritto anche i testi, è stato utilizzato come inno del Giubileo della Misericordia a Biancavilla.

Di don Alfio era noto il suo tratto gentile e riservato, non amava apprezzamenti e riflettori.

Negli ultimi anni è stato Rettore della Chiesa di San Nicolò Politi di Adrano. Diverse le musiche e i testi dedicati al Santo eremita etneo, di cui era molto devoto e di cui quest’anno ricorrono i 900 anni della nascita.

I VESCOVI SICILIANI SULLE PROSSIME ELEZIONI REGIONALI: “LA SICILIA NON PUO’ PIU’ ASPETTARE”

Il 20 e 21 settembre scorsi a Caltagirone, in occasione della sessione autunnale, la Conferenza Episcopale Siciliana ha emanato un documento rivolto a tutti i fedeli con alcune indicazioni in merito alle prossime elezioni regionali del 5 novembre. I Vescovi invitano ad andare a votare, superando la tentazione dell’astensionismo, anche per evitare che diventi “appannaggio di gruppi autoreferenziali che pretendono di governare in forza dell’investitura di una parte minoritaria del popolo siciliano”. Ai candidati chiedono competenza, correttezza e coerenza morale. Nel merito dei programmi, i capi delle 19 Chiese siciliane indicano le urgenze della nostra terra: la disoccupazione (specie giovanile e femminile), ancora a livelli allarmanti, e poi la questione della formazione professionale, legata all’obbligo scolastico, bloccata sul nascere; oppure quella delle infrastrutture fragili e del dissesto idrogeologico”. Richiamandosi alla dottrina sociale della Chiesa, citano ancora le varie povertà e le periferie abbandonate e degradate, l’immigrazione, la valorizzazione del patrimonio turistico e culturale dell’Isola, il necessario sostegno alla famiglia, l’inclusione sociale e la lotta alla povertà, la gestione della sanità regionale.

Un documento che è opportuno leggere e far conoscere, perché il voto del prossimo 5 novembre diventi occasione di riscatto. Di seguito il testo integrale.

 

Nota dei Vescovi di Sicilia per le elezioni regionali del 5 novembre

In prossimità delle elezioni regionali, noi vescovi di Sicilia sentiamo il dovere di condividere alcune riflessioni alla luce della Dottrina sociale della Chiesa e di annunciare una parola di speranza. San Giovanni Paolo II ammonisce: “Nel presente momento storico, non ci può essere posto per la pusillanimità o l’inerzia. Esse infatti non sarebbero segno di saggezza o di ponderazione, ma piuttosto colpevole omissione” (Discorso tenuto a Catania il 4 novembre 1994). Nessuno, perciò, può esimersi dalla responsabilità di partecipare fornendo il proprio contributo di idee e di proposte sui temi di maggiore rilevanza politico-amministrativa. La costruzione della casa comune non può diventare appannaggio di gruppi autoreferenziali che pretendono di governare in forza dell’investitura di una parte minoritaria del popolo siciliano.

Lo spettro dell’astensione allora non è facilmente superabile e assume sempre più i connotati di una lezione da impartire a chi non vuole capire. Con tutto il rispetto per le libere scelte di ciascuno, riteniamo in ogni caso che non si possa andare a votare passivamente, da rassegnati. Per questo intendiamo riproporre a tutti i cittadini siciliani il valore della democrazia partecipativa, alla luce del magistero sociale della Chiesa, con particolare riguardo a un saggio discernimento personale e comunitario dei candidati e dei programmi.

Ai candidati si chiede competenza, correttezza e coerenza morale nell’impegno socio-politico-amministrativo con un netto rifiuto delle varie forme di corruzione e di clientelismo, coerenza etica personale. Riteniamo, infatti, che coloro che hanno responsabilità politiche e amministrative debbano avere “sommamente a cuore alcune virtù, come il disinteresse personale, la lealtà dei rapporti umani, il rispetto della dignità degli altri, il senso della giustizia, il rifiuto della menzogna e della calunnia come strumento di lotta contro gli avversari, e magari anche contro chi si definisce impropriamente amico, la fortezza per non cedere al ricatto del potente, la carità per assumere come proprie le necessità del prossimo, con chiara predilezione per gli ultimi” (CEI, Educare alla legalità, n. 16).

In merito ai programmi richiamiamo l’esigenza che essi mirino alla costruzione del bene comune, che è la “ragion d’essere della autorità politica” (Gaudium et Spes, n. 74). Ribadiamo, in proposito, l’opzione preferenziale per i ceti più poveri e per gli ultimi e l’urgenza di interventi promozionali per le periferie abbandonate e degradate, al fine di realizzare condizioni di effettiva uguaglianza in termini di cittadinanza.

A tutti i cittadini-elettori della nostra Regione, alle associazioni, ai movimenti, alle organizzazioni operanti nel tessuto sociale e produttivo della nostra Regione chiediamo di promuovere incontri nel territorio per offrire agli elettori luoghi di confronto con i candidati all’Assemblea Regionale Siciliana e con i candidati alla Presidenza per un confronto sull’istruzione e sulla formazione professionale, sull’accoglienza e integrazione degli immigrati, sul patrimonio turistico e culturale dell’Isola, sul sostegno alla famiglia, sull’inclusione sociale e la lotta alla povertà, sulla gestione della sanità regionale.

Auspichiamo una competizione elettorale corretta e leale, attenta ai problemi concreti della nostra gente e non preoccupata del successo di parte e dell’occupazione dei posti di potere. La Sicilia non può più aspettare e grava su tutti la responsabilità di elaborare soluzioni praticabili ed efficaci nel superiore interesse dei cittadini e dei poveri e degli ultimi in modo prioritario.

Caltagirone, 21 settembre 2017

                                                                                                      I Vescovi di Sicilia

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GIUBILEI SACERDOTALI NEL SEGNO DELLA SANTA CROCE

Oggi, festa della Santa Croce, la Chiesa di Catania celebra gli anniversari di sacerdozio di molti presbiteri.
Cogliamo l’occasione per rivolgere i più cordiali auguri innanzitutto al Prevosto Don Agrippino Salerno, che oggi compie 28 anni di sacerdozio.

Ci uniamo inoltre nella preghiera di ringraziamento di alcuni sacerdoti che celebrano oggi il 25° anniversario della loro ordinazione: Don Salvatore Stimoli e Don Antonino La Manna, del clero di Adrano. Don Antonino in diverse occasioni ha dimostrato il suo amore alla Vergine dell’Elemosina; Don Alessandro Ronsisvalle, del clero di Paternò, che ha scelto di far parte dell’Associazione “Maria SS. dell’Elemosina”; don Giovanni Zappalà, parroco dell’Annunziata a Biancavilla, che per anni ha svolto il servizio di seminarista presso la Chiesa madre.

La preghiera per i sacerdoti ci ricorda che il Signore è fedele al suo popolo e continua a chiamare persone disposte ad offrire la loro vita per annunciare il suo amore agli uomini.
Maria, Madre della misericordia, sostenga il cammino dei sacerdoti e di quanti desiderano rispondere alla chiamata speciale di Gesù.

SANTA TERESA DI CALCUTTA APPARTIENE ANCHE A BIANCAVILLA

La piccola suora che ha incarnato la misericordia, fa rivivere il messaggio spirituale della Vergine dell’Elemosina

La Celebrazione della canonizzazione di Madre Teresa del 4 settembre 2016 e la Messa per la prima festa liturgica di Santa Teresa di Calcutta, il 5 settembre 2016, hanno visto riuniti in piazza San Pietro tutta la famiglia delle Missionarie e dei Missionari della Carità, insieme ai milioni di uomini e donne che in tutto il mondo hanno subìto il fascino della straordinaria levatura umana della piccoletta suora che attraversò a piedi nudi le strade di Calcutta, tra “i più poveri dei poveri”, per curare lebbrosi, sfamare affamati, dare sepoltura a cadaveri abbandonati a cielo aperto.

Tra questo popolo c’eravamo anche noi, con l’Icona della Vergine dell’Elemosina, per raccontare la storia del dipinto e la fede di quanti secoli fa l’hanno condotta in Sicilia dall’Albania, affrontando l’incognita di una terra sconosciuta, ma in nome della autentica libertà.

Queste due storie si sono incontrate in piazza San Pietro, quella di Biancavilla e quella della Santa Madre Teresa.

Ad un anno esatto dalla canonizzazione di Madre Teresa, la comunità di Biancavilla ricorda il primo anniversario del pellegrinaggio a Roma dell’Icona della Madonna dell’Elemosina. Per un misterioso disegno della Provvidenza, lo straordinario evento di grazia della comunità biancavillese si è intrecciato con le vicende della suora di origine albanese, apostola della carità, premio nobel per la pace. E’ stato ben presto evidente l’intimo collegamento tra la Vergine dell’Elemosina e la Madre della Carità. Per l’origine albanese di suor Teresa, anzitutto, che visse in una cittadina di minoranza cattolica, da dove partì missionaria per manifestare al mondo il miracolo dell’Amore di Dio. Madre Teresa è legata alla Madonna dell’Elemosina anche per la dolcezza del suo sguardo, penetrante, netto, che arriva fin dentro al cuore, per riscaldarlo e rassicurarlo.

La vicenda di Madre Teresa ci ha confermato tutta l’attualità e la contemporaneità del messaggio della misericordia di Dio, riscontrando quasi in Madre Teresa un’incarnazione della Vergine misericordiosa di Biancavilla.

Non è un caso che la consegna più significativa, le più grandi affermazioni di madre Teresa, siano proprio incentrate sul tema del primato di Dio. Lei che ha conosciuto la più grande miseria materiale degli uomini ha potuto affermare profeticamente: “Nel mondo occidentale, dove la gente sembra più ricca, vi è una fame più intensa ed una povertà interiore più grande di quella che si riscontra nelle viuzze di Calcutta”.

Specificando che “essere non amati, non voluti, dimenticati. È questa la grande povertà, peggio di non avere niente da mangiare”.

Sembra quasi contraddittorio, secondo certa mentalità corrente, che una suora tanto impegnata nella carità spicciola e materiale, potesse ritenere che la cosa più importante fosse l’intimità con Dio, affermando il primato della preghiera e dello spirito. A chi le chiedeva dove trovasse la forza e il coraggio per fare tutto quello che faceva, rispose un giorno: “Il mio segreto è infinitamente semplice. Prego. Attraverso la preghiera, divento una cosa sola nell’amore con Cristo. PregarLo, è amarLo”.

La sua grandezza, la sua cattolicità, la sua forza profetica, capace di additare davvero il male del nostro tempo e del nostro mondo, fruiva dalle sue labbra in tutti i grandi insegnamenti che ha lasciato. Come quando, commentando il premio Nobel per la pace ricevuto nel 1979 disse: “L’aborto è il più grande distruttore della pace perché, se una madre può uccidere il suo stesso figlio, cosa impedisce che io uccida te e che tu uccida me? Non c’è più nessun ostacolo”.

In occasione dell’annuale festa liturgica di Santa Teresa, è bello poter dire che, dopo gli eventi romani, Madre Teresa di Calcutta appartiene anche alla comunità ecclesiale di Biancavilla, e rivedere negli occhi della Vergine dell’Elemosina la lucidità e l’amore che ha riempito il cuore di una donna del nostro tempo, certi che l’amore davvero vince tutto, vince i secoli e i millenni e, dal Calvario di Cristo, giunge a noi incarnandosi ancora in uomini e donne che camminano in mezzo a noi.