Mostra iconografica a Messina. Presente l’Icona della Madonna dell’Elemosina

Si è conclusa ieri a Messina la mostra iconografica “Icone Mariane in Sicilia”; l’esposizione di alcune tra le più insigni e antiche Icone della Madre di Dio presenti e venerate nel territorio isolano. Presente, una riproduzione dell’Icona della Madonna dell’Elemosina di Biancavilla, “scritta” dall’iconografo Antonio Maria Schiavone e conservata nella Basilica biancavillese.  

La mostra, aperta martedì scorso con una conferenza, è stata allestita presso la chiesa di origini bizantine della SS.ma Annunziata dei Catalani. Curata dalla “Comunità ellenica dello stretto” con a capo la dott.ssa Annamaria Celi, l’esposizione ha avuto una larga risonanza regionale. Ad intervenire alla conferenza di apertura sono stati: il Rev.do Mons. Giuseppe La Speme, delegato arcivescovile per la Cattedrale peloritana; il papas Antonio Cucinotta, parroco della Chiesa greco-cattolica di S. Maria del Graffeo di Messina; il dott. Matteo Allone, direttore del Centro “Camelot” e l’iconografo Schiavone.

Oltre all’Icona della Vergine dell’Elemosina, sono state esposte le quattro icone dei santi, facenti parte della “Deesis della Misericordia” della Basilica Santuario di Biancavilla. Nel corso delle giornate, a tutti i visitatori sono state donate delle immagini-cartolina con stampa della Vergine di Biancavilla.

 

«Fosti guida un dì dei padri nostri»

“L’Icona di Santa Maria dell’Elemosina di Biancavilla come ponte tra Oriente ed Occidente”.

Pubblicato negli scorsi giorni un articolato studio del Prof. Valerio Ciarocchi, nella rivista multidisciplinare dell’Istituto Teologico “San Tommaso” di Messina “ITINERARIUM” (n. 67). Il saggio intende presentare l’icona della Madonna dell’Elemosina, che si venera a Biancavilla fin dalla fondazione dell’abitato, sottolineando, oltre alle considerazioni di carattere strettamente iconografico, il valore che essa ha per il dialogo ecumenico, considerata come un ponte ideale che collega l’Oriente e l’Occidente cristiani all’interno della Sicilia, terra di numerose migrazioni, fecondi incontri di civiltà ed importanti scambi culturali.

All’autore, Prof. Ciarocchi, vanno le congratulazioni da parte dell’Associazione “Maria SS. dell’Elemosina”, per l’accurata ricerca storiografica ed iconografica; Un sentito ringraziamento si esprime invece alla direzione della rivista, nella persona del Prof. Don Giuseppe Cassaro SdB, per l’ampio spazio dato all’argomento.


Leggi lo studio


IL GIORNO DEI “MURTUZZI”

C’è un giorno nell’anno in cui tutti siamo chiamati a rivolgere un pensiero a loro: a quelli che non sono più con noi sulla terra.

Da sempre gli uomini hanno tributato onore e memoria ai defunti, addirittura venerandoli, come facevano gli antichi romani con i “Lari”, i defunti buoni, custodi della famiglia e del focolare domestico.

Il culto degli antenati, di quelli che ci hanno preceduto e che stanno all’origine della catena che giunge fino a noi, ci inserisce in una storia di fede, amore e rispetto.

I nostri morti, infatti, vivono ancora. Vivono nella nostra memoria, innanzitutto, ma vivono anche nella vita eterna, che è il destino comune di tutti noi. Lo evocano anche i cipressi, che popolano i viali del campo santo, sin dai tempi dell’antica Grecia considerati il simbolo dell’immortalità, emblema della vita eterna dopo la morte. Con la loro verticalità assoluta, i cipressi indicano il movimento dell’anima che si avvia verso il regno celeste.

La fede cristiana illumina e dona nuovo significato al culto dei morti: “Se ci rattrista la certezza di dover morire, ci consola la promessa dell’immortalità futura” dice la preghiera della Chiesa per la liturgia dei defunti, che vengono definiti come coloro che “ci hanno preceduto con il segno della fede e dormono il sonno della pace”.

Nelle tombe dei nostri cari, confrotate di pianto di fiori e di lumini, si stabilisce una “corrispondenza d’amorosi sensi” (come direbbe il poeta Foscolo) non solo con la memoria di quanto essi hanno fatto in vita, ma con la loro anima immortale, che vive ancora.

La tradizione siciliana prevedeva, in questo giorno, che ai bambini si facessero trovare regali e dolci, donati loro dai “murtuzzi”. Con questa modalità semplice, si inspirava nei più piccoli la simpatia per i defunti, e si insegnava che essi continuano a vivere e hanno una funzione benevola su di noi.

Il culto dei defunti, infatti, è innanzitutto un giusto tributo a quanto i nostri antenati hanno fatto in vita per noi, ed è un gesto di profonda umanità che ci richiama al vero senso della vita, alla realtà per cui non ci siamo fatti da noi stessi, che abbiamo una storia che ci precede e ci insegna a dire grazie per essere immersi in questo ciclo immenso che è la vita. Ma è anche un richiamo all’essenziale, a ciò che conta di più, quando, eliminato ogni orpello, si resta nudi con la propria anima e il patrimonio di opere buone compiute. L’unico tesoro che ci segue dopo la morte.

Cosa dire ai “murtuzzi” in questo giorno? Gesù dinanzi alla tomba dell’amico Lazzaro pianse, prima di ordinarne la risurrezione, come si commosse per il figlio unico della donna vedova che veniva portato via per essere seppellito. Per loro Gesù prega il Padre suo. Non si tratta di un pianto disperato. E’ il pianto per la nostra fragilità, che si rasserena nella prospettiva della vita eterna che tutti ci attende. Ecco allora che, in questo giorno, possiamo stare davanti alle tombe dei nostri cari, pregando per loro, per la purificazione della loro anima, affinché possa avere accesso alla visione di Dio, e chiedendo a loro di intercedere per noi, in una “corrispondenza d’amorose preghiere”. In fondo, il cimitero è solo un “dormitorio” (come ricorda il termine di origine greca ‘koimeterion’), dove riposano i corpi dei defunti, in attesa della risurrezione della carne. A tale scopo, S. Agostino ricorda: “Una lacrima per i defunti evapora, un fiore sulla loro tomba appassisce. Una preghiera per la loro anima la raccoglie Iddio”.

FESTA DELLA LEGALITA’ IN ORATORIO – CON UNA TESTIMONIANZA DI CORAGGIO

Ieri pomeriggio nella chiesa del Rosario si è svolta la “Festa della legalità”, organizzata dall’Oratorio “Don Pino Puglisi” della Parrocchia Matrice, voluta all’inizio dell’anno per affermare i principi sui quali si fonda l’Oratorio biancavillese, dedicato al sacerdote palermitano martire della mafia. Un evento significativo, soprattutto alla luce dei recenti avvenimenti che hanno caratterizzato il nostro territorio nelle scorse settimane.

Per l’occasione ha offerto la sua testimonianza Eugenio Di Francesco. Una storia drammatica e disumana da una parte, ma anche di grande forza e coraggio dall’altra. Suo padre, Stefano, nel 2012 uccise il fratello minore, Piero, simulando un suicidio; fu proprio Eugenio a scoprire la messa in scena del padre. Eugenio fece inoltre l’amara scoperta che suo padre aveva dato a ‘Cosa Nostra’ anche l’autorizzazione di uccidere lui stesso perché era venuto a conoscenza e aveva denunciato le azioni illecite a finalità mafiosa che giravano attorno all’azienda di famiglia. Da quel momento la sua vita è drammaticamente cambiata, vive sotto scorta e non ha più rapporti con l’uomo che l’ha messo al mondo. La sua testimonianza ha evidenziato tutto il male di cui è capace la mafia, che può arrivare perfino alla scellerata decisione di un  padre di mettere a morte i propri figli, solo perchè hanno scelto di seguire un’altra strada. Di Francesco ha invitato tutti i presenti a vivere una vita libera, anche e nonostante i tradimenti delle persone più care e più vicine, richiamando il detto evangelico di Gesù, per cui si può anche rinunciare ai propri genitori pur di mantenere la fedeltà al valore dell’amore e della giustizia. Un caloroso applauso ha confermato che la sua testimonianza è giunta al cuore di tutti i presenti, soprattutto degli adolescenti.

 

 

Nel corso del pomeriggio, i bambini del gruppo Teatro hanno presentato dei monologhi su Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Il gruppo Animatori ha preparato un video con le frasi dei grandi uomini che hanno combattuto per la legalità.

A presentare l’incontro è stato Giuseppe Sant’Elena, Responsabile dell’Oratorio: “sono cresciuto alla scuola di Don Bosco e ho imparato ad amare i giovani – afferma Sant’Elena. Circa un anno fa don Agrippino mi ha affidato l’incarico di aprire un oratorio dove accogliere i ragazzi, per educarli con il gioco e le attività più sane ai valori della nostra fede. Ho affrontato questo impegno con entusiasmo e, con l’aiuto di tante persone, spero di portare avanti questo compito”.

Nel contesto della festa è stato letto anche un messaggio di saluto di Maurizio Artale, Direttore del Centro “Padre nostro”, fondato da Don Pino Puglisi nel quartiere Brancaccio di Palermo.

Al pomeriggio di festa hanno preso parte il prevosto-parroco, don Agrippino Salerno, il sindaco, Pippo Glorioso, il presidente dell’Associazione culturale “Symmachia”, Vincenzo Ventura con Calogero Rapisarda, e il presidente dell’Associazione “Maria SS. dell’Elemosina”, Giuseppe Santangelo, con una rappresentanza di consociati. In tale contesto, infatti, è stata effettuata la premiazione del concorso “Aria di festa… social!” sulle feste patronali, organizzato dalle due associazioni “Symmachia” e “Maria SS. dell’Elemosina” (vedi https://www.santamariaelemosina.it/blog/2017/10/80514).

Ad affollare la chiesa del Rosario, i bambini dell’oratorio con alcuni genitori e i partecipanti al concorso fotografico.

Pochi giorni fa, nel contesto delle feste patronali, alcuni giovani hanno salutato Padre Placido Brancato, fondatore di uno storico oratorio all’Annunziata. Padre Brancato, che il 18 ottobre prossimo festeggerà 75 anni di sacerdozio, si è detto molto felice della nuova realtà dell’Oratorio “Don Pino Puglisi”.

Ulteriori iniziative dell’oratorio sono in programma in occasione della festa di Don Pino Puglisi, sabato 21 ottobre. Per l’occasione, presso l’Oratorio “San Filippo Neri” diCatania, si svolgerà il “Trofeo 3P”, un incontro di calcio in cui si confronteranno i ragazzi dei due oratori. A seguire, la Celebrazione Eucaristica e un momento di festa per tutti.

 

 

 

OTTOBRE SACRO 2017: I VINCITORI DEL PRIMO CONCORSO ‘SOCIAL’

Concluso il primo concorso di foto social sulle feste patronali di Biancavilla “Aria di festa… social!”, promosso dalle due Associazioni “Maria SS. dell’Elemosina” e “Symmachia”, in continuità con il concorso fotografico old-style che entrambe le realtà associative avevano promosso nell’ottobre 2014.

Dopo una corsa all’ultimo voto, si è aggiudicato il primo premio Antonio Russo, totalizzando alle 13 dell’8 ottobre (ultimo orario utile per il conteggio delle preferenze) n. 742 “mi piace”.

A seguire, Giovanni Stissi, con una foto che ha totalizzato n. 691 like.

Al terzo posto Luca Crispi, che ha registrato n. 374 pollici all’insù.


Quarta e quinto classificati rispettivamente una foto di Costanza Cantone e ancora uno scatto di Giovanni Stissi.

In totale sono stati circa 200 gli scatti in concorso che tra il 1° e il 6 ottobre hanno raccontato la festa dei biancavillesi, immortalando volti, santi, strade, luminarie e fuochi pirotecnici.

Complessivamente, sono stati 56 i partecipanti (ciascuno ha pubblicato 4/5 scatti in media). Sulle foto si è scatenata una vera e propria corsa ai “like”; hanno votato grandi e piccini per un totale di n. 6.607 “mi piace”. Il concorso, nato con l’obiettivo di coinvolgere i più giovani, a giudicare dall’età media dei partecipanti e dei vincitori, sembra aver centrato il focus, interessando molti ‘under 21’ ad un approccio attivo alle tradizionali manifestazioni biancavillesi.

Le foto, pubblicate in rete con gli hashtag #ottobresacro e #bellabiancavilla, sono state raccolte in un apposito album della pagina Facebook Madre di Misericordia, che promuove informazione, cultura religiosa e spiritualità mariana della Basilica Santuario di Biancavilla, a cura del servizio cultura e redazione dell’Associazione “Maria SS dell’Elemosina”.

Una festa parallela, vissuta online, che ha mobilitato una quantità incredibile di persone, concentrate a evidenziare gli aspetti più belli della festa, di cui poter essere orgogliosi.

Ai due vincitori del concorso sono andati i due tablet messi a disposizione da Aircomm e da iFlit, che hanno voluto sponsorizzare l’iniziativa.

La premiazione si è svolta nel pomeriggio di domenica 8 ottobre presso la chiesa del Rosario, nel contesto della “Festa della legalità” organizzata dall’oratorio “don Pino Puglisi”. Giovanni Stissi, secondo classificato, ha scelto di donare il tablet vinto ai ragazzi dell’oratorio.

A guidare la premiazione è stato Vincenzo Ventura, che ha anche introdotto la proiezione di tutte le foto. Ai partecipanti è stato consegnato un piccolo ricordo.

Alla soddisfazione degli organizzatori si è aggiunto anche l’apprezzamento del Prevosto don Agrippino Salerno e del Sindaco Pippo Glorioso. Ad intervenire anche Calogero Rapisarda, responsabile dell’app iFlit.

Di seguito la classifica dei primi dieci concorrenti classificati.

Autore

voto

Antonio Russo

742

Giovanni Stissi​

691

Luca Crispi​

374

Costanza Cantone

201

Giovanni Stissi​

173

Daniela Emerilli​

167

Costanza Cantone

154

Simone Lavenia

150

Giuseppe Marchese​

135

Federica Castro​

133

Giulio Khalil​

133

Giovanni Stissi​

124

Simone Mazzaglia​

109

IL ‘BRIO’ DI BIANCAVILLA

Riflessioni sulle feste patronali di Biancavilla, a partire da alcuni documenti messi a disposizione dall’Archivio personale di GIUSEPPE MARCHESE, cultore di storia locale.

Le feste patronali mostrano il meglio della nostra città. Tra bancarelle e luminarie, Biancavilla diventa bellissima. La festa ci consente infatti di riappropriarci della città, di suoi spazi e angoli a cui durante il resto dell’anno neppure facciamo caso. Le lunghe passeggiate, tra ali di folla, ci mostrano un centro vivo, colorato e dinamico.

Di questo “brio” che percorre le strade del nostro paese ci parla un inno a San Placido del 5 ottobre 1881, che Giuseppe Marchese mette a disposizione dei suoi concittadini, in quest’occasione. Si tratta di un inno dedicato al compatrono di Biancavilla, che – a ben vedere – celebra la città stessa. Allegria, splendore, progresso, bellezza e brio sono attribuiti alla città personificata:

“Biancavilla sorgi al brio, che in te Placido ridesta… L’allegria tua natìa torni dunque al suo splendor… e per esso – di progresso – il tuo genie mai mancò… Biancavilla avventurosa, Tua bellezza mai cadrà. E il sorriso – sul tuo viso – pur piangendo, splenderà… il brio – tuo natìo – mai tramonto aver potrà”.

Questo testo declama le peculiarità di una cittadina, briosa, frizzante, sempre aperta al progresso e all’innovazione. Una bellissima descrizione dell’indole dei biancavillesi, che nei giorni di festa viene fuori ancora con più evidenza. Basta scorrere la storia di Biancavilla per trovare conferma di questo “brio”, che dice tante cose, soprattutto dell’intraprendenza e della laboriosità della nostra gente.

Ecco allora che quella che chiamiamo comunemente “Festa di san Placido” è proprio la festa dei biancavillesi, del loro talento e del loro genio, del loro orgoglio di appartenenza. È la festa di un’identità da riscoprire e da tenere viva.

Che cos’è quel “brio” di cui parla l’autore del testo citato? Per scoprirlo, basta fare una passeggiata in questi giorni di festa, e assaporare tutta la creatività, il talento e l’originalità di questo popolo che vive ai piedi dell’Etna. Un brio da coltivare e da alimentare. Per far sì che non si spenga insieme con le luci delle luminarie.

Giuseppe Marchese ci offre ancora due documenti inediti fino ad oggi. Innanzitutto un documento datato 5 settembre del 1952, a firma del Sindaco Minissale che scrive ad un ente identificato con le sigle I.N.G.I.C. (il poco tempo non ci consente di indagare di più  e meglio sui dettagli) comunicando che, per sostenere le spese della festa, “la Commissione per la festa di S. Placido ha deciso di applicare un sopraprezzo-balzello di lire dieci al Kg. sul baccalà e pesce salato. Il documento ci fa simpaticamente sorridere e ci impone una domanda ironica: stante l’aumento di tasse per il periodo compreso della festa, avranno i biancavillesi aumentato il consumo di baccalà, per sostenere gli introiti, o si saranno  piuttosto dedicati ad altre pietanze? Sarà per questo che a San Placido aumentava il consumo di salsiccia? 😉

Facendo un piccolo passo innanzi, Marchese ci offre in visione una foto dei primi anni 60 della bancarella di un noto venditore di crispelle, che ancora oggi viene a Biancavilla per la fiera. Nella foto si vede come la bancarella fosse situata sulla parete di sinistra della chiesa del Rosario. Un po’ di cartacce a terra non mancano, ma l’impressione complessiva è quella di una intrinseca eleganza e dignità del lavoro manuale, sottolineata dalla linda veste bianca dell’artigiano, ed evidenziato da un cappello che evoca i migliori chef.

Brevi squarci di una storia lunga, che racconta e documenta il ‘brio’ di un popolo, frizzante e creativo, che ha sempre saputo reinventarsi, pur nel rispetto delle sue tradizioni.

Pag. 112345...Ultima »