UNA STORIA DI FEDE E DI LIBERTÀ: A BIANCAVILLA IL PRIMO CORTEO STORICO ARBERESHE

  • Sabato 29 settembre dalle ore 18 un lungo corteo con figuranti in abiti tradizionali da Villa delle Favare a piazza Roma
  • Sul sagrato della Basilica la rappresentazione dell’arrivo dei Padri, con la posa dell’Icona della Madonna dell’Elemosina sull’albero di fico

Si svolgerà sabato 29 settembre a Biancavilla la prima rievocazione storica dell’arrivo della comunità albanese che alla fine del 1400, in fuga dall’Albania, invasa dai turchi musulmani, fondò il centro etneo.

Un corteo con oltre un centinaio di figuranti in costumi d’epoca partirà alle 18 da Villa delle Favare e si concluderà in piazza Roma.

In prima linea vi saranno musici e sbandieratori, seguiti dai figuranti che impersoneranno gli esuli provenienti dall’Albania e guidati dal comandante Cesare De Masi. Seguiranno tanti altri personaggi importanti per la storia locale, come i Moncada, che saranno rappresentati dai Sicularagonensia di Randazzo. Ci saranno anche le grandi famiglie nobili che dai Balcani giunsero nel sud Italia. Tra i personaggi, si renderà omaggio a Giorgio Castriota, detto Skanderbeg, che giungerà a cavallo con un seguito di militari.

Il corteo sfilerà lungo via Vittorio Emanuele fino a piazza Roma. Sul sagrato della Basilica sarà rappresentata la scena dell’arrivo dei Padri, con la posa dell’Icona della Madonna dell’Elemosina sull’albero di fico, e il prodigio dei rami aggrovigliati attorno al dipinto, come segno propizio per l’insediamento della comunità nei campi di “Callicari”.

L’evento, partorito qualche anno fa da uno scambio di idee tra Graziella Milazzo, oggi presidente dell’Associazione Arbereshe,e l’Associazione “Maria SS. dell’Elemosina”, si realizza significativamente quest’anno nel 70° anniversario dell’incoronazione della Madonna dell’Elemosina e in concomitanza con i 550 anni dalla morte Skanderbeg, l’eroe albanese, simbolo della lotta per la conquista della libertà da parte del popolo albanese oppresso e martoriato dalla dominazione turca. Alla realizzazione del Corteo storico hanno contribuito anche la FIDAPA e l’Accademia Universitaria di Biancavilla. Tra i figuranti saranno presenti cittadini adulti, giovani e meno giovani, che attraverso questa esperienza si sono appassionati alla storia locale.

“Riscoprire la storia dei nostri avi – spiega Graziella Milazzo, presidente dell’Associazione Arbereshe – richiede un lungo percorso di ricerca. Questo evento non vuole solo ricordare come si vestivano i nostri antenati, ma riscoprire la loro identità. Annunciamo già che, assieme all’Accademia Universitaria di Biancavilla, faremo un incontro di approfondimento sulla figura di Cesare De Masi, padre fondatore della nostra cittadina”.

L’Associazione “Maria SS. dell’Elemosina” con il Prevosto Don Agrippino Salerno esprimono il loro apprezzamento per l’iniziativa: “Si tratta di una bella occasione per riflettere sulla nostra storia, che è storia di fede e di libertà. I nostri antenati scapparono da una guerra atroce, in seguito all’invasione dei turchi musulmani, per difendere la loro fede, la loro cultura e la loro libertà. Questi valori dobbiamo custodire oggi, in un contesto culturale che minaccia l’autentica libertà dell’uomo, insieme alla nostra fede, che è il patrimonio più bello che ci consente di vivere e crescere insieme”.

L’iniziativa ha il sostegno della Regione Sicilia che con le parole dell’Assessore al Turismo, Sport e Spettacolo Sandro Pappalardo sottolinea il significato culturale dell’evento: “Questa tipologia di manifestazioni è molto importante sia per le piccole realtà locali, sia per tutta la nostra bella regione. In tal modo ci si appropria delle proprie origini e si sviluppa il senso di appartenenza ad una storia fatta da gesti coraggiosi, lavoro, impegno, onestà e dignità, valori che possono favorire il riscatto sociale della nostra amata terra di Sicilia”.

Anche il Sindaco di Biancavilla Antonio Bonanno esprime la propria soddisfazione per l’evento, che rappresenta una novità assoluta per la città:

“Sarà un momento che ci coinvolgerà tutti. Una opportunità straordinaria per favorire la conoscenza delle nostre radici soprattutto per i più giovani. Del resto, la nostra storia costituisce la nostra stessa identità. Per Biancavilla, un appuntamento che sa di riscoperta e di condivisione con il territorio. In nome del rinnovo della nostra storia. Un grande segno di appartenenza e di divulgazione di valori”.

Il Corteo storico arbereshe aprirà di fatto le celebrazioni dell’Ottobre Sacro 2018, dedicate ai Santi Patroni di Biancavilla, il momento in cui tutta la città ritrova se stessa e le ragioni della propria appartenenza.

Biancavilla: Nata l’Associazione “Arbëreshë

Cartolina d’epoca, Arrivo dei Padri-Miracolo del fico. Biancavilla, Basilica Santuario di S. Maria dell’Elemosina. 

Con la sottoscrizione di 14 soci fondatori e l’iscrizione al “registro delle entrate”, è nata a Biancavilla l’Associazione culturale “Arbëreshë”, per rievocare e tenere viva l’origine greco-albanese della comunità Biancavillese. L’aggregazione è sorta da un’idea di Graziella Milazzo, condivisa da Giuseppe Santangelo e Giuseppe Marchese dell’Associazione “Maria SS. dell’Elemosina”, nell’anno che ricorda il 70° anniversario dell’incoronazione dell’Icona della Madonna dell’Elemosina con decreto Vaticano (1948-2018) e nella memoria dei 550 anni dalla morte dell’eroe-condottiero albanese, Giorgio Castriota “Scanderbeg” (1468-2018). Il sodalizio si è riunito nei locali della Basilica di Biancavilla, ed è costituito dai soci fondatori: Elena Bonanno, Franca Calì, Pietro Finocchiaro, Francesco Floresta, Giuseppina Ingrassia, Flavia La Cava, Rosa Lanza, Giuseppe Marchese, Graziella Milazzo, Alessandra Privitera, Luigi Privitera, Carmela Sangiorgio, Elsa Sangiorgio e Giuseppe Santangelo.  A questi potranno unirsi quanti hanno a cuore – come detto – il desiderio di tenere viva la genesi della comunità locale. Tra le iniziative in programma della neonata associazione vi sono delle rappresentazioni storiche “Arbëreshë”.

 

Mostra iconografica a Messina. Presente l’Icona della Madonna dell’Elemosina

Si è conclusa ieri a Messina la mostra iconografica “Icone Mariane in Sicilia”; l’esposizione di alcune tra le più insigni e antiche Icone della Madre di Dio presenti e venerate nel territorio isolano. Presente, una riproduzione dell’Icona della Madonna dell’Elemosina di Biancavilla, “scritta” dall’iconografo Antonio Maria Schiavone e conservata nella Basilica biancavillese.  

La mostra, aperta martedì scorso con una conferenza, è stata allestita presso la chiesa di origini bizantine della SS.ma Annunziata dei Catalani. Curata dalla “Comunità ellenica dello stretto” con a capo la dott.ssa Annamaria Celi, l’esposizione ha avuto una larga risonanza regionale. Ad intervenire alla conferenza di apertura sono stati: il Rev.do Mons. Giuseppe La Speme, delegato arcivescovile per la Cattedrale peloritana; il papas Antonio Cucinotta, parroco della Chiesa greco-cattolica di S. Maria del Graffeo di Messina; il dott. Matteo Allone, direttore del Centro “Camelot” e l’iconografo Schiavone.

Oltre all’Icona della Vergine dell’Elemosina, sono state esposte le quattro icone dei santi, facenti parte della “Deesis della Misericordia” della Basilica Santuario di Biancavilla. Nel corso delle giornate, a tutti i visitatori sono state donate delle immagini-cartolina con stampa della Vergine di Biancavilla.

 

«Fosti guida un dì dei padri nostri»

“L’Icona di Santa Maria dell’Elemosina di Biancavilla come ponte tra Oriente ed Occidente”.

Pubblicato negli scorsi giorni un articolato studio del Prof. Valerio Ciarocchi, nella rivista multidisciplinare dell’Istituto Teologico “San Tommaso” di Messina “ITINERARIUM” (n. 67). Il saggio intende presentare l’icona della Madonna dell’Elemosina, che si venera a Biancavilla fin dalla fondazione dell’abitato, sottolineando, oltre alle considerazioni di carattere strettamente iconografico, il valore che essa ha per il dialogo ecumenico, considerata come un ponte ideale che collega l’Oriente e l’Occidente cristiani all’interno della Sicilia, terra di numerose migrazioni, fecondi incontri di civiltà ed importanti scambi culturali.

All’autore, Prof. Ciarocchi, vanno le congratulazioni da parte dell’Associazione “Maria SS. dell’Elemosina”, per l’accurata ricerca storiografica ed iconografica; Un sentito ringraziamento si esprime invece alla direzione della rivista, nella persona del Prof. Don Giuseppe Cassaro SdB, per l’ampio spazio dato all’argomento.


Leggi lo studio


IL GIORNO DEI “MURTUZZI”

C’è un giorno nell’anno in cui tutti siamo chiamati a rivolgere un pensiero a loro: a quelli che non sono più con noi sulla terra.

Da sempre gli uomini hanno tributato onore e memoria ai defunti, addirittura venerandoli, come facevano gli antichi romani con i “Lari”, i defunti buoni, custodi della famiglia e del focolare domestico.

Il culto degli antenati, di quelli che ci hanno preceduto e che stanno all’origine della catena che giunge fino a noi, ci inserisce in una storia di fede, amore e rispetto.

I nostri morti, infatti, vivono ancora. Vivono nella nostra memoria, innanzitutto, ma vivono anche nella vita eterna, che è il destino comune di tutti noi. Lo evocano anche i cipressi, che popolano i viali del campo santo, sin dai tempi dell’antica Grecia considerati il simbolo dell’immortalità, emblema della vita eterna dopo la morte. Con la loro verticalità assoluta, i cipressi indicano il movimento dell’anima che si avvia verso il regno celeste.

La fede cristiana illumina e dona nuovo significato al culto dei morti: “Se ci rattrista la certezza di dover morire, ci consola la promessa dell’immortalità futura” dice la preghiera della Chiesa per la liturgia dei defunti, che vengono definiti come coloro che “ci hanno preceduto con il segno della fede e dormono il sonno della pace”.

Nelle tombe dei nostri cari, confrotate di pianto di fiori e di lumini, si stabilisce una “corrispondenza d’amorosi sensi” (come direbbe il poeta Foscolo) non solo con la memoria di quanto essi hanno fatto in vita, ma con la loro anima immortale, che vive ancora.

La tradizione siciliana prevedeva, in questo giorno, che ai bambini si facessero trovare regali e dolci, donati loro dai “murtuzzi”. Con questa modalità semplice, si inspirava nei più piccoli la simpatia per i defunti, e si insegnava che essi continuano a vivere e hanno una funzione benevola su di noi.

Il culto dei defunti, infatti, è innanzitutto un giusto tributo a quanto i nostri antenati hanno fatto in vita per noi, ed è un gesto di profonda umanità che ci richiama al vero senso della vita, alla realtà per cui non ci siamo fatti da noi stessi, che abbiamo una storia che ci precede e ci insegna a dire grazie per essere immersi in questo ciclo immenso che è la vita. Ma è anche un richiamo all’essenziale, a ciò che conta di più, quando, eliminato ogni orpello, si resta nudi con la propria anima e il patrimonio di opere buone compiute. L’unico tesoro che ci segue dopo la morte.

Cosa dire ai “murtuzzi” in questo giorno? Gesù dinanzi alla tomba dell’amico Lazzaro pianse, prima di ordinarne la risurrezione, come si commosse per il figlio unico della donna vedova che veniva portato via per essere seppellito. Per loro Gesù prega il Padre suo. Non si tratta di un pianto disperato. E’ il pianto per la nostra fragilità, che si rasserena nella prospettiva della vita eterna che tutti ci attende. Ecco allora che, in questo giorno, possiamo stare davanti alle tombe dei nostri cari, pregando per loro, per la purificazione della loro anima, affinché possa avere accesso alla visione di Dio, e chiedendo a loro di intercedere per noi, in una “corrispondenza d’amorose preghiere”. In fondo, il cimitero è solo un “dormitorio” (come ricorda il termine di origine greca ‘koimeterion’), dove riposano i corpi dei defunti, in attesa della risurrezione della carne. A tale scopo, S. Agostino ricorda: “Una lacrima per i defunti evapora, un fiore sulla loro tomba appassisce. Una preghiera per la loro anima la raccoglie Iddio”.

FESTA DELLA LEGALITA’ IN ORATORIO – CON UNA TESTIMONIANZA DI CORAGGIO

Ieri pomeriggio nella chiesa del Rosario si è svolta la “Festa della legalità”, organizzata dall’Oratorio “Don Pino Puglisi” della Parrocchia Matrice, voluta all’inizio dell’anno per affermare i principi sui quali si fonda l’Oratorio biancavillese, dedicato al sacerdote palermitano martire della mafia. Un evento significativo, soprattutto alla luce dei recenti avvenimenti che hanno caratterizzato il nostro territorio nelle scorse settimane.

Per l’occasione ha offerto la sua testimonianza Eugenio Di Francesco. Una storia drammatica e disumana da una parte, ma anche di grande forza e coraggio dall’altra. Suo padre, Stefano, nel 2012 uccise il fratello minore, Piero, simulando un suicidio; fu proprio Eugenio a scoprire la messa in scena del padre. Eugenio fece inoltre l’amara scoperta che suo padre aveva dato a ‘Cosa Nostra’ anche l’autorizzazione di uccidere lui stesso perché era venuto a conoscenza e aveva denunciato le azioni illecite a finalità mafiosa che giravano attorno all’azienda di famiglia. Da quel momento la sua vita è drammaticamente cambiata, vive sotto scorta e non ha più rapporti con l’uomo che l’ha messo al mondo. La sua testimonianza ha evidenziato tutto il male di cui è capace la mafia, che può arrivare perfino alla scellerata decisione di un  padre di mettere a morte i propri figli, solo perchè hanno scelto di seguire un’altra strada. Di Francesco ha invitato tutti i presenti a vivere una vita libera, anche e nonostante i tradimenti delle persone più care e più vicine, richiamando il detto evangelico di Gesù, per cui si può anche rinunciare ai propri genitori pur di mantenere la fedeltà al valore dell’amore e della giustizia. Un caloroso applauso ha confermato che la sua testimonianza è giunta al cuore di tutti i presenti, soprattutto degli adolescenti.

 

 

Nel corso del pomeriggio, i bambini del gruppo Teatro hanno presentato dei monologhi su Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Il gruppo Animatori ha preparato un video con le frasi dei grandi uomini che hanno combattuto per la legalità.

A presentare l’incontro è stato Giuseppe Sant’Elena, Responsabile dell’Oratorio: “sono cresciuto alla scuola di Don Bosco e ho imparato ad amare i giovani – afferma Sant’Elena. Circa un anno fa don Agrippino mi ha affidato l’incarico di aprire un oratorio dove accogliere i ragazzi, per educarli con il gioco e le attività più sane ai valori della nostra fede. Ho affrontato questo impegno con entusiasmo e, con l’aiuto di tante persone, spero di portare avanti questo compito”.

Nel contesto della festa è stato letto anche un messaggio di saluto di Maurizio Artale, Direttore del Centro “Padre nostro”, fondato da Don Pino Puglisi nel quartiere Brancaccio di Palermo.

Al pomeriggio di festa hanno preso parte il prevosto-parroco, don Agrippino Salerno, il sindaco, Pippo Glorioso, il presidente dell’Associazione culturale “Symmachia”, Vincenzo Ventura con Calogero Rapisarda, e il presidente dell’Associazione “Maria SS. dell’Elemosina”, Giuseppe Santangelo, con una rappresentanza di consociati. In tale contesto, infatti, è stata effettuata la premiazione del concorso “Aria di festa… social!” sulle feste patronali, organizzato dalle due associazioni “Symmachia” e “Maria SS. dell’Elemosina” (vedi https://www.santamariaelemosina.it/blog/2017/10/80514).

Ad affollare la chiesa del Rosario, i bambini dell’oratorio con alcuni genitori e i partecipanti al concorso fotografico.

Pochi giorni fa, nel contesto delle feste patronali, alcuni giovani hanno salutato Padre Placido Brancato, fondatore di uno storico oratorio all’Annunziata. Padre Brancato, che il 18 ottobre prossimo festeggerà 75 anni di sacerdozio, si è detto molto felice della nuova realtà dell’Oratorio “Don Pino Puglisi”.

Ulteriori iniziative dell’oratorio sono in programma in occasione della festa di Don Pino Puglisi, sabato 21 ottobre. Per l’occasione, presso l’Oratorio “San Filippo Neri” diCatania, si svolgerà il “Trofeo 3P”, un incontro di calcio in cui si confronteranno i ragazzi dei due oratori. A seguire, la Celebrazione Eucaristica e un momento di festa per tutti.