QUARESIMA DI EMERGENZA: UN’OCCASIONE PER RITROVARE NOI STESSI

Lettera del Prevosto Salerno alla Comunità parrocchiale che vive i giorni dell’emergenza per il Coronavirus.

Carissimi Fratelli e Sorelle,
carissimi bambini, adolescenti e giovani,
e fedeli tutti in Cristo affidatimi per bontà di Dio,

mi rivolgo a ciascuno di Voi con il cuore in mano, con i sentimenti più profondi di un Padre e di una Madre che si rivolgono ai propri figli. Sento il bisogno di sentirmi vicino a ciascuno di voi in questa “quaresima di emergenza” . Siamo provati ma non abbandonati, afflitti ma consolati, paurosi ma coraggiosi ad andare avanti.

La bellezza della nostra Basilica è un continuo richiamo per me della vera bellezza della Comunità parrocchiale che, umilmente servo ormai da tanti anni. Voi,  carissimi tutti , dai piccoli ai grandi, siete il mosaico che Dio ha posto sotto il mio sguardo. Il mio cuore sacerdotale può contemplare le Sue meraviglie attraverso ciascuno di voi!



Il Pastore e le pecore non possono dividersi: l’uno ha bisogno dell’altro. Non c’è vera Comunità ecclesiale senza l’unione di questo binomio inscindibile.

La prova di questa giorni suscita in me la sana nostalgia di voi tutti, tanto da fare mie le parole del Salmo 83:

“Quanto sono amabili le tue dimore,
Signore degli eserciti! L’anima mia languisce
e brama gli atri del Signore.
Il mio cuore e la mia carne
esultano nel Dio vivente.
Anche il passero trova la casa,
la rondine il nido, dove porre i suoi piccoli,
presso i tuoi altari, Signore degli eserciti,
mio re e mio Dio.
Beato chi abita la tua casa:
sempre canta le tue lodi!
Beato chi trova in te la sua forza
e decide nel suo cuore il santo viaggio.
Passando per la valle del pianto
la cambia in una sorgente,
anche la prima pioggia l’ammanta di benedizioni”.

Questo  Salmo ricorre spesso durante le mie meditazioni, in questi momenti di prova e ci propone l’esperienza e la testimonianza di un fedele che desidera raggiungere Gerusalemme e lodare Dio nel tempio. Il desiderio viene esaudito dal Signore e la lode a Dio si trasforma in preghiera e canto di beatitudine. L’esperienza del Salmista ci fa da scuola nella nostra vita di fede. Leggendo le parole dell’Orante e scrutando all’interno del suo cuore scopriamo in Lui un desiderio esemplare di stare nella casa di Dio, di lodarlo in mezzo all’assemblea, di esultare alla sua presenza, di essere da Lui beneficato, di entrare in comunione con Lui, di essere illuminato dalla sua Parola, di essere difeso e custodito dai suoi Angeli, di essere nutrito dalla sua Grazia, di essere appagato dalla sua Gloria.




Leggendo le parole del Salmo viene spontaneo riflettere e chiedersi se il nostro cuore ha mai provato un tale desiderio di entrare nella casa di Dio, se passando davanti una chiesa abbiamo mai sentito, per il Signore che vi abita dentro, un trasporto talmente forte e irresistibile da interrompere, anche per un solo attimo, le nostre faccende per andare a salutare il Signore, a visitare e lodare Gesù Eucaristia.

In questi giorni di emergenza, proprio questo desiderio si fa forte:  abitare nella casa del Signore, celebrare i Santi Misteri della nostra fede e sentirci una Comunità viva e visibile. Nell’ora della prova apprezziamo maggiormente ciò che magari prima era abituale e ordinario e magari a furia di vivere l’abbondanza liturgica dei Sacramenti non ne comprendevamo il grande valore: la Grazia e Misericordia del Signore.

La nostra Basilica rimane aperta ed io accanto a Gesù prego per ciascuno di voi, vedo i tanti banchi vuoti e i miei occhi si velano di commozione umana, ma subito il luccichio del tabernacolo mi richiama alla serenità della presenza di Gesù Eucaristia ed alle Sue rassicuranti parole di vita: “Io sono con voi sino alla fine dei tempi”.  Mi abbraccia, dopo , lo sguardo materno della Madonna dell’Elemosina, a cui chiedo , come nostra Madre, di metterci tutti sotto il suo manto miracoloso e preservarci da ogni male.




Il silenzio di questo immenso Tempio quasi quasi diventa la voce di tutti noi che, come Comunità all’unisono, chiediamo protezione e soccorso!!

Siamo provati ma non perdiamo la Speranza!!! La virtù della speranza – forse meno conosciuta di quella della fede e della carità – non va mai confusa con l’ottimismo umano, che è un atteggiamento più legato all’umore umano. Per un cristiano, la speranza è Gesù in persona, è la sua forza di liberare e rifare nuova ogni vita.

Papa Francesco, in un omelia tenuta a Santa Marta affermava: “La speranza è un dono, è un regalo dello Spirito Santo e per questo Paolo dirà: ‘Mai delude’. La speranza mai delude…”

Si, carissima mia famiglia parrocchiale, non saremo delusi dalla Speranza che nutriamo con la Fede! Gesù è accanto a ciascuno di noi!

Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra afflizione, affinché mediante la consolazione con la quale siamo stati da Dio consolati, possiamo consolare quelli che si trovano in qualunque afflizione; perché, come abbondano in noi le sofferenze di Cristo, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione (2Co 1: 3-5).




Questa “quaresima di emergenza” inizia con la prova. Come Gesù è provato dalle tentazioni cosi anche noi. Il deserto oggi viene sostituito dal nostro stare a casa, dal nostro interrompere le attività ordinarie e significative per la nostra vita: scuola, lavoro, vita celebrativa dei sacramenti.

Essere privati della nostra libertà ,dei nostri spazi, dell’aggregazione comunitaria, dei momenti formativi e ricreativi  ci richiama  a riscoprire i valori intrinseci della relazione umana a partire dalla famiglia. Stare a casa non è una punizione! Stare  a casa diventa il nostro “deserto salutare” dove riscopriamo amore e protezione a partire dai nostri cari.

Lasciamoci illuminare dentro e fare verità! Il nostro deserto odierno è anche luogo di maggiore fatica. Come Gesù nella prova del deserto sentì fame e stanchezza, anche noi – sentiamo i disagi e le paure portati dall’emergenza di contrastare un virus che minaccia il mondo intero.

La tentazione dello scoraggiamento e la paura sono la fame e la sete che, spesso, sentiamo anche noi, durante queste giornate che scorrono lentamente e a cui non siamo abituati per nulla.




Riscopriamo il valore della famiglia! Riscopriamo il valore del tempo! Riscopriamo la necessità di pregare senza stancarci!

Ogni giorno nella preghiera Vi tengo particolarmente nelle mie intenzioni, nel mio cuore. Mi rivolgo a tutte le famiglie, cellule vitali della società e piccole Chiese Domestiche. In questo periodo la famiglia può ritrovare la sua vocazione originaria: luogo di crescita umana e spirituale.

La sospensione di tutte le celebrazioni, di tutte le attività pastorali, aggregative, ludiche e culturali, nonché la chiusura degli oratori e di tutti gli spazi parrocchiali favorisce l’importanza dell’identità familiare  per contrastare questo provvisorio momento di difficoltà. Le Famiglie potete e dovete aiutarci a mantenere unita e serena la collettività sociale ed ecclesiale, nonostante la paura e l’incertezza.

Se la vita delle nostre comunità parrocchiali è ridotta, non di meno si deve rallentare la nostra comunione e l’amore per il Signore, che si manifesta con una vigile attenzione verso le singole persone, soprattutto i più anziani, che non possono essere lasciati soli e gli ammalati.

Nell’attesa che si ritorni alla normalità, Vi invito carissimi Genitori e Famiglie a poter vivere a casa momenti di preghiera comunitaria con tutti i membri che costituiscono il nucleo familiare.

La comunione coniugale e familiare è dono libero e frutto gratuito dello Spirito Santo: per questo la famiglia cristiana sente il dovere di crescere nell’umile e gioioso rendimento di grazie a Dio che la fa essere «un cuor solo ed un’anima sola» e di coltivare una pronta e generosa corrispondenza alle mozioni dello Spirito, il quale la sospinge soavemente e fortemente verso la piena realizzazione dell’unità coniugale e familiare.

La famiglia è il luogo naturale di vita, di nascita, di crescita e di sviluppo della persona umana. È la casa in cui si realizza quell’esperienza vitale specifica che è fondamentale per la strutturazione dell’individuo umano come persona, cioè come individuo-in-relazione.

L’amore in famiglia è un’arte che si impara alla scuola gli uni degli altri, ma soprattutto alla scuola della “santa famiglia”, alla “ scuola di Gesù”.

Nella concretezza della vita di famiglia si costruisce la comunione, diventando famiglia che ascolta e annuncia la parola del Signore, che prega e celebra le meraviglie del Signore, che condivide e si mette a servizio.




Carissimi papà e mamme,
impegnatevi a pregare con i vostri figli.
La forza della preghiera salva da ogni male!
Queste intenzioni sono costantemente la mia preghiera per voi!

Ed ora permettetemi di rivolgere un particolare pensiero a tutti i giovani della Parrocchia.

Carissimi bambini, adolescenti e giovani mi rivolgo a voi “più preziosi della pupilla dei miei occhi”.

Grazie agli occhi che possiamo vedere, il presente e i futuro. Che ne sarà di noi se non ci prendiamo cura dei nostri occhi? Come potremo andare avanti?

Attraverso ciascuno di voi, noi grandi, possiamo guardare la bellezza del nostro tempo presente e proiettarci al futuro. In questi giorni in cui non possiamo vederci, per l’obbedienza alle direttive di sicurezza sociale, chiudo i miei occhi durante la mia preghiera silenziosa, e nella solitudine e nell’immensità della nostra Basilica, percorro con la mente e il cuore i tanti momenti belli che abbiamo vissuto insieme: il catechismo, l’oratorio, il grest, I campi estivi i tanti momenti di gioia che culminano nell’incontro con Gesù Eucaristia in modo speciale la Domenica.

Nella solitudine, rivedo i vostri volti, il vostro sorriso, sento, nonostante il silenzio, la vostra rumorosa e benefica presenza che riempie di vita i nostri spazi di fede e li rendono giovani e freschi di vita.

Mi faccio forza per riempire il momentaneo vuoto che stiamo vivendo in questi giorni di emergenza, con il dolce ricordo della vostra presenza.

Ricordo e guardo nella profondità del mio cuore i vostri occhi e leggo in essi la presenza di Dio e vi ricordo uno per uno per nome.

Prego per ciascuno di voi perché il Signore vi ha affidati alle cure paterne e materne della nostra Comunità parrocchiale affinchè possiate crescere nella fede e nei veri valori che faranno di voi i buoni cristiani e buoni cittadini per il mondo intero.

Non abbiate paura, perché come la mamma e il papà e le vostre famiglie fanno tutto il possibile per amarvi e proteggere cosi anche la Chiesa- Comunità Parrocchiale è la vostra famiglia dove, con essa, troverete pace a salvezza nella maturità umana e spirituale.




Carissimi giovani non dimenticate di vivere momenti di preghiera con mamma e papà e apprezzate il grande dono della vostra famiglia. Rileggete il catechismo che avete condiviso con i vostri catechisti ma soprattutto sforzatevi di vivere nella vita quotidiana ciò che Gesù vi ha fatto comprendere fin ora. Vivete ciò che avete ricevuto!

Siamo una Comunità ed anche se per ora non possiamo vederci, come abbiamo fatto durante il catechismo, durante i momenti dell’oratorio e soprattutto durante la Santa Messa della Domenica sappiamo che quando preghiamo siamo uniti anche se siamo lontani.

Io prego sempre per voi e vi voglio tanto bene come Gesù.

Preghiamo affinchè  presto possa finire questo momento di emergenza e si possa tornare a rivivere con più gioia ed intensità i vari momenti della nostra quotidianità.

Nella Grazia di Dio Padre, nell’amore del Figlio Gesù Cristo e con la forza dello Spirito Santo offriamo ogni giorno noi stessi come sacrificio soave e gradito al Signore e sotto lo sguardo misericordioso e materno della Madonna dell’Elemosina troviamo sicuro rifugio e pace.

Con paterno amore per ciascuno di voi  Vi Benedico nel Signore!

Con cuore sacerdotale e vero affetto Vi abbraccio tutti,

Il vostro Prevosto-Parroco
Padre Pino

Solenne celebrazione per la riapertura della Basilica di Biancavilla

Solenne celebrazione per la riapertura
della Basilica Santuario “Maria SS. dell’Elemosina”

Biancavilla, 12 gennaio 2020

UNA BASILICA NUOVA… E ANTICA

Dopo i lavori di restauro, il nuovo volto della Chiesa Madre di Biancavilla che domenica 12 gennaio riapre le porte.

di Giuseppe Santangelo

Dopo quindici mesi di chiusura e nove di restauro, la Basilica Santuario di S. Maria dell’Elemosina, Chiesa Madre di Biancavilla, è pronta per essere restituita al Popolo di Dio per la celebrazione del culto divino e la fruizione di fedeli locali e dei pellegrini che giungono per la venerazione della prodigiosa Icona di Maria SS. dell’Elemosina.

La riapertura avrà luogo domenica prossima, 12 gennaio, e si tratta della prima chiesa in diocesi di Catania ad essere riaperta, tra quelle danneggiate dal sisma del 6 ottobre 2018, grazie ai lavori di messa in sicurezza, consolidamento e restauro a cui ha fatto fronte per il momento il parroco e la comunità parrocchiale.




Il restauro ha visto il coinvolgimento di tutti gli enti preposti alla tutela e alla salvaguardia del patrimonio storico-artistico in questione: Protezione Civile, Comune, Ufficio Beni Culturali della Curia Metropolitana, Soprintendenza, nonché progettisti e maestranze locali che con dedizione e autentica passione hanno reso possibile la restituzione del gioiello più insigne della città, grazie alla caparbietà e tenacia del prevosto Agrippino Salerno, in tempi tecnici tutto sommato brevi.

Chi scrive ha collaborato attivamente al restauro e può attestare, da studio fatto in loco, che nel settecento, tutti gli intonaci interni della chiesa erano unicamente dipinti di bianco, colore principalmente ottenuto dal carbonato di calcio. Erano presenti anche due combinazioni di azzurro, ottenute da miscela di lapislazzulo macinato; così come anche varie parti di rosa “antico”, un colore tipico delle terre dell’Etna con cui fino a pochi decenni addietro venivano dipinte molte facciate di abitazioni ed edifici. Tutto miscelato con acqua e calce spenta.

Più tardi, intorno alla metà ottocento, tutto l’edificio sacro venne ricoperto da “latte di calce”, molto probabilmente a motivo di disinfettazione resasi necessaria per far fronte all’epidemia da colera, così come intimato da parte delle autorità (sanitarie) del tempo; quindi colorato di bianco.




Nel secondo dopoguerra del secolo scorso l’interno della Basilica è stato interamente ridipinto con tonalità che vanno dal bianco-avorio, al giallo “paglierino”, giallo “ocra” e qualche velatura di verde “marcio”.

Nel restauro degli anni 1986-88, sotto la prepositura di don Giosuè Calaciura e la direzione dei lavori dell’architetto Salvatore Pappalardo, il tempio si dipinse interamente con varianti di rosa, mentre col bianco puro si rifecero tutte le modanature architettoniche. In questa grande campagna di lavori che interessarono anche coperture e pluviali, si indorarono con foglia d’oro zecchino molte parti decorative dell’apparato architettonico interno che venne ulteriormente ampliato.

Il restauro attuale (2019), intervenuto a seguito del suddetto sisma, ha consentito di riportare alla luce gli originali colori settecenteschi (in piccola parte originali, in gran parte rifatti dello stesso pigmento) e di completare (ancora non del tutto) le dorature rimaste incompiute negli anni ‘80 per mancanza di fondi.

Dall’esame e dai “saggi” effettuati in varie porzioni murarie eseguite principalmente con bisturi, è stato possibile risalire ai vari strati di colore che nei secoli si sono avvicendati all’interno della basilica biancavillese. Per gli interventi più recenti è stato di aiuto anche una buona documentazione fotografica storica.




I lavori hanno anche reso possibile anche alcune piccole scoperte:

  • La pietra lavica con le modanature in gesso delle basi delle colonne settecentesche (in questo caso lesene), della controfacciata (interna), che è stata lasciata “a vista”.

  • Una data (1691) incisa su pezzo di marmo di Carrara, incastonato sulla pavimentazione novecentesca attuale; ritrovato sotto la pavimentazione, probabilmente trattasi di parte dell’antico pavimento sottostante o di materiale di risulta incastonato come “riempimento”.

  • Un’altra data (1958?) realizzata con piccoli cocci di tegola frantumata ed incastonati su malta cementizia (a formare la data) al centro dell’abside esterno alla Basilica, (visibile da via Castriota). Molto probabilmente indica la data dell’intonaco esterno messo a protezione dell’abside stesso.

Possiamo affermare, pertanto, che la Basilica che viene restituita e riconsegnata è in grandissima parte quella che vollero e videro i decoratori, le maestranze e le persone del settecento, che con il gusto dell’epoca seppero consegnare ai posteri un monumento degno di ammirazione e bellezza che gode oggi dei titoli più belli che la cristianità cattolica possa dare ad alcuni dei suoi edifici: Basilica Pontificia, Collegiata Insigne e Santuario Mariano diocesano.

Note storiche  

La Basilica di Biancavilla, com’è noto, è il maggior monumento della cittadina etnea. In essa è racchiusa la più antica storia spirituale e civile della comunità.

Iniziata ai primi del cinquecento, cioè negli anni a seguire lo stanziamento della colonia greco-albanese nel territorio, viene gradualmente ampliata, fino a raggiungere il suo assetto attuale, con le tre navate e le sette arcate, intorno alla prima metà del 1700. Risalgono alla fine del secolo XIX gli interventi sul prospetto dell’architetto milanese Carlo Sada che, agli elementi strutturali e decorativi settecenteschi di pietra lavica, come portali e finestre, affianca con una certa “modernità” forme classiche e neobarocche, rendendolo un edificio eclettico tra i più imponenti e garbati della Sicilia cristiana.

L’interno, molto ampio e luminoso, di impianto basilicale, a croce latina, si rifà alle basiliche romane, sebbene plasticamente decorata e rifinita con gusto barocco siciliano, con forme e caratteristiche proprie rispetto a quello romano o nordico.







LA MESSA DELLA MADONNA DELL’ELEMOSINA IN PIAZZA ROMA

Stamattina la decisione del Prevosto su proposta dell’Associazione Mariana d’intesa con gli Amministratori Comunali.

Un fuori programma nelle feste patronali già annunciate.

In considerazione della situazione logistica attuale, che vede chiusa per inagibilità la Basilica Santuario, stamane il Prevosto don Pino Salerno su impulso del Direttivo dell’Associazione “Maria SS. dell’Elemosina” ha deliberato di celebrare in piazza Roma la Messa del 4 ottobre sera, per consentire la partecipazione dei tanti fedeli che tradizionalmente prendono parte alla festa patronale della Vergine.
D’accordo con le Autorità Comunali, se le condizioni atmosferiche lo consentiranno, la Celebrazione Eucaristica di venerdì 4 ottobre alle 19, presieduta dal Prevosto, anziché nella piccola chiesa del Rosario, si svolgerà sul palco allestito in piazza Roma.

Durante la Messa il Sindaco della città accenderà la lampada votiva che da secoli arde davanti all’immagine della venerata Madre di Dio, alimentata dall’olio di produzione locale.
Per la Celebrazione in piazza l’Amministrazione garantirà il servizio di amplificazione e alcune centinaia di sedie, soprattutto per i più anziani.


Seguirà la processione dell’amata Icona. Vari momenti di preghiera sono previsti lungo il percorso che per il secondo anno consecutivo interesserà la zona del Convento francescano e di piazza Sgriccio.
Dopo il passaggio da piazza Collegiata e piazza Roma, accompagnato dalle meditazioni del neo-diacono Alessandro Scaccianoce e dal sacerdote Ambrogio Monforte, con i canti dell’Associazione giovanile “D.B. friends”, una prima tappa sarà fatta dinanzi il Palazzo Comunale, dove ancora il Sindaco farà il suo omaggio floreale.

Raggiunto il Convento “San Francesco”, sarà la locale famiglia religiosa a offrire la sua preghiera con le parole del “Poverello d’Assisi”. La processione proseguirà quindi per via Innessa. Davanti la chiesa di Sant’Antonio saranno i giovani e i piccoli dell’Oratorio “Don Pino Puglisi” a proferire canti e preghiere. In piazza Annunziata un breve momento di preghiera per i giovani. Tradizionale l’appuntamento in piazza Cavour con il saluto alla Tuttasanta Madre di Dio delle Comunità Neocatecumenali.


Conclusione della processione sul sagrato della Basilica.
Durante il corteo sarà l’Associazione “Maria SS. dell’Elemosina” a guidare la preghiera e i canti accompagnati dall’Associazione musicale “A. Toscanini” di Biancavilla.

Dopo la benedizione finale sul Sagrato, l’Icona sarà sganciata dal fercolo maggiore per essere devotamente ricondotta all’interno della chiesa del Rosario, da dove veglia sulla città di Biancavilla sin dall’ottobre dello scorso anno quando, a causa del sisma, la Basilica Santuario è stata chiusa al culto.


La processione sarà segnata anche dai fuochi d’artificio in piazza Roma, in piazza Sgriccio e alla conclusione davanti la Basilica.

L’amore alla Madonna dell’Elemosina costituisce da sempre l’identità comunitaria Biancavillese

L’indirizzo di saluto del prevosto Pino Salerno all’arcivescovo Salvatore Gristina all’inizio del Pontificale della Madonna dell’Elemosina.

Eccellenza Rev.ma,
augurarle solo il benvenuto è troppo poco. In fondo questa è la sua casa, questa è la sua gente cioè quella porzione di popolo di Dio che le è stato affidato. Allora potremmo dirle: benvenuto a casa Padre-Vescovo perché questa famiglia cittadina con gioia ha saputo attendere questo momento così carico di emozioni e di speranze.

La gioia che la Sua persona arreca a tutta la Comunità suscita quelle sane emozioni che accarezzano la nostra anima, toccano il cuore, formulano pensieri di gratitudine per un evento così forte ed importante allo stesso tempo. La speranza sarà facilmente invocata e custodita nei nostri cuori. La sua vicinanza, scaturita dalle sue parole e dalla sua attenzione, rivolte verso questo popolo santo di Dio sono per noi tutti dono e grazia. Ci piace, in fondo, questa idea di Padre nella fede che con autorevolezza visita una porzione della sua famiglia col desiderio santo e generoso di riconfermarci tutti nella fede. Mentre ringraziamo il Signore per la Sua paterna presenza sentiamo fortemente il bisogno della Sua vicinanza sempre dimostrata per i disagi che lungo l’arco dell’anno sociale e pastorale stiamo vivendo.

Il 6 ottobre 2018 ci ha segnato particolarmente.
Quel terremoto che non solo ha colpito la nostra zona (Biancavilla, Adrano, S. Maria di Licodia e Ragalna) ha continuato poi il 26 Dicembre a colpire altre comunità delle zone etnee ed acesi. La comunità diocesana e civile è stata profondamente provata. Il ricordo di quei due momenti e di tante altre scosse susseguitosi dopo ( se ne riporteranno centinaia) hanno scosso i nostri cuori rivelandoci la nostra fragilità e nello stesso tempo facendoci maturare l’urgenza della “necessità ”e di ciò che è necessario oggi.

Una sola è la nostra certezza: l’Amore di Gesù nostro Signore che non passa mai.

Abbiamo bisogno di Dio, abbiamo bisogno di ritornare sui nostri passi e rimetterci con gioia nella grande esperienza del cammino della conversione.
Tuttavia, lo smarrimento di fronte alla nostra piccolezza, non ha potuto e non può offuscarela speranza e l’impegno per l’edificazione del regno di Dio diventandone il fermento. Abbiamo sperimentato quotidianamente il bisogno di una comunità in cui ci sia l’attenzione a tutti, soprattutto dei più fragili e bisognosi.

Più volte, in questi mesi, guardando le crepe dei nostri edifici, sentendo i disagi dei nostri bambini e giovani che hanno vissuto un anno scolastico difficile e problematico, facendo l’esperienza del disagio di vivere il servizio liturgico e la stessa pastorale in spazi ridotti e non adeguati al numero dei fedeli, ho accostato una spontanea similitudine: “oltre le crepe delle mura materiali sono da ricucire le tante crepe presenti nei nostri cuori. Crepe e fratture nei nostri sistemi sociali. Crepe, fratture e divisioni che sfigurano l’unità del volto umano della nostra società. Assistiamo sempre più all’insorgere di una cultura disumana che certamente attenta alla dignità della persona e ne sfigura l’immagine di Dio impressa in essa”.

La ricostruzione e il restauro certamente non riguardano solo le mura materiali ma bensì i nostri cuori. È più facile rifare le mura e saturare le crepe che rifare e ricucire i cuori dell’uomo d’oggi. Solo in Dio e con Lui possiamo attuare il processo del riscatto dalla cultura dello scarto alla cultura della misericordia.

Se il Signore non costruisce la casa, invano si affaticano i costruttori…” (salmo 127).

Eccellenza con Lei stasera riscopriamo la bellezza dell’essere Chiesa, ci stringiamo ancora una volta, con Lei, attorno alla Madre con rinnovata fiducia nella misericordia di Dio e nella sua protezione.
A caratterizzare le celebrazione della novena e dell’odierna solennità quest’anno è il ricordo dei 40 anni trascorsi dalla reincoronazione dell’Icona della Madonna dell’Elemosina che ebbe luogo nella grande piazza Roma il 26 Agosto 1979.
Il prevosto Calaciura dopo il furto sacrilego del 17-18 Febbraio 1978si impegnò a ridare alla madonna la riza d’argento e le sue corone. Tutto il popolo di Biancavilla e tanti fratelli e sorelle emigrati all’estero contribuirono con donazioni generose.
La Madonna riebbe la sua Riza e corone nell’arco di un anno, grazie alla Fede forte del popolo biancavillese.

Fu l’allora Arcivescovo di Catania Mons. Domenico Picchinenna, a porre sul capo della Madonna e del Bambino le nuove corone. La Casula che vostra Eccellenza indossa stasera per la celebrazione eucaristica è la stessa che fu indossata da Mons. Picchinenna.

Mentre celebriamo questo 40° che ricorda il furto sacrilego per la mano iniqua  dell’uomo, un’altra prova si aggiunge, stavolta causata dalla natura ribelle: quei 4 secondi di tremore tellurico con magnitudo 4,8 del 6 ottobre 2018 hanno scritto nuove pagine della nostra storia locale. Siamo stati privati del Massimo Tempio della nostra città. Una prova che ha trovato risposta non nel pessimismo e disperazione ma in tutti i valori morali e spirituali di cui il nostro popolo si è nutrito lungo i secoli sin dal momento della sua fondazione.

Il culto, lo zelo e l’amore alla Madonna dell’Elemosina costituiscono da sempre la nostra identità comunitaria, la nostra solidarietà e la nostra fratellanza.

Come quarant’anni fa , il popolo biancavillese esprime la fede. In tutti noi essa rimane salda e ci stringiamo ancora una volta alla nostra Madre celeste, con una rinnovata fiducia nella misericordia di Dio, nella sua protezione, che da secoli preserva questa terra da calamità e distruzioni.

Con grande atteggiamento di Fede e Speranza confidiamo nella Provvidenza del Padre e siamo consapevoli che ancora la Madonna dell’Elemosina ci darà tanti segni di consolazione affinché la nostra amata e bella Basilica Collegiata Santuario possa quanto prima nuovamente officiare in sé il culto divino e i misteri della nostra salvezza.
Con Maria camminiamo in Cristo per fare l’esperienza di una Chiesa fondata sulla certezza incrollabile dell’amore di Dio di cui ciascuno di noi costituisce una pietra insostituibile.

Grazie Padre Vescovo per essere qui stasera con noi e spezzare per noi la Verità della Parola di Dio e della Presenza viva di Gesù Eucaristia.
Lo Spirito Santo, possa sempre assisterla nel Suo Ministero Episcopale e per mezzo di Lei irradiare su tutti noi l’abbondanza dei doni celesti.

Così sia.

 

Biancavilla 25 agosto 2019

 

Prev. Agrippino Salerno

SABATO 1 GIUGNO: UNA NOTTE PER IL SANTUARIO DI BIANCAVILLA

Sabato 1 giugno S. Messa nel cortile della scuola di via Pistoia e Pellegrinaggio fino al sagrato della Basilica Santuario.

Adorazione eucaristica presso la chiesa del Purgatorio.

Parteciperanno l’Associazione “SME”, i ragazzi dell’Oratorio e i piccoli del Catechismo con le loro famiglie.

Anche la Basilica Santuario di Biancavilla con l’Associazione “Maria SS. dell’Elemosina” aderisce all’iniziativa “La Notte dei Santuari”, che si svolgerà in tutti i principali Santuari italiani sabato 1 giugno, per iniziativa del Collegamento Nazionale dei Santuari Italiani con l’Ufficio per la Pastorale del tempo libero della CEI.

L’evento, avviene proprio nel 60° anniversario dell’elevazione a Santuario Mariano Diocesano della Chiesa Madre di Biancavilla (1959-2019) e si articolerà in due momenti: la comunità si ritroverà presso il cortile della scuola materna di via Pistoia per il Rosario e la Celebrazione Eucaristica, a partire dalle 18.30. Al termine, si snoderà un vero e proprio pellegrinaggio fino al sagrato della Basilica Santuario biancavillese con l’Icona della Madonna dell’Elemosina, passando da via Centamore, via Trapani, via Albania e via Castriota. Sul sagrato si svolgerà un momento di preghiera, secondo uno schema condiviso da tutte le realtà che aderiscono all’iniziativa. In modo particolare si pregherà per i Cristiani perseguitati e trucidati in tutto il mondo, specie in medio-oriente. Dopo la benedizione, l’Icona della Vergine della Misericordia verrà privatamente riposta all’interno della Basilica, mentre la preghiera proseguirà nella chiesa del Purgatorio con l’adorazione eucaristica silenziosa fino a mezzanotte.

“Da otto mesi il nostro Santuario è chiuso, per i danni subiti dal terremoto delll’ottobre 2018”, spiega il prevosto don Agrippino Salerno. Tuttavia, con l’associazione mariana, abbiamo scelto di aderire a questo momento di preghiera, in comunione con altri Santuari italiani, per tenere vivo in noi il desiderio di ritrovarci presto nella nostra amata casa comune, un luogo di spiritualità e di intimità col Signore, ma anche luogo di identità e di appartenenza. In questa occasione cercheremo di ricordare che il Santuario è fatto innanzitutto dalla fede e dalla preghiera della Comunità che in esso si raduna. Da questo vogliamo ripartire per ricucire le crepe della nostra amata Basilica, tenendo vivo il desiderio di poterla presto riabitare”.

Papa Francesco nella lettera “Sanctuarium in Ecclesia” spiega che “i Santuari permangono fino ai nostri giorni in ogni parte del mondo come segno peculiare della fede semplice e umile dei credenti, che trovano in questi luoghi sacri la dimensione basilare della loro esistenza credente. Qui sperimentano in modo profondo la vicinanza di Dio, la tenerezza della Vergine Maria e la compagnia dei Santi: un’esperienza di vera spiritualità. (…) questi luoghi, nonostante la crisi di fede che investe il mondo contemporaneo, vengono ancora percepiti come spazi sacri verso cui andare pellegrini per trovare un momento di sosta, di silenzio e di contemplazione nella vita spesso frenetica dei nostri giorni. Un desiderio nascosto fa sorgere in molti la nostalgia di Dio”.

La Notte dei Santuari a Biancavilla coinvolgerà anche i ragazzi dell’Oratorio “Don Pino Puglisi” e i fanciulli del Catechismo con i loro genitori, per essere una vera ‘festa della fede’ di tutta la famiglia cristiana.