In cammino… verso la Pasqua del Signore

Due giorni di spiritualità in preparazione alla Pasqua del Signore. Sabato scorso la Via Matris, Domenica il ritiro dell’Associazione.

Redazione SME

imagesHD6U3SW5Fine settimana di intensa spiritualità vissuto dall’Associazione “Maria SS. dell’Elemosina” il 7 e l’8 marzo scorsi. La “due giorni di preghiera” in preparazione alla Pasqua di Resurrezione del Signore Gesù, è stata aperta con la S. Messa del Icona%20dello%20Sposoprimo sabato di mese, celebrata in Basilica presso l’altare della Madonna dell’Elemosina nella quale sono stati ricordati due Sodàli recentemente scomparsi: Maria Elemosina Currò e Andrea Laudani. A seguire, è stata pregata la pratica devozionale della “Via Matris”, il “Cammino di prova” di Maria nel suo pellegrinaggio di fede, lungo l’arco della vita del suo Figlio e sigillato in sette stazioni: la rivelazione di Simeone (Lc 2,34-35); la fuga in Egitto (Mt 2,13-14); lo smarrimento di Gesù (Lc 2,43-45); l’incontro con Gesù sulla via del Calvario; la presenza sotto la croce del Figlio (Gv 19,25-27); l’accoglienza di Gesù deposto dalla croce (Mt 27,57-61); la sepoltura di Cristo (Gv 19,40-42). I testi, sono stati elaborati dall’Associazione mariana e modellati su quelli recitati in Vaticano, in occasione della Giornata Mariana Mondiale con papa Francesco nell’Ottobre 2013. Nutrita e devota la partecipazione dei fedeli raccolti ancora una volta ai piedi dell’Icona benedetta della Vergine SS. dell’Elemosina.

11039985_10205018606016896_2071444473_nDomenica 8, terza di Quaresima, è stato vissuto un intenso  ritiro spirituale. Dalle ore 15,30, presso la locale casa delle Figlie di S. Angela Merici (Orsoline), i membri dell’Aggregazione Mariana si sono radunati per l’ascolto della Parola di Dio, l’adorazione eucaristica e il Sacramento della riconciliazione. Dopo aver invocato lo Spirito Santo, a tenere la Lectio Divina sul Vangelo del giorno (Gv 2,13-25)  è stata Suor Maria Grazia Tripi F.M.A.,responsabile del Servizio Comunicazioni dell’Ispettoria Sicula “M. Morano” delle giordano-gesu-scaccia-i-mercanti-dal-tempioSalesiane di Don Bosco. La religiosa, invitata proprio per valorizzare l’anno della Vita Consacrata, nel giorno tradizionalmente dedicato alla festa della donna, ha messo in luce come tutte le celebrazioni della Quaresima tendano alla rievocazione del mistero pasquale. “Dio – ha detto Suor Maria Grazia – ha mandato suo Figlio perché il mondo fosse riconciliato con lui, per farci rinascere ad una nuova vita in lui. Eppure, a volte, l’uomo accoglie tutto ciò con eccessiva disinvoltura. Proprio come per i mercanti del tempio, la religione sembra avere poco a che vedere con la gloria di Dio o la santità alla quale il cristiano è chiamato”. Al termine della Lectio, una breve pausa con the e biscotti ha chiuso la prima parte del ritiro, ripresa alle ore 17,00 con l’Adorazione eucaristica vissuta in silenzio sublime; nel frattempo è stato possibile  accostarsi al Sacramento della Penitenza grazie alla disponibilità del confessore, P. Umberto Napoli O.F.M. Alle ore 18,00 la preghiera comunitaria è ripresa con la celebrazione in canto dei Vespri della Domenica, presieduti dal Prev. Don Pino Salerno, Assistente spirituale dell’Associazione. Dopo la benedizione 11056800_951864934825944_1737342511_neucaristica, il gruppo di fedeli associati si è spostato in Basilica Santuario in forma di processione penitenziale (con antifone e canti), per prendere parte   alla Celebrazione eucaristica vespertina che ha segnato la fine della giornata di incontro spirituale. 

A  Suor Maria Grazia e stata donata una riproduzione dell’Icona della Madonna dell’Elemosina e un bouquet di mimose. All’incontro è stata presente Suor Angela Galizia F.M.A., biancavillese e membro dell’associazione mariana sin dalla sua fondazione. Un  bouquet di mimose è stato offerto anche a tutte le “Donne SME” intervenute alla serata, che certamente ha arricchito interiormente e spiritualmente il cuore di ogni partecipante.

Papa Francesco ai mafiosi: “Piangete e cambiate vita!”

Pubblichiamo l’intervento di papa Francesco in occasione della “Giornata della memoria e dell’impegno” in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.  Parole di conforto per i familiari delle vittime e un duro appello alla conversione per i responsabili.

Cari fratelli e sorelle,

(…)

il desiderio che sento è di condividere con voi una speranza, ed è questa: che il senso di responsabilità piano piano vinca sulla corruzione, in ogni parte del mondo… E questo deve partire da dentro, dalle coscienze, e da lì risanare, risanare i comportamenti, le relazioni, le scelte, il tessuto sociale, così che la giustizia guadagni spazio, si allarghi, si radichi, e prenda il posto dell’inequità.

(…)

In particolare, voglio esprimere la mia solidarietà a quanti tra voi hanno perso una persona cara, vittima della violenza mafiosa. Grazie per la vostra testimonianza, perché non vi siete chiusi, ma vi siete aperti, siete usciti, per raccontare la vostra storia di dolore e di speranza. Questo è tanto importante, specialmente per i giovani!

Vorrei pregare con voi – e lo faccio di cuore – per tutte le vittime delle mafie. Anche pochi giorni fa, vicino a Taranto, c’è stato un delitto che non ha avuto pietà nemmeno di un bambino. Ma nello stesso tempo preghiamo insieme, tutti quanti, per chiedere la forza di andare avanti, di non scoraggiarci, ma di continuare a lottare contro la corruzione.

E sento che non posso finire senza dire una parola ai grandi assenti, oggi, ai protagonisti assenti: agli uomini e alle donne mafiosi. Per favore, cambiate vita, convertitevi, fermatevi, smettete di fare il male! E noi preghiamo per voi. Convertitevi, lo chiedo in ginocchio; è per il vostro bene. Questa vita che vivete adesso, non vi darà piacere, non vi darà gioia, non vi darà felicità. Il potere, il denaro che voi avete adesso da tanti affari sporchi, da tanti crimini mafiosi, è denaro insanguinato, è potere insanguinato, e non potrete portarlo nell’altra vita. Convertitevi, ancora c’è tempo, per non finire all’inferno. E’ quello che vi aspetta se continuate su questa strada. Voi avete avuto un papà e una mamma: pensate a loro. PIANGETE UN PO’ E CONVERTITEVI!

Preghiamo insieme la nostra Madre Maria che ci aiuti: Ave Maria…

Cammino di Quaresima – Pillole di Vangelo

Pubblichiamo una meditazione di Sant’Agostino a commento del Vangelo del giorno che ci propone la parabola del povero Lazzaro e del ricco epulone: “Il Signore guarda il cuore”.

Forse il povero Larrazo venne preso dagli angeli a causa della sua miseria, e quel ricco Epulone gettato ai supplizi per colpa delle sue ricchezze? Dobbiamo comprendere che in quel povero venne premiata l’umiltà, come in quel ricco venne condannata la superbia.

Di quel povero si dice che fu sollevato nel seno di Abramo; ma Abramo, secondo la Scrittura, possedeva lui stesso grande quantità d’oro e d’argento ed era stato ricco in terra (Gen 13,2). Se chi è ricco viene gettato fra i tormenti, in qual modo Abramo poté precedere il povero, tanto da accoglierlo nel suo seno? Ma Abramo, pur in mezzo alle ricchezze, era povero, umile, ossequiente a ogni comandamento [divino] e obbediente. A tal segno disprezzava le ricchezze, da immolare, per ordine del Signore, anche il suo figlio, per il quale teneva in serbo le ricchezze (Gen 22,4).

Imparate dunque ad essere poveri ed indigenti: sia che possediate qualcosa in questo mondo sia che non ne possediate. Puoi trovare, infatti, anche dei mendicanti superbi, come puoi trovare umile un uomo pieno di ricchezze. “Dio resiste ai superbi”, tanto se vestiti di seta quanto se coperti di stracci; “agli umili invece dà la sua grazia” (Gc 4,6), sia che posseggano ricchezze in questo secolo sia che non ne posseggano. Dio guarda nell’intimo; ivi pesa, ivi scruta.

San Giuseppe ci insegna a fidarci di Dio, oltre i nostri progetti

Oggi celebriamo con la Chiesa universale il Santo Patriarca Giuseppe. Formuliamo i più cari auguri a tutti i papà e a quanti portano il nome del Santo Sposo della Vergine Maria. Il suo esempio  e la sua intercessione ci ottengano la fiducia costante in Dio, che sempre è Padre amoroso e premuroso. 

Redazione SME

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“Il nostro modello è san Giuseppe: non temiamo di perdere ciò che amiamo”. Così Papa Francesco commentava la figura del padre putativo di Gesù in uno dei suoi Angelus.

“Egli stava seguendo un buon progetto di vita, ma Dio riservava per lui un altro disegno, una missione più grande”. Alla notizia di Maria che aspetta un bambino, Giuseppe decide, sicuramente con gran dolore, di “congedarla in segreto”. Il Papa esorta a meditare su queste parole, per capire quale sia stata la prova che Giuseppe ha dovuto sostenere nei giorni che hanno preceduto la nascita di Gesù. Una prova simile, per intensità, al sacrificio di Abramo, quando Dio gli chiese di rinunciare al figlio Isacco. E cioè “rinunciare alla cosa più preziosa, alla persona più amata. Giuseppe era un uomo che dava sempre ascolto alla voce di Dio, profondamente sensibile al suo segreto volere, un uomo attento ai messaggi che gli giungevano dal profondo del cuore e dall’alto. Non si è ostinato a perseguire quel suo progetto di vita, non ha permesso che il rancore gli avvelenasse l’animo, ma è stato pronto a mettersi a disposizione della novità che, in modo sconcertante, gli veniva presentata. E così è diventato ancora più libero e grande. Infatti, accettandosi secondo il disegno del Signore, Giuseppe trova pienamente se stesso, al di là di sé“. La sua apertura si rivela ancora di più nell’accettazione del messaggio angelico “Non temere di prendere Maria”. Afferma Papa Francesco: “Questa sua libertà di rinunciare a ciò che è suo, al possesso sulla propria esistenza, e questa sua piena disponibilità interiore alla volontà di Dio, ci interpellano e ci mostrano la via”.

Si dice che l’immagine che i bambini si fanno di Dio sia segnata da quella che hanno del loro padre.

Si dice che sia difficile trasmettere e proclamare che Dio è un buon padre se l’esperienza personale del padre ha lasciato segni negativi. Che uomo doveva essere Giuseppe, come ha gestito il suo ruolo di padre, quando si pensa al modo in cui il figlio che ha allevato parla del Padre dei cieli!

Certamente, nelle tante immagini utilizzate da Gesù per descrivere il Padre suo celeste ha fatto riferimento agli esempi concreti di vita quotidiana sperimentiati a Nazaret al fianco del giusto Giuseppe.

Cammino di Quaresima – pillole di Vangelo

In questo tempo di Quaresima, proponiamo alcune brevi riflessioni, a partire dal brano evengelico che la Liturgia ci propone ogni giorno.

Ogni giorno facciamo esperienza del fatto che il peccato non abbandona l’uomo. Nella Bibbia notiamo che il popolo d’Israele ha ben presente il sentimento della propria vergogna. Tuttavia, accanto alla vergogna del proprio peccato il popolo eletto ha la certezza profonda che la misericordia di Dio è più grande di ogni errore, di ogni
peccato. Questa misericordia fa rinascere continuamente il popolo, e ognuno di noi.

Questa misericordia, che ci precede e ci abbraccia, fa rinascere continuamente la Chiesa dentro il cuore dell’uomo e dentro la storia. Questa misericordia di Dio che è la grande permanenza di Dio nella vita del suo popolo diviene paradossalmente, ma realmente, la legge profonda della vita del cristiano.

Non siamo chiamati solo a sperimentare la misericordia di Dio ma a vivere questa stessa misericordia, in maniera iniziale, parziale, pur segnata da tante contraddizioni, ma comunque a vivere nella nostra vita la stessa misericordia di Dio. Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso».

E’ questo l’elemento dinamico propulsivo della vita cristiana.

Preghiera

Le tue parole, Signore, si ricapitolano in Amore e misericordia. Amore come dono gratuito e Misericordia come azione e dimostrazione concreta del tuo Amore. Fa’, o Signore, che tutto il nostro essere sia dono d’amore e di misericordia verso i nostri fratelli. Amen.

La Santità è una “vita bella”…!

Chi sono i Santi? Che cos’è la Santità? Perchè i cristiani ne parlano tanto? A queste domande cerchiamo di rispondere mentre con la Chiesa universale festeggiamo una moltitudine immensa di uomini e donne che solo Dio conosce. Eppure, a pensarci bene, anche noi abbiamo avuto a che fare con la santità vissuta…

Redazione SME

Nel giorno in cui gli antichi popoli Celti celebravano riti magici per ingraziarsi il popolo delle tenebre, noi cristiani abbiamo la gioia di festeggiare il destino luminoso di tanti fratelli e sorelle, e propriamente di quelli sconosciuti agli altri giorni di calendario, ma di cui ciascuno conserva nel cuore il ricordo perché hanno lasciato un solco nella nostra vita. Un parente, un amico, una catechista, un’insegnante, un sacerdote, una suora, un vicino di casa… Persone che non sono più fisicamente presenti, ma che hanno segnato la nostra vita, e soprattutto la nostra fede, mostrandoci la bellezza di una vita vissuta nell’amicizia col Signore. Uomini e donne che nell’ordinarietà della loro vita hanno riflettuto la luce, ci hanno fatto vedere com’è possibile stare al mondo, dare significato alla vita.

Sono questi i Santi che celebriamo in questi giorni: la santità sconosciuta ai molti, nota ai pochi!

Ognuno di noi – a pensarci bene – può dire di aver conosciuto un “Santo” o una “Santa”. Il ricordo di queste persone, comunisime, ci scalda il cuore, ci riempie di tenerezza e di gioia, mentre con gratitudine pensiamo alla loro vita, al loro passaggio nella nostra vita, che ha acceso in noi una fiammella che, con varie fatiche, cerchiamo di tenere accesa.

Questo l’invito che rivolgiamo a tutti i nostri lettori in questi giorni di festa: ripensiamo a quelle persone il cui ricordo vive nel nostro cuore, che hanno segnato in bene la nostra esistenza, che ci hanno dimostrato che seguire Gesù è bello, desiderabile e gratificante.

E teniamo viva la loro eredità.

Che cos’è, in fondo, questa santità di cui tanto parlano i cristiani? E’ una “vita riuscita”, una “vita bella”, vissuta in pienezza di significato, gustata e assaporata fino in fondo. I santi non sono “extraterrestri”, persone dotate di “superpoteri”, come vorrebbe farci credere un certo immaginario, sono uomini e donne come noi. I Santi sono uomini felici, sono uomini che hanno trovato il loro vero centro, per questo sono stati e sono felici.
“La prima qualità che si segnala nella vita dei santi è una forma di grande e ilare felicità, di sereno e totale abbandono, di serena e totale fiducia nel disegno che la vita, scendendo dalle mani di Dio, compone sui sentieri e sulle strade dell’uomo” (C. M. Martini).
Ai “santi” non  sono state risparmiate fatiche e difficoltà, essi hanno semplicemente avuto la chiave giusta per comprenderle, affrontarle e superarle. La santità, pertanto, è l’unica forma possibile al mondo di vincere la tristezza. Non è forse questo ciò che desidera ogni uomo? Il concetto si esprime perfettamente con un’equivalenza: santità = gioia di vivere.

A questo punto ci chiediamo: di chi è il merito della santità?  Due sono gli ingredienti che vanno mescolati bene, nelle giuste dosi e proporzioni: la grazia (l’aiuto dall’alto), che sempre ci precede, unita ad una scelta consapevole e volontaria (la libertà) di seguire fino in fondo, anche quando i “conti non tornano”, con la fiducia di un bambino. Cito a tal proposito una riflessione di Don Julian Carron: Il bambino sa di non sapere tante cose, ma una cosa la sa: che ci sono il papà e la mamma che le sanno, allora che problema c’è? Se io sono certo di questa Presenza (del Signore, ndr) che invade la vita, posso affrontare qualsiasi circostanza, qualsiasi ferita, qualsiasi obiezione, qualsiasi contraccolpo, qualsiasi attacco, perché tutto questo mi spalanca ad aspettare la modalità con cui il Mistero si farà vivo per suggerirmi la risposta – per accompagnarmi a entrare perfino nel buio -, che avverrà secondo un disegno che non è il mio”.

santi2012-600x250Cosa c’è di più bello che vivere nella fiducia di un bambino? Si tratta, per tornare all’immagine precedente, di custodire e alimentare quella fiammella accesa nella nostra vita da una Santità che ci ha contagiato, anche solo di striscio.  

(a.s.)

 

…ci sembra molto interessante proporre un breve passaggio delle riflessioni di Mons. Massimo Camisasca, Vescovo di Reggio Emilia-Guastalla,  circa l’atteggiamento con cui possiamo adeguatamente disporci a vivere i prossimi appuntamenti. 

“Ci avviciniamo a due giorni importanti per i cristiani, ma più in generale per tutto il nostro popolo: la festa di Tutti i Santi e la Commemorazione dei Defunti, 1 e 2 novembre. Sono due giorni a cui la nostra gente guarda da tutto l’anno. Nei santi, sia quelli che vivono in cielo, sia quelli che vivono sulla terra, vediamo persone vere, realizzate, perché interamente dedicate a Dio e al bene dei loro fratelli. Nei nostri defunti, per cui preghiamo e a cui ci lega una profondo vincolo di gratitudine e di affetto, riconosciamo coloro che ci hanno preceduto e che ci attendono.

La Festa dei Santi è una festa di gioia e di luce. Quella dei morti è una giornata di mestizia serena, consapevole che non tutto finisce, ma che c’è una vita oltre la vita. Le nostre comunità sono chiamate a celebrare questi giorni con particolare attenzione e profondità. In modo speciale la Festa dei Santi non può essere in nessun modo sostituita da Halloween. in quelle celebrazioni pagane si festeggiano “una zucca vuota illuminata al suo interno, fantasiosi fantasmi e folletti, immaginari mostri, streghe e vampiri”. Il diffondersi di Halloween mostra che le nostre comunità hanno spesso perduto il senso della festa e anche l’occasione di far festa intorno agli eventi della vita di Gesù e dei santi. Occorre riscoprire la gioia della fede! Perché questo possa accadere è necessario che la fede torni ad essere un’esperienza viva, consapevole, capace di dare forma alla vita”.