Il male nella Chiesa si combatte con la santità

Riportiamo di seguito una lucida analisi circa le ultime inchieste giornalistiche che hanno evidenziato alcuni intrighi in Vaticano. Non vacilla la fede dei credenti, ma una riflessione sul male che attanaglia anche la Chiesa va fatta.

di Riccardo Cascioli

 In questi giorni in molti avranno provato sconcerto nel leggere documenti che parlano di furti e corruzione in Vaticano sullo sfondo di una battaglia tra vescovi per controllare posizioni di potere. Parliamo soprattutto di due lettere inviate nei primi mesi del 2011 al segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, da monsignor Carlo Maria Viganò, allora segretario del Governatorato della Città del Vaticano, in cui vengono forniti dati e nomi di personaggi vaticani responsabili di un malaffare che ha provocato alle finanze vaticane ammanchi per decine e decine di milioni di euro. Monsignor Viganò è stato poi “promosso” a nunzio apostolico a Washington. Il quadro che emerge – tra furti, tendenze sessuali varie e losche trame – è senza dubbio desolante: se si considera che in meno di un anno – dal 2009 al 2010 – monsignor Viganò ha portato le finanze del Governatorato da un passivo di 9 milioni di euro a un attivo di circa 30 milioni, si può avere l’idea di quanto denaro è finito in precedenza nelle tasche di personaggi che certamente non avevano a cuore la missione universale della Chiesa. Eppure, per quanto sia dolorosa, questa situazione non deve scandalizzare: il limite, la miseria umana, il peccato sono esperienza condivisa di tutti gli uomini, anche se occupano importanti posizioni nella Chiesa. Non solo, sappiamo che è attraverso la nostra debolezza che si manifesta la potenza di Cristo, come avverte San Paolo (2 Cor 12, 7-10). Il nostro limite, dunque, non è un ostacolo ma lo strumento necessario perché risalti la potenza di Dio. Questo non deve essere in alcun modo inteso come un tentativo di giustificare il furto e l’avidità di potere, ma è uno sguardo realistico sulla realtà della Chiesa. Giustamente tempo fa, a un giornalista che gli chiedeva di queste cose, il cardinale Attilio Nicora ricordava che addirittura il primo “economo” della Chiesa, era un ladro, come dice l’evangelista Giovanni a proposito di Giuda Iscariota: «”Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?”. Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro» (Gv 12, 5-6). Questo peraltro dovrebbe mettere in guardia da tanti moralizzatori che parlano in nome dei poveri. Detto questo, però, è chiaro che non si può restare indifferenti e tirare avanti come se niente fosse o, peggio, con una sorta di fatalismo. Ha certo ragione il portavoce vaticano padre Federico Lombardi quando dice che il programma tv che si è occupato della vicenda ha messo in rilievo soltanto la parte negativa dell’amministrazione vaticana, dandone così un’immagine fuorviante; ma allo stesso tempo non si può sminuire la gravità di quanto accaduto. E bisogna porvi rimedio, perché i milioni di euro “spariti” sono tutte risorse tolte alla missione evangelizzatrice della Chiesa e non è tollerabile che questo andazzo continui come se niente fosse. Padre Lombardi ha affermato che la “promozione” di monsignor Viganò – le cui lettere hanno provocato immediatamente una inchiesta interna, già conclusa – non ha fermato l’opera di risanamento del Governatorato e questo è certamente un dato positivo. Ma il problema non è soltanto economico: è evidente che sono sempre attuali le tensioni profonde tra diverse “cordate” in Vaticano, di cui anche l’episodio della pubblicazione delle lettere di monsignor Viganò è un esempio. E sono un ostacolo oggettivo per il Papa, anche lui vittima in questi anni di incidenti causati dal protagonismo di alcuni collaboratori, più attenti alle loro carriere che non alla missione della Chiesa. Qual è la strada per uscire da questa situazione? Difficile dirlo, e non tocca a noi, ma un brano letto in questi giorni offre uno spunto. E’ tratto dal libro di Jan Dobraczynski, L’invincibile armata, ambientato alla fine del 1500 quando il re di Spagna Filippo II si appresta a lanciare l’attacco contro l’Inghilterra. Un giovane gesuita, incaricato di una missione difficile che lo angustia, a un certo punto ricorda ciò che il suo venerando insegnante aveva detto una volta e che gli era rimasto particolarmente impresso: “Il cattolicesimo oggi deve lottare così disperatamente contro le eresie, perché ha troppo pochi santi. I santi, soltanto i santi sono decisivi per la vittoria!”.

Proteste siciliane: contro chi? quali idee per un nuovo sviluppo del territorio?

Riflessioni sulle proteste d questi giorni. Per una nuova idea di Sicilia

di Alessandro Scaccianoce

In questi giorni una dura manifestazione di protesta sta sferzando l’Italia. L’iniziativa è partita dalla Sicilia e ha visto gente aggregarsi in varie forme, apartitiche e apolitiche, difficilmente identificabili, per scatenare il suo malcontento. Qualche osservatore ha addirittura paragonato questo movimento di protesta alla c.d. “primavera araba” che è scoppiata un anno fa nei territori del nord-africa. A ben guardare, le ragioni della protesta non mancano: dal caro benzina alle tasse sulla prima casa, dalle liberalizzazioni alle regole sui “licenziamenti agevolati”.

In poco tempo, soprattutto grazie ai social network, la polemica è dilagata nel resto d’Italia. Un movimento incontrollato di cui non è possibile ad oggi prevedere gli esiti.

Per quanto riguarda la nostra Sicilia, le richieste di riduzione del prezzo del carburante sono più che legittime, considerato che oltre il 40% della benzina consumata in Italia viene raffinata sull’Isola.  Con tutto quello che l’industria della raffineria comporta in termini di inquinamento ambientale. Insomma, uno scatto d’orgoglio siciliano che smentisce l’idea comunemente diffusa di un popolo da sempre avvezzo a farsi andar bene tutto.

Tuttavia, le proteste, come tutte le proteste, devono avere una chiara e ben definita idea sottostante, per evitare che diventi solo un gran polverone in cui nella mischia si finisce per contestare tutto. Così, nel calderone del malcontento sono finiti i privilegi – talvolta veri, talaltra supposti – dell’una e dell’altra categoria, e – neanche a dirlo – la Chiesa, con il suo “patrimonio” e il suo “strapotere”. Nessuno è risparmiato! In altri termini, c’è il rischio di una contestazione del sistema nella sua globalità, uno sfogo di istinti più o meno ancestrali, un odio preconcetto verso tutto e tutti. Che è l’unica cosa di cui in questo momento non abbiamo bisogno.

Le conseguenze delle proteste di questi giorni sono sotto gli occhi di tutti. Con tutti i danni collegati: pesce, verdura e frutta, arance in primis, che restano a marcire sul nostro suolo nel periodo dell’anno in cui è centrale il commercio degli agrumi, vitale per l’agricoltura siciliana, che da decenni vive in agonia. umiliante anche, per chi è costretto a lavorare da “pendolare” doversi continuamente giustificare per oltrepassare i blocchi ai varchi di strade e autostrade.

Probabilmente c’è di che lamentarsi, e a ragione, per un territorio  dimenticato da chi governa, a tutti i livelli, ma anche poco rispettato da chi vi abita. Perché, è bene dirlo, il risultato di una certa arretratezza infrastrutturale ed economica non può solo imputarsi ai governanti di turno (e in 150 anni di unità d’Italia si sono avvicendati al governo tutti i partiti politici, proprio tutti!), ma anche agli abitanti hanno la loro parte in causa, con il loro scarso senso civico e il loro debole amore per la “cosa pubblica”.

Perché al nord si discute dell’alta velocità e per percorrere la tratta Catania-Palermo in treno occorrono oltre 4 ore su un unico binario risalente a più di un secolo fa? Perché le città del nord si organizzano sviluppando una rete di trasporto pubblico efficiente, mentre da noi esistono pochissimi e precari mezzi pubblici? Perché località assai meno belle si organizzano con strutture ricettive efficienti che richiamano turisti da oggi parte del mondo, e la Sicilia, con tutto il suo patrimonio storico e culturale non riesce ad imporsi a livello internazionale come isola del turismo? Perché un’area territoriale che si autodefinisce come “Padania” pretende privilegi e autonomie di cui la Sicilia gode già sulla carta dal lontano 1946?

Queste e molte altre domande possono stimolare quel necessario rapporto di amore con la propria terra che garantisca lo sviluppo del territorio e quella promozione umana che vi corrisponde.

La protesta ci interroga sul nostro rapporto con il territorio che ci circonda, perché la prima causa di sviluppo della Sicilia non possono che essere gli stessi siciliani. La crisi può essere davvero un’occasione per ripartire da capo, per riflettere su noi stessi, sul nostro modo di vivere, come ha sottolineato in più occasioni il Magistero della Chiesa. L’invito, dunque, è di lasciarci interpellare dalla crisi, non facendoci vincere dall’odio, ma affrontando il futuro con speranzosa fiducia, ripartendo da questa realtà, dalla nostra storia e dalle grandi potenzialità insite nella nostra cultura siciliana.

L’Associazione SME a Calascibetta e Sutera

Pellegrinaggio mariano dell’Associazione “Maria SS. dell’Elemosina” a Calascibetta (EN) e visita del Presepe vivente di Sutera (CL).

Redazione SME

Sabato 7 gennaio scorso, primo sabato di mese, l’Associazione “Maria SS. dell’Elemosina”, ha vissuto un’ intensa giornata di spiritualità, cultura e fraternità. Mossa in pellegrinaggio alla volta di Calascibetta (EN) “Urbs victoriosa et fedelissima”, si è radunata nel Santuario barocco della Madonna del Carmine, già officiato dai Padri Carmelitani, dove troneggia il venerato gruppo statuario dell’Annunciazione di scuola gaginiana. La S. Messa celebrata dall’Assistente Spirituale, Don Pino Salerno e concelebrata da Don Ambrogio Monforte, ha avuto il suo culmine nel Divino Sacrificio eucaristico proseguito dall’affidamento dei Soci alla Vergine Santissima col canto dell’antifona mariana “Alma Redemptoris Mater”. Dopo l’accoglienza dell’Arciprete-Parroco della cittadina, Don Giuseppe D’Anna e dell’Assessore alla Cultura, Rosario Benvenuto, che hanno dato ai pellegrini biancavillesi il saluto della comunità ecclesiale e civile xibetana e ricambiato dal Presidente dell’Associazione SME, Giuseppe Santangelo, i 106 pellegrini si sono messi in cammino per visitare i maggiori luoghi storici e culturali della comunità ennese: la trecentesca Matrice dedicata a S. Maria Maggiore e a S. Pietro Apostolo con l’annessa Regia Cappella Palatina del 1340, la neoclassica chiesa di S. Giuseppe officiata dalla Comunità Greco-Ortodossa, l’austero Convento dei Frati Cappuccini, nonché il Carcere borbonico scavato sulla gialla roccia, come ancora alcuni insediamenti rupestri di epoca tardo romana (tutte opere architettoniche di notevole pregio artistico rimesse a nuovo e consegnate alla collettività per la loro fruizione cultuale e culturale). Non meno interessante il magnifico panorama che a 360° è stato ammirato dalla rupe della Chiesa madre e che a ciel sereno abbraccia praticamente tutta la Sicilia. L’ora del pranzo è stata vissuta nei locali posti a disposizione dal Santuario dove tra una pietanza e l’altra, si sono realizzati momenti di sana allegria e spensierata giovialità dati dalle ricche parodie ed imitazioni… grandi e piccoli sono stati attori e protagonisti di comiche scenette. Nel primo pomeriggio i due pullmans si sono diretti a Sutera (CL), alle porte dei monti Sicani, quasi al limite della provincia di Agrigento. Lì, in quell’antichissimo e piccolissimo centro urbano si compie da 14 edizioni il “Presepe vivente suterese”. Il quartiere musulmano del “Rabato”, diventa lo scenario naturale per allestire il tradizionale presepe siciliano con tutti i mestieri e attività tipiche della tradizione contadina isolana. Tra strette viuzze e scoscesi dirupi di un villaggio ormai quasi del tutto disabitato, rivive con suoni, odori e canti il Mistero sempre vivo perché eterno dell’incarnazione e della nascita del Figlio di Dio. Nell’occasione, il folto gruppo dei biancavillesi ha avuto l’opportunità di esibirsi con i canti natalizi dialettali etnei, riscuotendo plauso e simpatia dai canterini suteresi e dai tantissimi visitatori provenienti da varie parti della Sicilia. Sulla via del ritorno, la recita del S. Rosario, scandito con i tradizionali canti della Beata Vergine Maria, ha riscaldato i cuori e le membra in una giornata assolata ma dalle bassissime temperature atmosferiche.

L'Associazione SME a Calascibetta e Sutera

Redazione SME

Sabato 7 gennaio p.v., primo sabato di mese, l’Associazione “Maria SS. dell’Elemosina” sarà in pellegrinaggio mariano al Santuario della Madonna del Monte Carmelo di Calascibetta (EN). Lì sarà visitato il centro storico, celebrata l’Eucaristia e consumato in pranzo. Nel pomeriggio, visita dello storico Presepe Vivente di Sutera (CL). I due pulmans ed alcune automobili partiranno da piazza Roma in Biancavilla alle ore 7,30. Assistenti spirituali del viaggio, i Rev.di Sacerdoti Agrippino Salerno ed Ambrogio Monforte.

Buon Anno!

Gli auguri del Presidente dell’Associazione “Maria SS. dell’Elemosina” a tutti i Soci dell’aggregazione mariana e ai fedeli e devoti della Celeste Patrona di Biancavilla.

Presidenza SME

A conclusione dell’anno 2011 innalziamo un cantico di lode e di ringraziamento a Dio Padre per le molte grazie che ci ha dato di vivere.
Rivolgiamo lo sguardo avanti con intensa speranza.
Chi ci immette a Cristo, nostra speranza, è la Vergine Maria, la Grande Madre di Dio e Madre nostra amabilissima.
Come già per i pastori di Betlemme ed i Magi dell’Oriente, le sue mani ed il suo cuore continuano a donarci Gesù suo Figlio e Redentore del genere umano.

“In Cristo è riposta la nostra speranza perchè grazie a Lui c’è salvezza e pace per tutta l’umanità”.
                                                                                            Benedetto XVI

Buon 2012 a tutti!

                                          Con affetto fraterno

                                          Giuseppe Santangelo