7 gennaio 2012: Pellegrinaggio mariano a CALASCIBETTA e visita del Presepe vivente di SUTERA

 

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Calascibetta e Sutera

Associazione “Maria SS. dell’Elemosina”

Sabato 7 Gennaio 2012

Programma

ore 07,30 Partenza da piazza Roma con Pullmans GT. Lodi mattutine. Sosta in autogrill.

ore 09,30 Arrivo a Calascibetta (CL). Visita del centro storico cittadino e della trecentesca Chiesa madre dedicata alla Madonna Assunta e a San Pietro apostolo.

 ore 11,00 Celebrazione Eucaristica al Santuario della Madonna del Carmelo. Atto di affidamento alla Beata Vergine Maria.

 ore 12,00 Pranzo comunitario presso i locali del Santuario, .

ore 14,00 Partenza per Sutera (CL), borgo di origini islamiche alle porte dei monti Sicani.

ore 17,00 Visita del Presepe vivente (evento iscritto nel registro delle eredità immateriali della Regione Sicilia) realizzato presso l’ex quartiere arabo del Rabato.

 ore 19,00 Partenza per Biancavilla. Sosta in autogrill.

ore 22,00 Rientro a Biancavilla.

 

Quota di partecipazione:  € 15,00

 Biglietto individuale d’ingresso al Presepe: € 5,00

 Pranzo al sacco.

 Per informazioni e prenotazioni rivolgersi a:

Pippo e Lina Benina, Giuseppe Santangelo, Emanuele Stissi.

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Restauro preziosi

Redazione SME

Foto: A. Zappalà

Sono stati affidati ieri sabato 29 ottobre ad una qualificata ditta di orafi artigiani palermitani, alcuni preziosi del tesoro della Collegiata di Biancavilla per la loro pulizia e messa a nuovo. Tra questi la riza argentea dell’Icona della Madonna dell’Elemosina che sarà oggetto di ri-sistemazione degli ex voto, dono di ecclesiastici, corporazioni religiose e fedeli. La piccola delegazione di biancavillesi, è stata giudata dal prevosto, don Pino Salerno e dal presidente dell’Associazione “Maria SS. dell’Elemosina”, Giuseppe Santangelo.

Verso Assisi, con Maria Santissima, Madre dei credenti

Non un ostacolo al dialogo, ma un canale di luce e di Grazia, per i Cristiani e per ogni uomo di buona volontà.

di P. Mario Piatti icms

Fin dalle origini la Chiesa ha ravvisato, nella figura di Giovanni -il “discepolo amato”- i tratti distintivi di ogni discepolo del Signore, a cui il Maestro, quale ultimo dono di amore, consegnava dalla Croce sua Madre. Il reciproco “affidamento”, di Giovanni a Maria e del discepolo alla Madre, suggellato dal sangue di Cristo e dalla solennità di “quell’ora” (cfr. Gv 19,25-27), è stato spesso considerato quale fondamento della autentica devozione mariana e della “consacrazione a Maria” (richiesta dalla Vergine stessa nelle sue apparizioni e, ultimamente, in modo assai esplicito, a Fatima).

Senza entrare in questa vasta e affascinante problematica e letteratura, vorrei provare, pur brevemente e semplicemente, ad allargare questa prospettiva, collocandola in un orizzonte universale.

Una certa fatica si avverte, a volte, nel parlare di Maria Santissima ai nostri fratelli separati, soprattutto di area protestante (come si sa, per ragioni culturali e storiche, in Oriente la situazione è diversa) o nel proporla, al di là dei confini propri della cattolicità, agli “uomini di buona volontà”; quasi che la Vergine fosse un possibile ostacolo al dialogo “sui massimi sistemi” o una figura troppo legata alla sfera sentimentale e, quindi, un po’ sdolcinata, priva di consistenza teologica.

In realtà, chi meglio di una Madre può costituire il centro e il raccordo affettivo più vero e più profondo per tutti coloro che seguono Cristo Signore?

La ricchissima tradizione orientale, da un lato, e il rigoroso riferimento alla “sola Scriptura”, dall’altro, in realtà sembrano mirabilmente confluire in Maria, la theotokos, punto di raccordo “umanissimo” e materno delle esigenze evangeliche. Il “versante mariano” della Fede non può che consolidare i ponti di un dialogo – difficile, ma pur sempre fecondo e quanto mai necessario – tra le diverse Chiese, che nella Vergine possono contemplare la risposta più bella, più libera, più responsabile e anche più concreta al Verbo di Dio.

La parente Elisabetta esclama, colma di stupore e ispirata dall’Alto: A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me? (Lc 1,43), parole che preludono alle successive solenni proclamazioni della Chiesa, circa la sua maternità divina, la immacolatezza della sua anima, l’assunzione al Cielo; ma che riecheggiano anche nel nostro cuore e nello spirito di chi, senza pregiudizi, si accosta a Lei, raccogliendo, con stupore, una lezione di vita unica, santa, ineguagliabile.

Associata in tutto alla vicenda terrena del Figlio, Maria manifesta, al tempo stesso, in maniera singolare, la sua piena solidarietà con la nostra esperienza umana. È accanto a Cristo sempre e soprattutto in quelle “svolte” esistenziali che segnano la vita di ogni uomo: la nascita, la famiglia, la socialità, la sofferenza, il dolore e la morte.

Tutto, in Lei, è profondamente segnato dalla Fede in Jahvé, dal riferimento alla Parola dell’Altissimo e al mistero della sua Volontà, anche quando angosciata non comprende (cfr. Lc 2,48-50) ma continua a confidare e a serbare nel suo Cuore tutte queste cose (Lc 2,51). Anche quando tutto sembra inesorabilmente concludersi nella tragedia della Croce. Ella accompagna, passo dopo passo, il Figlio nel percorso della sua missione terrena con la fedeltà incrollabile di chi ha posto Dio a fondamento della sua esistenza: lo stabat Mater di Giovanni (19,25) racchiude proprio l’irrevocabilità della sua scelta per Cristo, di cui è Madre ma –e forse più- è la discepola per eccellenza, straordinaria nella sua umiltà e fortezza, nella sua incomparabile dolcezza e nella sua fermezza. Donna di Fede, dunque, donna formata e plasmata dalla Fede, che in Lei produce il frutto di una Carità senza limiti, immagine della Carità della Chiesa. In questo senso Maria parla al cuore dei nostri “fratelli separati”, con il suo accento tipicamente materno.

Ma Ella sa parlare anche al cuore di ogni uomo. C’è un linguaggio universale, fatto di amore, di comprensione, di attenzione e di tenerezza, che la Vergine incarna in un modo del tutto originale. Non a caso il Vangelo di Giovanni si apre, nella sua coloritura mariana, con l’episodio delle Nozze di Cana (GV 2) e si chiude con l’immagine drammatica del Calvario: come a dire che ogni uomo può sentirsi vicino e solidale con quella Donna –a qualunque credo o religione appartenga- perché con Lei condivide ciò che è tipicamente umano, l’esperienza dell’amore (la viva attenzione per gli sposi) e del dolore (la partecipazione alla Passione e alla Croce). Maria è sempre lì, dove una vita scorre, dove c’è una esperienza “umana”: per questo può parlare al cuore di ogni uomo.

Non si tratta certo di estendere, indebitamente e superficialmente, le prerogative mariane in campi che almeno apparentemente) non le appartengono e non le competono, ma di riconoscere un “carisma” unico, espressione del “genio femminile” di Maria, che ha prodotto e produce tanto bene, nella Chiesa, e che può contribuire a dialogare anche con il mondo, a partire proprio dalla sfera della quotidianità.

Benedetto XVI vicino alla Turchia colpita dal terremoto

Appello in occasione dell’udienza generale

Rivolgendosi dopo la sua catechesi alle migliaia di fedeli e pellegrini presenti questo mercoledì mattina nell’Aula Paolo VI, il Papa ha espresso il proprio dolore per la devastazione provocata dal sisma che ha colpito domenica la Turchia.

“In questo momento, il pensiero va alle popolazioni della Turchia duramente colpite dal terremoto, che ha causato gravi perdite di vite umane, numerosi dispersi e ingenti danni”, ha affermato Benedetto XVI prima di salutare i presenti in varie lingue.

“Vi invito ad unirvi a me nella preghiera per coloro che hanno perso la vita e ad essere spiritualmente vicini a tante persone così duramente provate”, ha esortato.

“L’Altissimo dia sostegno a tutti coloro che sono impegnati nell’opera di soccorso”.

Il sisma ha provocato più di 400 morti e oltre 1.000 feriti, ma le operazioni di recupero non sono ancora terminate e ci sono persone che mancano all’appello.

Il Papa ad Assisi per ribadire che Cristo è l'unico Salvatore

“Assisi III” è ormai alle porte. Si tratta di un evento su cui si ragiona da mesi da parte del mondo cattolico e non solo. Qual è il significato di questo incontro? Vuol dire, forse, che tutte le religioni sono uguali? L’allora Card. Ratzinger aveva espresso gravi preoccupazioni per certe interpretazioni sincretiste che si erano affermate dopo l’incontro del 1986. Cosa c’è, dunque, nella “mens” del Papa che convoca uin nuovo incontro interreligioso?.

Alla vigilia dell’evento, vi è un dato di grande importanza, per la comprensione di tale avvenimento. Infatti in questi giorni è stato diffuso (casualmente?) un testo, scritto di pugno dal Santo Padre in risposta alle preoccupazioni sull’incontro espresseGli da un vecchio amico, il pastore luterano Peter Beyerhaus (alle volte si trova l’audacia dove meno si crederebbe…). Esaminiamo dunque con attenzione la risposta, chiaramente privata ma altresì disvelatrice, di Benedetto XVI:

«Comprendo molto bene la sua preoccupazione rispetto alla mia partecipazione all’incontro di Assisi. Però questa commemorazione deve essere celebrata in ogni caso e, dopo tutto, mi sembrava che la cosa migliore fosse andarvi personalmente per poter cercare in tal modo di determinare la direzione del tutto. Tuttavia farò di tutto affinché sia impossibile una interpretazione sincretista dell’evento ed affinché ciò resti ben fermo, che sempre crederò e confesserò quello che avevo richiamato all’attenzione della Chiesa con l’enciclica Dominus Iesus»[1].

È un brano impressionante. Ne emerge con chiarezza che ciò che solitamente si dà per scontato, ovvero che il Papa determini la direzione delle cose nella Chiesa, in realtà non lo è affatto: il Papa ritiene di poter soltanto «cercare in questa maniera di determinare la direzione del tutto». Infatti «questa commemorazione deve essere celebrata in ogni caso». Perché? Il Papa non lo specifica, ma si faccia attenzione al concatenamento del discorso: prima non smentisce affatto l’atteggiamento preoccupato dell’interlocutore, dando anzi l’idea di condividerlo; poi dipinge l’atto in questione come inevitabile anche se Lui non vi fosse andato, ovvero indipendente dalla Sua presenza, e in dipendenza da ciò è il suo andarvi personalmente per cercare di ridurre i pericoli. Ne esce contraddetta ogni lettura ideologica dell’avvenimento, su entrambi i fronti. Infatti, contrariamente a certi commenti temerari di esponenti dell’ “ala dura” del mondo tradizionalista, il motivo non ne risulta ascrivibile a fattori prevalentemente teologici, ad una cieca volontà ecumenista del Pontefice regnante, ma ai condizionamenti in cui Egli si ritrova. Ma contraddetta ne esce anche l’attitudine, parimenti astratta, di certo mondo tradizionale che però vorrebbe mostrarsi allineato anche ad atti del genere; ad esempio volendo assolutamente applicare l’ermeneutica della continuità anche ad Assisi III, e per questa via dandone una valutazione sostanzialmente positiva (se non quasi di lode). Infatti è chiaro – anche dal suo libro con l’allora presidente del Senato italiano Marcello Pera – che Joseph Ratzinger è orientato a sostituire, dolcemente e diplomaticamente, il dialogo propriamente interreligioso con il dialogo sostanzialmente interculturale: ma con un po’ di senso della realtà è altrettanto chiaro che tali incontri di fatto si prestano a gravi pericoli. L’intento correttivo di Assisi I è un aspetto reale della questione.

Anche oggi, infatti, restano valide le parole dell’apostolo Pietro: «In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stato stabilito che essi possano essere salvati» (Atti 4:12).

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[1] Il testo è stato reso noto – con l’autorizzazione di Peter Beyerhaus – nel corso di una conferenza tenuta dal dott. Lorenzo Bertocchi al Convegno realizzato a Roma lo scorso 1 ottobre “Pellegrini della Verità verso Assisi. Un approfondimento sui passi di Benedetto XVI”, Atti in corso di pubblicazione (ed. Fede e Cultura).