Cristiani che si incontrano per ragionare sulla società

L’intervento del presidente della CEI, Card. Angelo Bagnasco al Forum di Todi

Redazione SME

nella foto: Giuseppe Santangelo, Card. Angelo Bagnasco, Don Ambrogio Monforte.

lunedì, 17 ottobre 2011. Il ruolo dei cristiani in politica e nella società è stato l’oggetto dell’intervento di apertura del presidente della Conferenza Episcopale Italiana, cardinale Angelo Bagnasco, in occasione del Forum del Mondo del Lavoro.
“Che dei cristiani si incontrino per ragionare insieme sulla società portando nel cuore la realtà della gente e i criteri della Dottrina sociale della Chiesa, è qualcosa di cui tutti dovrebbero semplicemente rallegrarsi”, ha esordito Bagnasco.
La Dottrina Sociale riporta i cristiani alle origini, ovvero alla vocazione di Pietro “chiamato ad attraversare il mare del tempo, a camminare sulle acque fidandosi di Cristo senza mai distogliere gli occhi da Lui”.
Parimenti i cattolici impegnati in politica al giorno d’oggi devono essere nel mondo ma non del mondo, altrimenti rimarranno “incapaci di servire gli uomini”.
“È la sapienza della croce – ha poi osservato il cardinale – che ha ispirato e sostenuto, nelle diverse epoche, la presenza dei cattolici nelle istituzioni pubbliche e nel tessuto sociale del Paese; che ha contribuito in modo determinante a costruire l’anima dell’Italia prima ancora che l’Italia politica”.
Ciò è avvenuto “dopo l’unificazione, a fronte di situazioni difficili e gravi”, durante “la ricostruzione del Paese, per l’elaborazione di un nuovo ordine costituzionale, per la promozione della libertà e lo sviluppo della società italiana” e non è mancato neppure il loro “convinto apporto per l’apertura verso un’Europa unita, e per la salvaguardia della pace nel mondo”. “Questa storia è nota a tutti – ha proseguito Bagnasco – e sarebbe ingiusto dimenticarla o sminuirla”.
“L’esperienza insegna da sempre – ha aggiunto il presidente della CEI – che, in ogni campo, non sono l’organizzazione efficiente o il coagulo di interessi materiali o ideologici che reggono gli urti della storia e degli egoismi di singoli o di parti, ma la consonanza delle anime e dei cuori, la verità e la forza degli ideali”.
La politica ha dunque, “la grande e difficile responsabilità di promuovere il bene comune” e in ciò la Chiesa la sostiene “riconoscendole la gravità del compito, le conquiste di volta in volta raggiunte per il bene della società, e sostenendo con la forza della preghiera coloro che hanno abbracciato questo servizio con onestà e impegno”.
“L’assenteismo sociale – ha proseguito Bagnasco – è un peccato di omissione”, se si considera che il riconoscimento di Gesù nell’Ostia Santa, comporta il riconoscimento “nel fratello che soffre, che ha fame e sete, che è forestiero, ignudo, malato, carcerato”, come quattro mesi fa aveva osservato papa Benedetto XVI (Omelia Corpus Domini, 23.6.2011).
Il bene dell’umanità è qualcosa che “è dato dalla fede, che si rivela pienamente in Gesù, ma che – in misura – è avvicinabile dalla ragione pensante e aperta”. Fermo restando “che non tutte le concezioni antropologiche sono equivalenti sotto il profilo morale; da umanesimi differenti discendono conseguenze opposte per la convivenza civile”, ha precisato Bagnasco.
“Se si concepisce l’uomo in modo individualistico – ha aggiunto – come oggi si tende, come si potrà costruire una comunità solidale dove si chiede il dono e il sacrificio di sé?”.
Il bene comune, ha osservato il capo dei vescovi italiani, “comporta tutte le dimensioni costitutive dell’uomo, quindi deve riconoscere anche la sua apertura a Dio, la sua dimensione religiosa”. Quindi la “la religione non è un problema per la società moderna ma, al contrario, una risorsa e una garanzia”.
La Chiesa, da parte sua, “non cerca privilegi, né vuole intervenire in ambiti estranei alla sua missione, ma deve poter esercitare liberamente questa sua missione”.
Bagnasco ha poi chiarito il principio di laicità dello Stato, inteso “come autonomia della sfera civile e politica da quella religiosa ed ecclesiastica ma non da quella morale”. La laicità positiva è dunque qualcosa che “deve misurarsi con l’uomo per ciò che è in se stesso universalmente, cioè con la sua natura”.
Riguardo al momento politico ed economico attuale, “quanto più le difficoltà culturali e sociali sono gravi, i cristiani tanto più si sentono chiamati in causa per portare il loro contributo specifico, chiaro, e deciso, senza complessi di sorta e senza diluizioni ingiustificabili, poiché l’uomo non è un prodotto della cultura, come si vuole accreditare”.
In questo quadro, sul versante dell’etica sociale, la Chiesa Cattolica italiana offre una “sensibilità” e una “presenza costante” che è “sotto gli occhi di tutti e nessuno la può, nella sua millenaria storia, onestamente negare”.
I meriti della Chiesa in ambito sociale non devono però far perdere di vista quella che Bagnasco ha definito “una specie di metamorfosi antropologica”, ovvero la minaccia alle “sorgenti stesse dell’uomo: l’inizio e la fine della vita umana, il suo grembo naturale che è l’uomo e la donna nel matrimonio, la libertà religiosa ed educativa che è condizione indispensabile per porsi davanti al tempo e al destino”.
Se una società calpesta i principi non negoziabili “finisce per non trovare più le motivazioni e le energie necessarie per adoperarsi a servizio del vero bene dell’uomo”, ha detto Bagnasco citando la Caritas in Veritate di Benedetto XVI.
Al punto che “la nostra Europa, come l’intero Occidente segnato da una certa cultura radicale fortemente individualista, si trova da tempo sullo spartiacque tra l’umano e il suo contrario”.
Alle accuse di chi considera il cristianesimo una religione intollerante che vorrebbe “imporre, nella sfera politica e civile, in un contesto pluralistico e complesso, dei valori confessionali”, il cardinale Bagnasco, citando il recente discorso del Santo Padre al Parlamento tedesco, ha precisato che esso rimanda “alla natura e alla ragione quali vere fonti del diritto” e “all’armonia tra ragione oggettiva e soggettiva, un’armonia che però presuppone l’essere ambedue le sfere fondate nella Ragione creatrice di Dio”.
In conclusione Bagnasco ha sottolineato che il bene comune si realizza soltanto “nella verità e nella verità intera” senza compromessi e che i cristiani sono tenuti a portare a tutti il “bagaglio dottrinale, morale e sociale” che la loro fede ispira “con la coerenza della vita”, con un “entusiasmo” capace di “sprigionare quelle energie propositive che scopriamo con commozione nei loro cuori”.

Affidarsi a Maria Santissima

Dagli insegnamenti di Don Giuseppe Tomaselli SdB, biancavillese.

Uno degli affari più importanti della vita è la scelta dello stato. Guai a chi sba­glia la strada assegnata dalla Divina Prov­videnza! Chi si mette in uno stato contrario al volere di Dio, potrà salvarsi ancora, ma con molta difficoltà.

Negli anni giovanili, prima di scegliere uno stato si preghi molto la Madonna, per ottenere i lumi necessari, si facciano atti dï ossequio particolare e novene alla Madre del Buon Consiglio. Non manche­rà la Santissima Vergine di assistere, an­che prodigiosamente, – i suoi figli. devoti.

[…] Anche le grazie temporali si possono domandare alla Madonna, ma in seconda linea. D’ordinario, chi chiede degnamente i favori spirituali e vive nell’amicizia di Dio, ottiene facilmente anche le grazie temporali.

San Giovanni Bosco lavorava per la gloria di Dio; il suo sforzo quotidiano era di combattere il peccato e portare anime al Signore. Metteva ogni sua impresa nelle mani della Madonna, sicuro di non fal­lire. Nelle gravi necessità della vita, alza­va la mente ed il cuore alla Beata Vergine e ne esperimentava la materna protezione anche nei bisogni temporali.

Un giorno era a colloquio con una persona. Sopraggiunse un Superiore dell’O­ratorio.

– Don Bosco, il panettiere quest’oggi non vuole mandare il pane ai nostri rico­verati: Abbiamo con lui un debito di tren­ta mila lire. –

Don Bosco, devotissimo della Madon­na, non si turbò. Nel suo cuore nutriva la fiducia che Maria Ausiliatrice avrebbe pensato ai suoi figli. Intanto, dove piglia­re trenta mila lire? … In quei tempi questa somma era ingente!…

Qualche istante dopo si bussò alla por­ta ed entrò uno sconosciuto con una let­tera in mano. – Manda, disse questi, la presente lettera una signora, la quale non vuole essere conosciuta. –

Don Bosco aprì la lettera e vi trovò trenta mila lire con la seguente motiva­zione: Reverendo, faccia di questa som­ma ciò che vuole. –

Don Bosco si commosse e pianse, escla­mando: Oh, come è buona la Madon­na! … Ha pensato al pane dei suoi fi­gliuoli –

[Brano tratto da “Vera devozione a Maria”, di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Can. Carciotto Vic. Gen., Catania 13 maggio 1952].

Profanazione della dignità cristiana

Gettata in strada e calpestata l’immagine della Madre di Dio

di Daniele Fazio

Il centro di Roma, il 15 ottobre 2011, giorno della manifestazione internazionale dei cosiddetti Indignados è stato oggetto di una guerriglia urbana devastante, che ha lasciato danni ingentissimi agli arredi urbani, ai palazzi istituzionali e alle proprietà private dei malcapitati cittadini. Per puro caso fortuito non c’è scappato il morto, perchè  i manifestanti o quanto meno, come si dice le frange estremiste di essi, non si sono mostrati affatto tolleranti e miti nei confronti soprattutto delle forze dell’ordine. Ha molto impressionato, poi, la profanazione della parrocchia romana dei Santi Marcellino e Pietro con la distruzione di un Crocifisso e della statua della Madonna di Lourdes di via Labicana.

Sin dal momento in cui arrivavano  notizie e le prime cruente immagini delle manifestazione il coro del dissenso da parte degli italiani – dai politici ai singoli cittadini – è stato unanime. Ma indignarsi delle violenze degli Indignados non basta, né tantomeno superficialmente possiamo fermaci alla distinzione tra manifestanti pacifici e black bloc violenti. Questi ultimi cattivi che hanno rovinato una espressione di dissenso giusta e ammirevole. Approfondire la questione significa scoprire che i cosiddetti Indignados sono il frutto ultimo della disgregazione del tessuto sociale e culturale dell’Occidente che allontanandosi dalle sue radici – filosofia greca, diritto romano, cristianesimo –ha perso non solo la fede religiosa, ma anche il retto vivere civile e ora si vuole sempre più attestare su posizioni anarchiche e nichiliste di rifiuto di ogni e qualsiasi autorità legittima, dalla Chiesa alle autorità temporali.

Gli eventi, ma  ancora di più l’ideologia degli Indignados, illustrano bene quella che da diverso tempo viene definita catastrofe antropologica. Si è ad una svolta epocale. Siamo giunti alla fine di un percorso di dissolvimento che prevede il rifiuto della verità, la dittatura del relativismo e la guerra contro la distinzione tra bene e male. Ciò incide sul modo di concepire la natura dell’uomo, i suoli legami vitali, rendendolo animale impulsivo e irrazionale, sazio e disperato, tanto che da diverso tempo si parla di post-umano che ha nelle espressioni del mondo digitale il suo principale mezzo tecnico. Il movimento degli indignati, caotico e vuoto, ha come obbiettivo la protesta per la protesta, ragion per cui è facilmente infiltrabile da parte di agenti eversivi e criminali. Ma questo tipo di violenza viene chiamato e favorito proprio dalle idee di fondo che l’ “indignazionismo” presenta. Anche se non tutti gli Indignados sono violenti – ovviamente c’è sempre l’utile idiota e il cattolico confuso – l’ambiente che la loro ideologia genera è collaterale all’espressione della violenza. È nella banalità che il male trionfa.

Il nome Indignados trae spunto da un testo di un ex militante della Resistenza francese, Stéphane Hessel, tradotto in Italia con il titolo Indignatevi, (Add editore, Torino 2011). Il piccolo testo, scarno nelle argomentazioni lancia poche tesi. Innanzitutto, vengono attaccati politici, industriali e Chiesa, che vengono definite “caste”, poi induce a pensare che per superare la crisi economica non occorre far alcun sacrificio, basterebbe cambiare establisciment con uomini vagamente leali e generosi, che possano sostenere gli antichi valori della resistenza francese e soprattutto la battaglia per i nuovi diritti di femministe ed omosessuali.

La prima manifestazione di questo movimento si è avuta a partire dal 15 maggio 2011 in Spagna protraendosi nelle contestazioni al Papa e alla Giornata Mondiale della Gioventù tenutasi a Madrid. Rispetto al movimento no global è chiara la presenza in questa nuova espressione rivoluzionaria di una carica assolutamente anticristiana ed antisociale. Non si vuole alcun legame con la politica e i tentativi di riassorbimento da parte della sinistra di tale potenziale finora sono falliti. Ma ancora di più non si vuole alcun legame forte con nessuno, non si rivendica il diritto al pane – come nel fenomeno della “primavera araba”, – ma quello ad avere l’ultimo smartphone e soprattutto s’insiste sui cosiddetti “nuovi diritti” e sul fatto che gli Stati dovrebbero mantenere tutti coloro che non hanno un lavoro. Sono nemici degli Indignados tutti coloro che distinguono finanza buona da finanza cattiva, che richiamano alla responsabilità delle azioni dell’uomo e alla necessità di vivere con sobrietà e nella ricerca della verità per superare la crisi economica, la cui soluzione è etica e spirituale e non meramente materiale.  

Come sempre si è verificato nelle tappe della Rivoluzione in Occidente, i rivoluzionari prendono spunto da problemi reali a cui danno delle soluzioni che non risolvono, bensì aggravano ancora di più il problema. Non si vuol curare una febbriciattola con la giusta medicina, ma con un virus letale che elimini non la febbre, ma l’intero organismo. Se, dunque, il motivo principale della protesta indignazionista potrebbe avere un fondo di verità in quanto intercetta il disagio generato dalla crisi economica internazionale, i suoi presupposti e le sue pseudosoluzioni restano dei mali peggiori della stessa crisi.  

Che soluzioni possono essere prospettate? Innanzitutto gli autori materiali delle devastazioni devono esser punti con il carcere. Questo se funziona bene, ad esempio, in Inghilterra, in Italia proprio per il cortocircuito vigente nel sistema giudiziario tarda a trovar applicazione. I black bloc sanno benissimo che in Italia al massimo faranno due giorni di carcere e poi verranno rimessi con molta facilità in libertà. Se questa è una soluzione necessaria e immediata che grava sulla classe dirigente di un Paese, la vera risposta, però, sta, non in una retorica cieca, buonista e demagogica in cui si sono prodotti con le loro laiche benedizioni Mario Draghi e Luca Cordero di Montezemolo, ma in una vera alternativa culturale ed educativa che rimetta al centro le priorità e i bisogni dell’uomo, spiegando che esiste un diritto naturale, che i diritti si coniugano con i doveri e che si può distinguere il bene dal male ed è realizzante optare per il primo ed evitare il secondo. Tutto questo per i cattolici ha un nome: nuova evangelizzazione. Solo con Cristo l’uomo diventa pienamente uomo.

Dono del Padre per la nostra Chiesa

La Visita Pastorale di S. E. Mons. Salvatore Gristina prosegue nel territorio dell’Arcidiocesi di Catania.

a cura di Giuseppe Santangelo

“Con la Visita Pastorale avrò la grazia di onorare la dignità [sacerdotale, profetica e regale che il Padre conferisce con il dono dello Spirito Santo ai discepoli del Figlio Suo], nei figli e nelle figlie di Dio che incontrerò. Nel dialogo che avrò con loro ascolterò con gioia la narrazione delle meraviglie che il Signore permette di operare a chi valorizza questa dignità nella vita quotidiana, personale e familiare, civile ed ecclesiale. La Visita Pastorale mi permetterà di verificare come da Cristo nostro capo si diffonde in tutte le membra della nostra Chiesa particolare e si espande nel territorio il Suo buon profumo.” (Mons. Gristina, Messa di indizione Visita Pastorale, Giovedì Santo 2009).
Durante l’Omelia, in occasione del pellegrinaggio diocesano a Mompilieri il 21 maggio 2009 l’Arcivescovo proclamava ancora: “In questo momento così partecipato e così bello, desidero mettere nel Cuore della Madre la Visita Pastorale di cui ho dato l’annunzio in occasione della Messa Crismale, lo scorso Giovedì Santo. Essa, nella vigente legislazione canonica, è descritta come un dovere del Vescovo. Sarà per me, soprattutto, motivo di grande gioia poter sperimentare quanto affermato dal Servo di Dio Giovanni Paolo II: la Visita Pastorale è un autentico tempo di grazia e momento speciale, anzi unico, in ordine all’incontro e al dialogo del Vescovo con i fedeli”.

UN "ANNO DELLA FEDE "

Redazione SME  

 il Santo Padre Benedetto XVI ha indetto oggi domenica 16 ottobre un “Anno della Fede”. Esso inizierà l’11 ottobre 2012, nel 50° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II, e terminerà il 24 novembre 2013, Solennità di Cristo Re dell’Universo. Sarà un momento di grazia e di impegno per una sempre più piena conversione a Dio, per rafforzare la nostra fede in Lui e per annunciarLo con gioia all’uomo del nostro tempo.

Maria "Deipara", "Genitrice di Dio"

1580 anni fa, il Concilio di Efeso
definiva Maria “Deipara”, “Genitrice di Dio”.

L’11 ottobre 431 viene definita la verità di fede, tanto cara a tutti i Cristiani, della “divina maternità di Maria”. La Vergine è Theotokos, colei che genera Dio. La festa liturgica della Madre di Dio era stata re-introdotta da Pio XI nel 1931 (15° centenario del Concilio efesino) proprio al giorno 11 di ottobre per sottolineare l’evento conciliare (per approfondire leggere l’enciclica “Lux veritatis”). Con la riforma del calendario operata da Paolo VI, la solennità mariana è tornata alla sua sede più antica, il 1° Gennaio, l’ottava della Nascita del Salvatore, a cui è intimamente legata.
Nel Messale del 1962, tuttavia, la festa è rimasta come una perla incastonata al centro del Mese del Rosario.

Ecco qui di seguito la formula solenne della definizione del Concilio di Efeso che oggi ricordiamo e dopo 1580 anni fermamente crediamo:

Per quanto poi riguarda la Vergine Madre di Dio, come noi la concepiamo e ne parliamo e il modo dell’incarnazione dell’unigenito Figlio di Dio, ne faremo necessariamente una breve esposizione, non con l’intenzione di fare un’aggiunta, ma per assicurarvi, così come fin dall’inizio l’abbiamo appresa dalle sacre scritture e dai santi padri, non aggiungendo assolutamente nulla alla fede esposta da essi a Nicea.
Come infatti abbiamo premesso, essa è sufficiente alla piena conoscenza della fede e a respingere ogni eresia. E parleremo non con la presunzione di comprendere ciò che è inaccessibile, ma riconoscendo la nostra insufficienza, ed opponendoci a coloro che ci assalgono quando consideriamo le verità che sono al di sopra dell’uomo.
Noi quindi confessiamo che il nostro Signore Gesù Figlio unigenito di Dio, è perfetto Dio e perfetto uomo, (composto) di anima razionale e di corpo; generato dal Padre prima dei secoli secondo la divinità, nato, per noi e per la nostra salvezza, alla fine dei tempi dalla vergine Maria secondo l’umanità; che è consostanziale al Padre secondo la divinità, e consostanziale a noi secondo l’umanità, essendo avvenuta l’unione delle due nature. Perciò noi confessiamo un solo Cristo, un solo Figlio, un solo Signore. Conforme a questo concetto di unione inconfusa, noi confessiamo che la Vergine santa è Madre di Dio, essendosi il Verbo di Dio incarnato e fatto uomo, ed avendo unito a sé fin dallo stesso concepimento, il tempio assunto da essa. Quanto alle affermazioni evangeliche ed apostoliche che riguardano il Signore, sappiamo che i teologi alcune le hanno considerate comuni, e cioè relative alla stessa, unica persona, altre le hanno distinte come appartenenti alle due nature; e cioè: quelle degne di Dio le hanno riferite alla divinità del Cristo, quelle più umili, alla sua umanità.

Il Concilio di Efeso non fu accettato da tutti i Cristiani, e dette l’avvio ad un grande scisma, che a differenza dei precedenti (si veda quello tremendo dell’arianesimo) non sarà riassorbito. Solo nel 1994 Papa Giovanni Paolo II e il Patriarca dei cosiddetti “Nestoriani” Mar Dinka IV, della Chiesa Assira d’Oriente, firmeranno un’intesa che mette fine a secoli e secoli di incomprensioni e di spesso ingiuste condanne sommarie.
La parte che più ci interessa oggi dice:
… Cristo pertanto non è un “uomo come gli altri” che Dio avrebbe adottato per risiedere in lui ed ispirarlo, come è il caso dei giusti e dei profeti. Egli è invece lo stesso Verbo di Dio, generato dal Padre prima della creazione, senza principio per quanto è della sua divinità, nato negli ultimi tempi da una madre, senza un padre, per quanto è della sua umanità.
L’umanità alla quale la Beata Vergine Maria ha dato la nascita è stata sempre quella dello stesso Figlio di Dio. Per questa ragione la Chiesa Assira dell’Oriente eleva le sue preghiere alla Vergine Maria quale “Madre di Cristo nostro Dio e Salvatore”. Alla luce di questa stessa fede, la tradizione cattolica si rivolge alla Vergine Maria quale “Madre di Dio” e anche quale “Madre di Cristo”. Noi riconosciamo la legittimità e l’esattezza di queste espressioni della stessa fede e rispettiamo la preferenza che ciascuna Chiesa dà ad esse nella sua vita liturgica e nella sua pietà.
Tale è l’unica fede che noi professiamo nel mistero di Cristo. Le controversie del passato hanno condotto ad anatemi pronunciati nei confronti di persone o di formule. Lo Spirito del Signore ci accorda di comprendere meglio oggi che le divisioni così verificatesi erano in larga parte dovute a malintesi.