{"id":1905,"date":"2012-03-29T09:52:44","date_gmt":"2012-03-29T09:52:44","guid":{"rendered":"http:\/\/santamariaelemosina.wordpress.com\/?p=1905"},"modified":"2021-03-01T11:21:22","modified_gmt":"2021-03-01T10:21:22","slug":"gli-altari-della-reposizione-erano-sepolcri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.santamariaelemosina.it\/blog\/2012\/03\/1905\/","title":{"rendered":"Gli altari della reposizione erano (e sono anche) sepolcri&#8230;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><strong>Una riflessione sull&#8217;origine degli altari dei sepolcri, allestiti per la custodia\u00a0delle specie eucaristiche nei giorni del Triduo pasquale. Le foto\u00a0illustrano alcuni allestimenti artistici\u00a0realizzati negli anni scorsi presso la Basilica Santuario di Maria SS.\u00a0dell&#8217;Elemosina di Biancavilla.\u00a0<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">di <strong>Alessandro Scaccianoce<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/santamariaelemosina.files.wordpress.com\/2012\/03\/copia-di-img186.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-1908 alignleft\" title=\"Copia di img186\" src=\"http:\/\/santamariaelemosina.files.wordpress.com\/2012\/03\/copia-di-img186.jpg\" alt=\"\" width=\"131\" height=\"323\" srcset=\"https:\/\/www.santamariaelemosina.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/copia-di-img186.jpg 131w, https:\/\/www.santamariaelemosina.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/copia-di-img186-122x300.jpg 122w\" sizes=\"(max-width: 131px) 100vw, 131px\" \/><\/a><strong>Al centro dell\u2019anno liturgico sta il Triduo della passione, morte, sepoltura e risurrezione del Signore<\/strong>: \u00e8 la Pasqua annuale. Di per s\u00e9 i giorni del triduo sono Venerd\u00ec Santo, Sabato Santo e la Domenica di Pasqua. Il computo, tuttavia, avviene secondo l\u2019uso antico, di origie ebraica,\u00a0quando il giorno iniziava al tramonto, al brillare delle prime stelle della sera. Pertanto gi\u00e0 la messa <em>\u201cin Coena Domini\u201d<\/em> (nella Cena del Signore), che si celebra la sera del Gioved\u00ec Santo, rientra a pieno titolo nel Triduo Sacro. La Messa si conclude con la processione del SS.mo Sacramento all\u2019altare della Reposizione, meglio noto come &#8220;Sepolcro&#8221;. <strong>Si parla, a tal riguardo, di \u201creposizione\u201d e non di \u201costensione\u201d perch\u00e9 pi\u00f9 marcata sia la fede nella presenza di Cristo, che pur non vediamo<\/strong>. A partire da questo momento si innestano una serie di manifestazioni religiose popolari collaterali, paraliturgiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra queste vi \u00e8 caratteristica la cosiddetta visita ai \u201csepolcri\u201d. Chi per fede, chi per curiosit\u00e0, ci si muove nella notte del Gioved\u00ec Santo per le vie della citt\u00e0 in visita agli altari delle chiese addobbati solennemente.\u00a0C&#8217;\u00e8 chi, a questo punto, si affretta subito a precisare che \u201c\u00e8 sbagliato\u201d parlare di &#8220;sepolcri&#8221;, perch\u00e9 \u201cGes\u00f9 non \u00e8 ancora morto\u201d, e robe simili: si deve dire \u201caltare della reposizione\u201d!&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, <strong>il termine latino &#8220;<em>Repositorium&#8221;<\/em> (da cui evidentemente derivano le parole \u201crepositorio\u201d e \u201creposizione\u201d) significa proprio \u201csepolcro\u201d!<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/santamariaelemosina.files.wordpress.com\/2012\/03\/ven-santo-12-023.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-2007 aligncenter\" title=\"ven santo 12 023\" src=\"http:\/\/santamariaelemosina.files.wordpress.com\/2012\/03\/ven-santo-12-023.jpg\" alt=\"\" width=\"409\" height=\"306\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allora la questione \u00e8 un\u2019altra: perch\u00e9 a questi altari \u00e8 legato (piaccia o meno) il riferimento alla custodia di un corpo senza vita? Siamo tutti ben d\u2019accordo, infatti, che Cristo, presente nelle specie eucaristiche, \u00e8 il Vivente per eccellenza.<\/p>\n<p><script async src=\"\/\/pagead2.googlesyndication.com\/pagead\/js\/adsbygoogle.js\"><\/script><br \/>\n<!-- Sme17 --><br \/>\n<ins class=\"adsbygoogle\" style=\"display: block;\" data-ad-client=\"ca-pub-4509070387187063\" data-ad-slot=\"8792922236\" data-ad-format=\"auto\"><\/ins><br \/>\n<script>\n(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});\n<\/script><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019origine del rito dei &#8220;Sepolcri&#8221; \u00e8 molto risalente. Ci aiuta in questo J.A.\u00a0Jungmann, che cos\u00ec scrive ne <span style=\"font-family: Times New Roman;\"><em><span style=\"font-family: Times New Roman;\">La liturgia della Chiesa: &#8220;<\/span><\/em><\/span><em>All\u2019inizio del secondo millennio&#8230; <strong>dal Venerd\u00ec Santo al mattino di Pasqua si vegliava presso l\u2019Eucaristia deposta insieme alla croce in un \u201csepolcro\u201d.<\/strong> In tal modo si intendeva onorare le 40 ore di permanenza del corpo di Ges\u00f9 nel sepolcro&#8221;.<\/em> Sta proprio\u00a0qui l&#8217;origine\u00a0della pratica delle\u00a0Quarantore, che nel secolo XVI si \u00e8 venuta a staccare dalla Settimana Santa per formare una funzione a s\u00e9 stante. Prosegue lo storico: <em>&#8220;Gi\u00e0 nel II secolo apprendiamo che venivano onorate le 40 ore, durante le quali il Signore giacque nel sepolcro, con un digiuno completo di altrettante ore (Eusebius, Hist. Eccl. V, 24). In seguito <strong>si svilupp\u00f2, soprattutto nei paesi nordici, l\u2019uso di erigere nelle chiese il \u2018Santo sepolcro\u2019<\/strong>, e il Venerd\u00ec Santo (o anche gi\u00e0 il Gioved\u00ec Santo, dopo la messa)\u00a0aveva luogo la deposizione nel sepolcro<\/em>&#8220;. Si onorava in tal modo lo spazio di tempo del riposo del Signore nel sepolcro. <strong>Secondo la tradizione, infatti, sarebbero 40 le ore\u00a0in cui il corpo di\u00a0Ges\u00f9 sarebbe rimasto\u00a0nel potere della morte<\/strong>, calcolate tra le 3 del pomeriggio del Venerd\u00ec Santo e le 7 della domenica di Pasqua.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/santamariaelemosina.files.wordpress.com\/2012\/03\/sepolcro-011.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright wp-image-1910\" title=\"Digital StillCamera\" src=\"http:\/\/santamariaelemosina.files.wordpress.com\/2012\/03\/sepolcro-011.jpg\" alt=\"\" width=\"370\" height=\"278\" srcset=\"https:\/\/www.santamariaelemosina.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/sepolcro-011.jpg 370w, https:\/\/www.santamariaelemosina.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/sepolcro-011-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 370px) 100vw, 370px\" \/><\/a>Ancora\u00a0in epoca carolingia \u00e8 attestata la custodia delle Ostie consacrate in un apposito altare, al termine della Messa\u00a0&#8220;in Coena Domini&#8221;. Ci\u00f2 \u2013 \u00e8 utile ricordarlo \u2013 accadeva ad eccezione di tutti gli altri giorni dell\u2019anno, in cui l\u2019Eucaristia veniva conservata nelle sagrestie. Poich\u00e9 i giorni del Venerd\u00ec e del Sabato Santo erano, infatti, a-lituirgici, ovvero giorni in cui non si celebrava il sacrificio della Messa, era necessario conservare delle \u201criserve\u201d per la Comunione dei fedeli. <strong>Questa custodia eccezionale era legata, dunque, proprio ai giorni della passione e morte di Ges\u00f9<\/strong>. Era evidente, pertanto, l&#8217;identificazione di\u00a0questi luoghi con quello spazio che conserv\u00f2 il corpo di Cristo in attesa della risurrezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"left\">Al riguardo, gli storici spiegano che questa storicizzazione dei fatti evangelici, cos\u00ec connaturale alla piet\u00e0 popolare, rappresenta una delle leggi che hanno contribuito alla stessa formazione del Triduo pasquale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/santamariaelemosina.files.wordpress.com\/2012\/03\/15.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-1911 alignleft\" title=\"15\" src=\"http:\/\/santamariaelemosina.files.wordpress.com\/2012\/03\/15.jpg\" alt=\"\" width=\"230\" height=\"307\" srcset=\"https:\/\/www.santamariaelemosina.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/15.jpg 230w, https:\/\/www.santamariaelemosina.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/15-225x300.jpg 225w\" sizes=\"(max-width: 230px) 100vw, 230px\" \/><\/a>A ci\u00f2 bisogna aggiungere, inoltre, che da sempre <strong>vi \u00e8 stata una stretta identificazione tra l&#8217;altare e il sepolcro di Cristo<\/strong>. Si fa riferimento, a tal proposito, ad una\u00a0celebre visione di San Gregorio Magno, in cui il Cristo gli appare proprio sull&#8217;altare nell\u2019atto di uscire dal sepolcro con i segni della passione.\u00a0Cos\u00ec nel tardo Medioevo cominciarono a poco a poco a edificarsi tabernacoli fissi sull&#8217;altare in grado di rievocare il sepolcro di Cristo, in continuit\u00e0 con la florida simbologia che spesso identificava la torre eucaristica o la nicchia nella quale si conservava l&#8217;eucaristia con il sepolcro. A partire dal Concilio di Trento il tabernacolo venne permanentemente intronizzato sull\u2019altare, sanandosi in tal modo la secolare bipolarit\u00e0 tra altare e tabernacolo dei secoli precedenti. <strong>Nel linguaggio della liturgia si conserva, infatti,\u00a0l&#8217;idea che il Tabernacolo sia il sepolcro che contiene il corpo di Cristo Risuscitato<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nello scorrere dei secoli, dunque, si conserv\u00f2 l\u2019usanza di allestire in modo particolarmente ricercato l\u2019altare che custodisce le specie eucaristiche nei giorni del Triduo. Dal XVI secolo in poi s\u2019impose, soprattutto nell&#8217;Europa settentrionale, l\u2019usanza di deporre in un sepolcro l\u2019immagine del Redentore morto, circondata da lumi e fiori esponendo, sopra di esso, il SS. Sacramento nell\u2019ostensorio coperto da un velo. <strong>In Italia la riserva veniva custodita in un \u201c<em>repositorium<\/em>\u201d a forma di urna, chiusa a chiave, che in molti casi ricorda una vera e propria bara (ancora oggi ampiamente utilizzata)<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il luogo della custodia, infatti, in tali giorni Santi, mantenne un carattere straordinario: non poteva essere\u00a0il\u00a0tabernacolo che custodiva le Sacre Specie nel resto dell&#8217;anno, ma un luogo magnificamente ornato, che, in conformit\u00e0 alla lunga tradizione richiamata,\u00a0richiamava il sepolcro<\/strong>. Lo stesso termine \u201c<em>repositorium<\/em>\u201d, come detto, \u00e8 legato al concetto stesso di sepolcro. Nella chiesa velata e oscurata, questo spazio restava l\u2019unico angolo in cui si concentrava l\u2019attenzione dei fedeli attorno al Signore, in attesa della Sua resurrezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><script async src=\"\/\/pagead2.googlesyndication.com\/pagead\/js\/adsbygoogle.js\"><\/script><br \/>\n<!-- Sme17 --><br \/>\n<ins class=\"adsbygoogle\" style=\"display: block;\" data-ad-client=\"ca-pub-4509070387187063\" data-ad-slot=\"8792922236\" data-ad-format=\"auto\"><\/ins><br \/>\n<script>\n(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});\n<\/script><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi, com&#8217;\u00e8 noto, l&#8217;altare della reposizione viene utilizzato dalla sera del Gioved\u00ec Santo, fino alla\u00a0Liturgia della Passione del Venerd\u00ec Santo, al termine della quale, le Ostie eventualmente rimaste vengono riposte in un luogo nascosto, al di fuori della chiesa. Ci\u00f2 tende a sottolineare propriamente l&#8217;assenza anche fisica del Signore nelle ore in cui il suo corpo \u00e8 rimasto nel sepolcro. Tale <strong>mutamento rituale<\/strong>, rispetto all&#8217;origine i questi altari, nati proprio per evidenziare con solennit\u00e0 la permanenza di Ges\u00f9 nel sepolcro, ci fa capire perch\u00e9\u00a0da pi\u00f9 parti\u00a0oggi si tenda a correggere\u00a0l&#8217;espressione &#8220;altare del sepolcro&#8221; con &#8220;altare della reposizione&#8221;. <strong>Il termine &#8220;sepolcro&#8221;, tuttavia, non \u00e8 sbagliato, perch\u00e9 ne esprime\u00a0il suo originario significato e un intrinseco elemento connaturale al Corpo eucaristico del Signore<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dal periodo\u00a0barocco in avanti\u00a0si\u00a0registr\u00f2 una vera e propria apoteosi di macchinari, le c.d. \u201cmachinae\u201d, comprendenti sontuosi arredi e addobbi dell\u2019altare della reposizione<\/strong>. Tra gli addobbi tipici di questi altari, ancora oggi in uso soprattutto nell&#8217;Italia meridionale, vanno ricordati i fiori bianchi e i germogli dei semi di grano\u00a0o di lenticchie, coltivati al buio, che simboleggiano il passaggio dalle tenebre della morte alla vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><br \/>\nIn passato, veniva profuso grande impegno nell\u2019allestimento\u00a0dei ricchi addobbi del sepolcro col duplice intento di esprimere la propria fede\u00a0verso Ges\u00f9 Eucarestia nei giorni della sua Passione, e di creare l\u2019effetto \u201cstupore\u201d, per affascinare il fedele spettatore e muovere in lui sentimenti di adorazione al Santissimo Sacramento<\/strong>. Spesso all\u2019allestimento del sepolcro si accompagnava anche l\u2019addobbo\u00a0 della chiesa, con altre macchine e numerosi drappi ornamentali di vario colore. <strong>Talvolta, tra le diverse Confraternite o Parrocchie, si ingenerava una gara a chi avesse creato il \u201csepolcro\u201d pi\u00f9 bello<\/strong> (i limiti dell\u2019uomo sono tali). Studiosi di tradizioni popolari, tuttavia, rilevano che dagli anni \u201850, successivamente \u00a0al rinnovamento dei riti della Settimana Santa (tra il 1951 e il 1955), la prassi di addobbare sontuosamente l\u2019altare del sepolcro \u00e8 andata lentamente scemando.<\/p>\n<div id=\"yui_3_4_0_3_1333013931285_232\" style=\"text-align: justify;\"><img class=\"aligncenter\" src=\"http:\/\/farm3.staticflickr.com\/2519\/5845703292_7fc8bd89ed.jpg\" alt=\"\" \/><\/div>\n<div><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>Ai sepolcri erano collegate le visite organizzate di gruppi di fedeli<\/strong>. Da qui il detto della \u201cvisita alle sette chiese\u201d, perch\u00e9 occorreva visitarne &#8211; secondo un&#8217;usanza popolare &#8211; un numero dispari, tra 5 e 7. <strong>A queste visite, dal 500 in avanti, cominci\u00f2 ad accompagnarsi anche una statua del \u201cChristus Patiens\u201d, che guidava i fedeli in queste processioni, soprattutto nei territori di tradizione spagnola<\/strong>. Ne sono testimonianza molte processioni del Cristo alla colonna o dell&#8217;<em>Ecce Homo<\/em> che si svolgono, ancora oggi, il Gioved\u00ec Santo.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da segnalare, tra le ulteriori peculiarit\u00e0 tradizionali del Sacro Triduo, che\u00a0in questi\u00a0giorni <strong>le donne evitavano\u00a0 di spazzare per terra e raccomandavano ai figli di non correre o saltare, perch\u00e9 Ges\u00f9 era a terra, nel \u201csepolcro\u201d. Tutta la terra, pertanto, era Santa!<\/strong><\/p>\n<p><script async src=\"\/\/pagead2.googlesyndication.com\/pagead\/js\/adsbygoogle.js\"><\/script><br \/>\n<!-- Sme17 --><br \/>\n<ins class=\"adsbygoogle\" style=\"display: block;\" data-ad-client=\"ca-pub-4509070387187063\" data-ad-slot=\"8792922236\" data-ad-format=\"auto\"><\/ins><br \/>\n<script>\n(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});\n<\/script><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La visita alle chiese, dove \u00e8 custodito il SS. Sacramento, \u00e8 ancora oggi, al di l\u00e0 delle mutate circostanze sociali e culturali un\u2019occasione molto opportuna per riflettere nel silenzio della preghiera personale sul mistero\u00a0pasquale del Signore Ges\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Certamente l&#8217;Eucaristia \u00e8 il &#8220;sacramento della presenza&#8221;.<\/strong> Ma ad essa non \u00e8 estranea l&#8217;esperienza della Passione, Morte e Sepoltura del Signore. <strong>Nell&#8217;Eucaristia Ges\u00f9 si rende presente come Signore, ma\u00a0contemporaneamente si\u00a0offre inerme<\/strong>. E&#8217; &#8220;l&#8217;impotente efficace&#8221;, per dirla con una definizione del card. Scola.\u00a0E&#8217; una presenza sacrificata, consegnata, che si rimette alla nostra libert\u00e0, lasciandosi anche rinchiudere in un&#8217;urna, in\u00a0una passivit\u00e0 che \u00e8 solo apparente. <strong>In attesa di vederlo uscire dal sepolcro di molti cuori<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una riflessione sull&#8217;origine degli altari dei sepolcri, allestiti per la custodia\u00a0delle specie eucaristiche nei giorni del Triduo pasquale. 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