In questo 10 ottobre, ricorrenza liturgica della Madonna dell’Elemosina, riproponiamo la riflessione di S. E. Mons. Raffaele De Angelis, Vescovo dell’Eparchia di Piana degli Albanesi, pronunciata a Biancavilla il 30 agosto 2026, in occasione della solennità estiva della Madre dell’Elemosina.

Carissimi fratelli e sorelle,

è per me una grande gioia essere oggi in mezzo a voi, nella solennità di Maria Santissima dell’Elemosina, Patrona e Madre di questa amata comunità di Biancavilla.

Vengo a voi dalla Chiesa di Piana degli Albanesi e sento che questo incontro non è semplicemente la visita di un Vescovo a una comunità sorella. C’è qualcosa di più profondo: ci ritroviamo davanti alla stessa Madre, dentro una storia che, attraverso l’icona della Madonna dell’Elemosina, ha saputo unire popoli, generazioni e tradizioni diverse.

Nella tradizione della Chiesa d’Oriente, l’icona non è semplicemente un’immagine da contemplare. È una finestra sul mistero. Attraverso il volto raffigurato, il nostro sguardo viene condotto oltre l’immagine, verso la persona che essa rappresenta. E davanti all’icona accade qualcosa di ancora più profondo: non siamo soltanto noi a guardare Maria; ci lasciamo guardare da Lei. Per questo sono particolarmente significative le parole dell’Arcivescovo Renna: «Tutta Biancavilla si rispecchi nelle pupille di Maria». È un’immagine semplice, ma straordinariamente ricca.

La pupilla è piccola, eppure è capace di riflettere ciò che ha davanti. Rispecchiarsi negli occhi di Maria significa consegnarle ciò che siamo, ma anche permettere che il suo sguardo trasformi il nostro. Maria ci insegna a vedere come vede lei, o meglio, come vede Dio.

Come vede Maria? Come sono le sue pupille? Maria, la Madre che si accorge.

Il Vangelo ci presenta Maria come una donna capace di accorgersi. A Cana, mentre gli altri sono ancora immersi nella festa, Maria si accorge che manca il vino. Non è un dettaglio secondario: è la percezione di una difficoltà prima ancora che essa diventi pubblica e imbarazzante; Maria vede ciò che altri non vedono. Questa è una delle caratteristiche più belle della sua maternità. Maria non si limita a stare accanto a noi nei momenti solenni. È presente nelle necessità concrete della vita.

Maria, la Madre che sa guardare oltre la superficialità.

Guarda Elisabetta e riconosce la gioia di una promessa compiuta; guarda Giuseppe e accoglie il mistero della sua vocazione; guarda il Figlio sulla croce e rimane lì, quando sarebbe più facile fuggire. Questo è lo sguardo che siamo chiamati ad imparare. Uno sguardo capace di andare oltre le apparenze. Quante volte nella vita ci fermiamo a ciò che una persona mostra esteriormente! Maria, in

vece, ci insegna che dietro un comportamento può esserci una ferita; dietro una chiusura può esserci una paura; dietro una persona che sbaglia può esserci una richiesta di aiuto; dietro un giovane che sembra disinteressato può esserci una domanda che non riesce ancora a formulare.

E qui comprendiamo anche il titolo che la Chiesa ha dato a questa immagine: Madonna dell’Elemosina. L’elemosina evangelica non è soltanto dare qualcosa. È accorgersi dell’altro. Se ci rispecchiamo davvero nelle pupille di Maria, allora anche i nostri occhi dovranno diventare occhi capaci di misericordia. La Madonna dell’Elemosina ci educa così a una fede che passa dal vedere al fare, dalla percezione alla responsabilità. Il Samaritano della parabola vede l’uomo ferito sulla strada. Ma, a differenza degli altri, non prosegue il suo cammino.  Si ferma. Questo è il passaggio decisivo. La misericordia comincia quando permettiamo alla necessità dell’altro di modificare i nostri programmi.

Non possiamo, quindi, celebrare Maria e rimanere indifferenti davanti a chi soffre. Non possiamo venerare la Madre dell’Elemosina e non accorgerci delle solitudini che abitano le nostre case. Non possiamo portare l’immagine della Madonna per le strade e poi non essere disposti a fare qualche passo verso chi è rimasto ai margini. La festa patronale diventa autentica quando ciò che celebriamo sull’altare entra nella vita quotidiana.

Carissimi, la presenza degli Arbëreshë in Sicilia è una testimonianza preziosa di come culture e tradizioni possano incontrarsi senza annullarsi. Piana degli Albanesi e Biancavillaappartengono a storie diverse, ma si riconoscono nella stessa fede, perché tutto può diventare ricchezza quando Cristo rimane al centro.

Come Vescovo di Piana degli Albanesi, sono particolarmente felice di vivere questa celebrazione davanti a un’icona che i vostri antenati portarono con sé. Questa icona non è solo un oggetto prezioso, ma è memoria, promessa, è legame con una terra che sono stati costretti a lasciare; è presenza familiare nel cammino di un popolo che aveva conosciuto lo sradicamento. Allora come oggi, questa icona continua a raccogliere attorno a sé una comunità.

Avete pertanto una grande responsabilità: la memoria dei nostri padri non può diventare soltanto celebrazione del passato. Essa ci offre una chiave per leggere il presente. Viviamo infatti in un tempo nel quale milioni di persone continuano a lasciare le proprie case: per cercare un futuro migliore; perché costretti dalla guerra, dalla persecuzione, dalla povertà. “Rispecchiarsi nelle pupille di Maria” significa non dimenticare che, ancora oggi, il mondo continua ad essere pieno di uomini e donne in cammino, di persone/stranieri che cercano rifugio: tutti costoro devono diventare nostri fratelli.

«Tutta Biancavilla si rispecchi nelle pupille di Maria». Non soltanto alcuni: tutta Biancavilla. Le istituzioni, le famiglie, la chiesa, gli anziani, i bambini, i giovani. Tutti possiamo entrare nello sguardo di Maria.

Maria dell’Elemosina prega per la Chiesa di Sicilia e per il mondo intero. Amen.

                                                                     +Raffaele De Angelis

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