Novena dell'Immacolata: 7° giorno

Madre di Dio
 
L’uomo pensa spesso: Dio è troppo lontano da questa terra, vive in una dimensione totalmente diversa, inaccessibile e di conseguenza non può comprendere ciò che gli umani vivono, a partire dai primi istanti della vita per arrivare alla sofferenza e alla morte. Ciò che invece la fede cristiana afferma e proclama è tutto il contrario:  è vero Dio che è Dio, tutt’altra cosa rispetto agli uomini, Essere perfetto, onnipotente ed eterno, però questo Dio si è reso così vicino all’uomo al punto da prendere la stessa natura umana. Paradosso: Dio si è fatto uomo in Cristo. In Lui sono unite la divinità e l’umanità. Per il gioco dei vasi comunicanti, in questo modo ciò che è propriamente divino viene comunicato all’umanità e ciò che è proprio dell’umanità viene comunicato alla divinità. Semplificando: Gesù è vero uomo e vero Dio; ha provato e vissuto cosa significa essere umani, ha avuto fame, ha avuto bisogno di cure, di affetto, ha avuto sete, ha avvertito il caldo e il freddo, ha conosciuto tradimento e falsità, ha sperimentato sofferenza e morte. Dio sa chi è l’essere umano. Essendo Gesù anche Dio, ha comunicato all’uomo la grazia, la vita di gioia e di amore soprannaturale, ha schiuso la porta della morte donando la risurrezione. Tutto questo è il mistero del cristianesimo  che si inaugura proprio nel mistero del Natale: Dio si fa uomo, l’uomo viene unito a Dio, un vero e proprio sposalizio.
 
Nel grembo di Maria avviene questa unione. Lei che dà il corpo a Gesù, essendo Gesù il Figlio di Dio, è anche madre di Dio: per tal motivo nella preghiera dell’Ave Maria viene invocata come Madre di Dio. Mistero altissimo. Il mistero ancora più insondabile è che anche in noi vive il Figlio di Dio, nel battesimo abbiamo ricevuto il seme della vita di Cristo. Allora ciò che vivo io non è sconosciuto a Dio! Lui sa cosa vuol dire essere uomini con tutto ciò che comporta, comprende ogni fatica e ogni gioia umana; e nello stesso tempo guardando a Lui posso imparare a vivere il soprannaturale nel quotidiano, sperimentare la vita divina nella mia carne, già su questa terra.
 
Impegno:
– ricordandomi che sono figlio di Dio, invocherò Maria: Madre di Dio, aiutami nel mio cammino.

Novena dell'Immacolata: 5° giono

Santa Maria

Entriamo nella seconda parte dell’Ave Maria. Dopo aver riconosciuto le meraviglie che Dio ha compiuto nella vita di Maria, adesso ci rivolgiamo a Lei chiedendo il suo aiuto, la sua preghiera e intercessione. Invochiamo Maria perché è Santa e lo è principalmente per due motivi: è stata avvolta e fecondata dallo Spirito di Dio ed ha accolto nel suo grembo Gesù che è il Santo. Il secondo motivo della santità di Maria è la sua vita: non ha avuto un’esistenza facile, ha conosciuto la povertà, è stata emigrante in Egitto per fuggire ad Erode che voleva uccidere il bambino, ha conosciuto la sofferenza ai piedi della croce. Anche se aveva avuto il privilegio di concepire il Santo, la sua vita è stata un vero cammino in salita vissuto nella fede.

Apprendiamo, pertanto, che la santità è innanzitutto un dono: Dio vuol far partecipare della sua vita di luce, di pace e di bellezza. Basta accogliere Cristo Gesù nella propria vita e tutto viene di conseguenza. Dall’altro lato la santità è anche un impegno personale, è un cammino di tutta la vita, tra un cadere e un rialzarsi, in un ricominciare sempre credendo nell’amore di Dio per noi, desiderando di diventare santi. Potremmo dire che la santità è un gran desiderio di voler diventare più umani, belli e graditi davanti a Dio, non davanti agli uomini. Maria ci indica questo percorso di santità.
Santi si diventa, basta cominciare e ri-cominciare, con l’aiuto di Dio.

Impegno:
– mi eserciterò a desiderare la santità: chiederò nel mio cuore al Signore “aiutami ad essere come tu mi vuoi”.

Novena dell'Immacolata: 4° giorno

Benedetto il frutto del tuo grembo, Gesù
 
Eccoci nel cuore della preghiera dell’Ave Maria. Dopo averla proclamata benedetta fra tutte le donne, la cugina Elisabetta dichiara benedetto il frutto del suo  grembo, ciò che ha concepito e che darà alla luce. È il centro di tutta la preghiera perché Gesù è Colui attorno al quale ruota ogni cosa: il concepimento di Maria è in vista di Lui, il Messia era atteso da secoli. È venuto nel mondo per portare il mondo a Dio. Che mistero! Pensare che nella storia innumerevoli uomini e donne di ogni luogo e tempo hanno scelto di amare Cristo, di seguirLo dando anche la propria vita per Lui, cambiando la propria esistenza radicalmente per adeguarsi a ciò che il suo Vangelo chiede.
 
Come è possibile tutto ciò? Che cosa avrà di particolare Costui? Era una domanda che si facevano anche le persone del suo tempo quando, girando per le strade della Palestina, Gesù parlava di un amore più grande, che viene da Dio. Non ha avuto paura di affrontare chi lo detestava e odiava, non si è tirato indietro quando lo hanno minacciato di morte e sorprendentemente ha accolto non solo chi era sofferente ma la sofferenza stessa. Schernito e condannato, dopo aver trascinato per le vie di Gerusalemme un pezzo di legno su cui sarebbe stato trafitto, è stato esposto a tutti appeso ad una croce: ECCE HOMO, disse Pilato; – “eccolo l’eroe che voleva cambiare il mondo con l’amore” – qualcuno avrà detto! E’ andato fino in fondo, dentro la morte, ogni tipo di morte, e lo hanno rivisto vivo dopo tre giorni.
Maria ha portato Gesù nel grembo, una benedizione per tutti coloro che lo accolgono.
Ci conforta la testimonianza di tutte quelle persone che hanno fatto della loro vita un ruotare attorno a Cristo, si sono de-centrate, facendo di Lui, della sua Parola, della sua Volontà, il baricentro, vivendo tutte le decisioni e le azioni in vista di Lui.
 

Impegno:

  • Durante la giornata mi fermerò qualche istante e rientrando nel mio profondo dirò:“Voglio che Tu, Cristo Gesù, sia il centro della mia vita”;

Novena dell'Immacolata: 3° giorno

Benedetta fra le donne

«Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!»

Elisabetta definisce Maria benedetta fra tutte le donne! Riconosce in lei, giovane donna, una benedizione speciale: Dio si è chinato su di lei, l’ha amata e ricolmata di ogni attenzione e l’ha scelta per far venire al mondo il Cristo. La benedizione è un gesto di benevolenza, di vicinanza, di aiuto di Dio verso l’uomo e spesso noi stessi, quando riceviamo qualcosa di bello e di gratuito che ci era necessario, diciamo che è stata “una vera benedizione”. Così come quando si chiede una benedizione ad un sacerdote s’intende ricevere un gesto di attenzione, di protezione, di bontà da parte di Dio. Fino a qualche generazione fa, quando un figlio voleva il benestare da parte dei genitori per una scelta importante (un viaggio, una decisione di vita, ecc…), chiedeva la benedizione dei genitori: era un momento importante e solenne. Molti genitori benedicono i loro figli prima che vadano a letto, con una preghiera, un gesto di affetto, un segno di croce fatto sulla fronte.

Certamente la benedetta fra tutte le donne era una donna che viveva la sua benedizione nella bontà, nella mitezza, nella gioia, nella pace, nella fedeltà, nel dominio di sé: questi sono i frutti di una vera benedizione, e di sicuro li diffondeva intorno a sé nelle piccole cose che faceva ogni giorno, nella sua Nazareth. Non malediva nessuno, non era aggressiva, non era gelosa, non alimentava divisioni. Una vera donna Maria, sposa e madre, sorella e amica, con le mani intente a fare il bucato, ad impastare il pane, a rammendare i panni… ma nel cuore un amore grande per il suo Signore.
Lei, la benedetta, continua a benedire i suoi figli; a Lei chiediamo di benedirci tutti.
Vivere da benedetti e diffondere benedizioni. Non è forse possibile anche a noi?
 
Impegno
– Vivrò con un cuore rinnovato, da benedetto/a chiedendo a Dio di benedirmi e a mia volta benedirò e non maledirò, anche quando mi verrà da reagire male verso qualcuno.

Novena dell'Immacolata: 2° giorno

Il Signore è con te

«Non temere, Maria, il Signore è con te»

È consuetudine, nella Bibbia, ritrovare questa espressione quando Dio chiama qualcuno per affidargli un compito. La persona interpellata, chiamata, risponde quasi sempre con un’obiezione di questo tipo: “non ne sono capace, non ne ho la forza”. Il Signore non demorde dal suo intento e ribatte all’obiezione: “Io sono con te, non aver paura”. Con ciò Egli garantisce una forza supplementare alle capacità umane, un’assistenza interiore che non lascia sola la persona dandole la certezza che si può arrivare in fondo e raggiungere l’obiettivo anche se molto alto. Dinanzi a questa garanzia offerta, chi è chiamato non può rifiutare. Nella coscienza di Maria c’è il senso di inadeguatezza a questo grande disegno: “come è possibile che avrò un figlio, addirittura il Figlio di Dio?”. L’Angelo la rassicura e le spiega il disegno di Dio: il Signore, lo Spirito Santo è con Lei, la feconderà e la guiderà.

Le nostre relazioni dicono molto di noi stessi (un antico proverbio dice: dimmi con chi vai e ti dirò chi sei): proprio le tipologie di persone con cui abbiamo a che fare e che abbiamo scelto come amici dicono chi siamo noi.

Gli amici di Dio hanno la possibilità di crescere e migliorarsi. Molti pensano che avere Dio con sé sia garanzia di successo nelle cose che si fanno o che si desiderano, quasi come un talismano o un portafortuna; poi le cose non vanno come si pensavano e si abbandona la vita di fede. Oppure si evita Dio e tutto ciò che lo riguarda perché è visto come Colui che vuole togliere la libertà, privarci della gioia di vivere. Avere il Signore con sé significa essere noi dalla Sua parte, sapendo che Lui ha scelto per primo di essere al nostro fianco: per crescere come veri uomini e vere donne perché Dio è più grande di noi. Chi è con Dio non ha garanzie di successo nelle cose che compie… ma avrà la gioia vera, la pace del cuore, la certezza di non vivere a vuoto. Così è stato per Maria.

Dio è con te, ma tu sei con Dio?

Impegno:

– nella mia giornata mi fermerò alcuni istanti e, rientrando in me stesso, dirò a Dio: Sii con me, Signore, stai al mio fianco. Fammi capire cosa è giusto fare e dammi la forza di compierlo.

Novena dell'Immacolata: 1° giorno

Ave Maria, piena di grazia
 
 
 «Rallégrati, piena di grazia»
 
Siamo all’inizio del Vangelo di Luca e nelle parole rivolte dall’Angelo a Maria troviamo le prime parole dell’Ave Maria. Rallegrati, le dice (tradotto nella preghiera con Ave). Maria è invitata ad essere nella gioia perché il Signore l’ha guardata, l’ha pensata da sempre per un grande progetto. In quel «rallegrati» i nostri occhi sono aperti alla conoscenza di Maria come creatura singola vergine amata e costituita senza macchia, in maniera unica per concepire il Messia-Figlio di Dio, nostra pace. Avrà avuto 15-16 anni, già donna per quei tempi, e farà un’esperienza così unica che resterà per sempre nella storia e nell’eternità: sarà fecondata dallo Spirito di Dio, concepirà Gesù. Non ha compreso molto Maria, di sicuro, ma la grande disponibilità del suo cuore alla voce di Dio le ha permesso di acconsentire, di dire di sì.
 
Anche noi siamo scelti dall’eternità, chiamati alla vita: nessuno di noi è venuto al mondo per caso: certamente c’è stato il concorso dei genitori ma la persona, chi siamo noi interiormente, è stata una scelta di Dio a volerla: ognuno di noi è unico al mondo. La gioia che viene annunciata a Maria viene annunciata anche a ciascuno di noi. Ripetendo oggi “Ave Maria, piena di grazia” proviamo a sentire nel nostro cuore queste parole, come se ci fossero rivolte direttamente dall’Angelo: «Rallegrati, perché sei amato, sei amata da Dio. Non guardare i tuoi limiti, le tue incapacità, i tuoi sbagli; guarda ciò che Dio può compiere nella tua vita se tu gli dici di sì, se ti rendi disponibile a collaborare al suo progetto di pace e di amore. Se vuoi, puoi sempre ricominciare. Anche tu puoi essere pieno/a di grazia, perché la grazia è lo Spirito Santo che ti è stato già dato in dono nel battesimo e che è nel tuo cuore, ti dà forza e ti dice: fa il bene, evita il male, ama Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze, ama il prossimo tuo come te stesso».
 
Impegno:
–          penserò allo sguardo bello che Dio ha su di me: mi ama!