Il Culto a Maria SS. dell'Elemosina


Madre della Divina Misericordia


La prodigiosa Icona

Il culto alla Madonna dell’Elemosina a Biancavilla affonda le sue radici nella fondazione stessa della città. Nel 1482, a seguito della vittoria dei turchi musulmani in terra Greco-Albanese, una colonia di profughi, proveniente dalla città di Scutari e guidata da Cesare De Masi, sbarcò in Sicilia, portando con sè il suo tesoro più prezioso: l’icona bizantina della Madre di Dio “Eleùsa” (La Misericordiosa), una reliquia del soldato martire d’Arabia, S. Zenone, e una croce in legno di stile orientale.

La destinazione finale del piccolo gruppo di esuli era Palermo, ove contavano di congiungersi agli altri loro conterranei nell’attuale Piana degli Albanesi (una volta, Piana dei Greci). Durante il loro viaggio gli esuli sostarono a 30 km circa da Catania, in un campo denominato “Callicari”, proprietà dei Conti Moncada di Adernò.

icona Maria SS. dell'Elemosina Biancavilla

Qui, secondo la tradizione, dopo aver piantato l’accampamento, appesero la sacra Icona ad un albero di fico. Al mattino, al momento di riprendere il viaggio, gli esuli trovarono la loro icona interamente aggrovigliata fra i rami del fico, cresciuti nottetempo, al punto che non fu loro possibile districarla. L’evento prodigioso fu interpretato come la chiara volontà della Madre di Dio, che li aveva guidati nel cammino, di rimanere in quel luogo, ove il piccolo gruppo potesse trovare una nuova patria. Fu così che il Conte Gian Tommaso Moncada, signore del luogo, colpito dall’accadimento, concesse ospitalità alla colonia greco-albanese.

Patrona principale “ab immemorabili” e perpetua Protettrice

Dal Suo arrivo in terra di Callìcari, le grazie della Vergine Maria elargite sul popolo e sul territorio si sono susseguite copiose. Una tradizione popolare basata su numerose testimonianze e prove, vuole che ogni volta che la terra di Biancavilla fosse afflitta da una particolare siccità o da tempeste talmente violente tali da minacciare i raccolti, puntuale fu l’intervento della Santissima Vergine. Nella siccità del 1876, contro le previsioni di molti, la sacra immagine fu portata in processione con tempo sereno; non appena si giunse alla chiesa di S. Orsola, si riversò una tale ondata di pioggia, da dover tutti riparare nella chiesa per parecchie ore. Un fatto simile accadde di nuovo in tempi più recenti; nel maggio dell’anno 1948, nel secondo giorno di un triduo in onore della Santissima Vergine, secondo la testimonianza diretta del prevosto Gaetano Messina. Nel 1576 la peste fece grandi stragi in Sicilia, e la vicina Paternò ebbe circa 70 vittime, mentre il popolo di Biancavilla, grazie alle suppliche dei fedeli ne fu del tutto esente.

Biancavilla: “Civitas Mariae” (Città di Maria)

Nelle continue eruzioni dell’Etna, alle cui falde sorge il paese, nulla si ebbe mai a soffrire; così nel 1536 e nel 1603; ed ancora in quella più spaventosa del 1669, quando tredici paesi etnei furono distrutti. L’eruzione del 1879 era addirittura diretta verso Biancavilla. I biancavillesi, però, fidenti saldamente nella loro Madre, le rivolsero suppliche angosciose, finché la lava non ebbe deviato il suo corso “contro tutte le leggi della natura e le previsioni della scienza” al dire dell’illustre vulcanologo dell’Università di Catania, il prof. Silvestri. Biancavilla è rimasta incolume anche nei frequenti terremoti: una scossa violenta si ebbe nel 1693, provocando molte vittime in tutta la Sicilia orientale (16.000 vittime a Catania, 4.000 a Siracusa, ecc.) e specialmente nei paesi vicini a Biancavilla, che rimase illesa.
biancavilla-citta-di-mariaDal 2 Marzo 1883, per parecchi mesi si ebbero molti terremoti giornalieri senza interruzione, sì da costringere gli abitanti a rifugiarsi fuori dell’abitato, in capanne improvvisate. Le preghiere ferventi dei fedeli ottennero da Maria Santissima che nessuna casa crollasse e che non vi fosse nessuna vittima. Un ulteriore evento miracoloso si replicò il 30 Giugno 1942, quando un terribile terremoto ed un’eruzione lavica minacciarono di nuovo la città; la lava scendeva diretta su Biancavilla; il popolo, animato da viva fede, portò in processione l’Immagine sul fronte lavico, e con meraviglia, questo si arrestò alle ore 21 del 2 Luglio, giorno dedicato alla Madonna delle Grazie. La Santa Madre fu particolarmente vicina ai suoi fedeli anche in occasione delle angosciose giornate trascorse durante lo sbarco degli Anglo-Americani in Sicilia, nel luglio 1943. Biancavilla, in mezzo alla distruzione di case, palazzi, chiese, monumenti, avvenuta altrove, sembrava immancabilmente destinata alla stessa sorte, poiché le truppe tedesche, collegate con reparti motorizzati dell’esercito italiano, dopo la ritirata da Enna e dalla Piana di Catania, vi avevano posto il comando. Il sito di Biancavilla fu giudicato molto favorevole alla difesa perché naturalmente fortificato dall’alta rupe lavica, tagliata a picco ed estesa, come fascia insormontabile, a mezzogiorno dall’abitato, fino al limitare di Adrano. Il sito di Biancavilla, sfavorevole agli alleati, li spinse a posizionare le loro artiglierie sulle giogaie antistanti Regalbuto e Centuripe, in modo da sloggiare i tedeschi, evitando i possibili rischi di imboscate di un confronto diretto sul campo.
I Tedeschi dal loro canto avevano posizionato la loro artiglieria nei dintorni e sulla piazza principale nell’attesa dell’urto. Gli abitanti, mesti e silenziosi, trascinando pochi viveri e qualche indumento, s’inerpicarono sulle pendici dell’Etna con poca fiducia in cuore di ritrovare quanto avevano lasciato in città. L’unica fiducia era in Maria Santissima, rimasta sola a custodire il luogo di sua benedizione; molti facevano promesse esprimendo a fior di labbra la tenue speranza di ritrovare in Essa l’incolumità desiderata. Inaspettatamente, i Tedeschi si ritirarono, risolvendo di organizzare la difesa sopra Bronte, anche per dare agio all’esercito in rotta di attraversare lo stretto di Messina. In tal modo Biancavilla, non solo rimase miracolosamente illesa, ma non vi fu alcun saccheggio nelle case dei suoi abitanti. Solo quattro o cinque case furono distrutte. Occupata Biancavilla il 7 agosto 1943, i militari vi trovarono ben 52 bombe inesplose attorno e dentro la cittadina. I paesi vicini, Adrano, S. Maria di Licodia e Paternò, ebbero danni incalcolabili. Il Popolo, riconoscente verso la sua Madre e Regina, si riversò in massa nel suo santo Tempio per acclamarla “Sovrana degli eserciti” e “Potente Liberatrice”. Il Consiglio Comunale della città, riunito in seduta straordinaria, deliberava il 28 settembre 1948 l’Atto di Consacrazione al cuore Immacolato di Maria SS.ma venerata a Biancavilla col titolo di Madre e Regina dell’Elemosina.  Anche in tempi recenti, la Vergine dell’Elemosina si mostra benevola e pietosa; protesa a proteggere e custodire i suoi figli col suo sguardo di madre provvida e misericordiosa. Molti, ancora oggi, si rivolgono a lei per chiedere grazie, protezione e difesa della fede. Tante le Messe fatte celebrare in Santuario “per grazia ricevuta”. In massa, fedeli e devoti accorrono per omaggiarla nei giorni dell’annuale festa cittadina (ultima domenica d’agosto e 4 ottobre). 

La Bella Madre dell’Elemosina

incoronazioneL’icona misura 67×86 cm. ed è dipinta con colori a tempera d’uovo su legno di cedro. Lo stile è eminentemente greco-bizantino e la sua realizzazione si colloca in ambito cretese.  La tecnica, lo stile, i particolari, le fonti storiche e tradizionali permettono di poter datare l’icona agli inizi del XV secolo. L’immagine (della tipologia Elèusa) risente moltissimo per la parte mediana inferiore dell’influenza della notissima icona di Maria SS. del Perpetuo Soccorso, alla quale, fatta eccezione di qualche differenza cromatica, è assolutamente identica. Anche se poco visibili l’icona porta due (delle tre) stelle tipiche dell’iconografia mariana e simbolo di divinità.


Nelle solennità l’Icona viene rivestita da una “riza” (manta) in argento, oro e preziosi che ne esalta i lineamenti con decori di gusto tardo-barocco. Sul capo della Madonna e del Bambino sono presenti le corone in oro e preziosi, frutto degli ex- votodei biancavillesi.  La Madonna dell’Elemosina venne solennemente incoronata con decreto del Ven.le Capitolo della Basilica Papale Vaticana il 3 ottobre 1948, mentre il Bambin Gesù ebbe la sua corona regale il 26 agosto 1961. La riza è stata rifatta negli anni 1978-‘79 dall’artista veneziano Franco Mazzucco sul modello dell’originale che venne trafugato nel febbraio del 1979. Lavori di restauro e di rifinitura del prezioso manufatto sono stati portati al temine nel luglio 2014; quando è stata terminata la ricca cornice barocca, la raggiera d’argento e il “Fanone del Bambino”. Nel contempo sono stati aggiunti e ri-sistemati i preziosi ex-voto donati nel tempo da parte di autorità ecclesiastiche, Ordini cavallereschi e Popolo.

Il titolo “Mater Elemosinae”, inoltre, traduce il greco “Eleùsa” (misericordiosa, pietosa, che ha compassione), ed esprime un particolare attributo di Maria: Madre di Misericordia. Tale appellativo venne per primo attribuito da S. Oddone (+ 942) per celebrare la Vergine che ha generato Gesù Cristo, che è la Misericordia visibile dell’invisibile Dio misericordioso: perciò Maria, in quanto Madre di Cristo, è anche Madre della Misericordia, che offre attraverso le sue braccia per la salvezza di tutti gli uomini ed intercede potentemente come divina amministratrice delle Grazie. Questa fiducia nella potente intercessione della Madonna si esprime nella celebrazione della sua bellezza; come Lei stessa rispose quando interrogata: “Sono così bella perchè amo così tanto.” In Maria il vero e il bene si offrono alla contemplazione e dalla loro simbiosi scaturisce il bello. Maria, infatti, per i siciliani, prima ancora che “Santa” è “Bella”, perciò si continua ad invocarla tra la gente comune col titolo di “Bedda Matri” in particolare a Biancavilla “Bedda Matri ‘a Limosina” (la Bella Madre dell’Elemosina).

madonna

La particolare raffigurazione degli organi di senso (occhi senza luccichìo, orecchie di forme strane, naso sottile e lungo, narici piccole, bocca sempre chiusa), esprimono la sordità alle manifestazioni del mondo, un distacco da ogni eccitazione. Il volto appare trasfigurato, eterno, esso appartiene al mondo spirituale; la bellezza è la purezza spirituale. Le vesti seguono il corpo in perfetta logica, ma non mostrano la materia reale e concreta; il ritmo delle pieghe, il colore e la distribuzione delle luci e delle ombre sono sottoposti alle leggi dell’armonia e dell’equilibrio, e nell’economia dell’icona esprimono “l’abito dell’incorruttibilità”.