La Grande Festa Estiva 2011

buxL’inarrestabile fascino della Tradizione cattolica! Eventi straordinari hanno segnato la Grande Festa Estiva del 2011 che passerà alla storia per la celebrazione, dopo 40 anni dalla riforma liturgica post-conciliare, della Messa in forma solenne secondo il rito tridentino. Ad officiare la Messa, venerdì 27 agosto, è stato Don Nicola Bux, Consultore delle Congregazioni per la Dottrina della fede e delle Cause dei Santi, consulente dell’Ufficio Liturgico delle Celebrazioni del Sommo Pontefice e amico personale di Benedetto XVI.

Per l’occasione, sono giunti nella Basilica Santuario di Biancavilla molti fedeli provenienti da diverse parti della Sicilia. Presenti anche alcuni seminaristi delle Diocesi della Sicilia orientaleIl servizio all’altare è stato prestato da un numeroso gruppo di ministranti biancavillesi, coordinati dal Collegio liturgico “CardFrancica Nava” del Santuario di S. Maria dell’Aiuto di Catania. Il programma musicale (articolato in antifone gregoriane e brani di musica classica) è stato eseguito dai giovani dell’Associazione “Maria SS. dell’Elemosina” diretti dal  Giuseppe Malgioglio, con la straordinaria partecipazione del M° Paolo Cipolla e accompagnati all’organo da Vincenzo Benina, studente presso il Conservatorio musicale di Catania.

Dopo la celebrazione, Don Bux si è intrattenuto presso il giardino botanico di Palazzo Portale per  una conferenza spirituale sul tema “Adorare Dio in spirito e verità, sull’esempio della Vergine Maria”, a partire dall’ultimo suo libro intitolato “Come andare a messa e non perdere la fede”.

L’occasione – ha spiegato il Presidente dell’Associazione “Maria SS. dell’Elemosina” Giuseppe Santangelo – è stata data dal rendimento di grazie che quest’anno tutta la Chiesa rende al Signore per il 60° anniversario di sacerdozio del Santo Padre Benedetto XVI (1951-2011). È stato proprio il Romano Pontefice che, con lucida intuizione, nel 2007 ha restituito alla Chiesa il tesoro della liturgia tradizionale con il Motu Proprio Summorum Pontificum, con il dichiarato obiettivo di favorirne la conoscenza tra i fedeli, trattandosi di un tesoro prezioso da conservare. Significativa, al riguardo, l’affermazione di Benedetto XVI: “Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso”.

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Perché una celebrazione della Santa Messa in rito straordinario, dopo 40 anni dalla riforma liturgica, e perché una conferenza a partire da un libro dal titolo piuttosto provocatorio: “Come andare a Messa e non perdere la fede”? A questa domanda ha risposto Alessandro Scaccianoce, Responsabile delle Attività Culturali dell’Associazione “S.M.E.”,  il quale ha ricordato come nel 1997 proprio l’allora card. Joseph Ratzinger scriveva:“ la crisi ecclesiale in cui ci troviamo dipende in gran parte dal crollo della liturgia”. Evangelizzazione e liturgia (ovvero fede vissuta e fede celebrata), quindi, sono strettamente connessi“È dal primato di Dio – ha detto Scaccianoce –  che possiamo trovare la risposta alla crisi del nostro mondo contemporaneo. Crisi di valori, crisi del sistema economico, crisi sociale. Un certo pensiero ateo e materialista, insinuatosi anche all’interno della Chiesa, ha fatto addirittura credere che non fosse neanche troppo importante la liturgia e la preghiera. Ma sappiamo bene che non ci può essere vita buona e beata senza liturgia, intesa come veicolo della grazia sacramentale, né d’altra parte ci può essere una liturgia autentica che non diventi vita buona anticipando la beatitudine del cielo qui sulla terra”. A don Bux va il merito di aver avuto il coraggio, nel suo libro, di dire che oggi possiamo ritrovarci a messa e annoiarci, sbuffare per le lungaggini del prete di turno e per le omelie che non parlano più delle splendide verità della nostra fede, per la sciatteria e la banalità dei canti, per la trasandatezza, l’approssimazione e l’improvvisazione. Oppure possiamo trovarci sbalorditi per certe invenzioni e stravaganze. Il tutto animato forse dal desiderio di rendere più appetibile e comprensibile la liturgia (soprattutto per i giovani!), ma in realtà con l’effetto opposto di banalizzare il rito, cancellandone la bellezza, la sacralità e il senso di trascendenza.

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A tal riguardo, don Nicola ha ribadito con grande meraviglia, che dopo il 2007 sono proprio i giovani che spesso chiedono di celebrare la Messa antica, sfatando la leggenda che li caratterizza come apatici e disinteressati alle cose religiose. Una Messa antica ma amata dai giovani: non è un paradosso? Per lui no, che gira per l’Italia e all’estero celebrando Messe nella forma straordinaria del rito romano e tenendo conferenze. “i ragazzi si approcciano alla fede ricercando il senso del Mistero – ha detto don Bux – e lo trovano in maniera evidente nella Messa celebrata in forma straordinaria. Il ritorno al rito tradizionale favorisce in una dimensione verticale l’incontro con Dio in un mondo contemporaneo in cui lo sguardo dell’uomo è ripiegato su se stesso e sulla dimensione materiale dell’esistenza. In questo senso questo rito ha favorito una sorta di “contagio” spirituale benefico”.

“L’uomo di oggi – ha precisato don Nicola – ha un forte bisogno di sacro, non ne può più della secolarizzazione che tra l’altro ha prodotto la crisi economica. Persino la liturgia oggi parla di più dell’uomo che di Dio”Ad esempio, il prete che dà le spalle al tabernacolo è un vero e proprio obbrobrio per don Bux. Sarebbe opportuno, spiega da esperto di teologia liturgica, che il  celebrante si collocasse in un lato dell’altare, lasciando il tabernacolo al centro della chiesa, rimettendo il crocifisso quale punto focale dell’intera assemblea, come insegna sapientemente il Santo Padre nelle sue esemplari celebrazioni. È questo un segno che nella Chiesa si è diffusa la secolarizzazione della liturgia: ci siamo messi al posto del Signore. Così facendo invece di riempire le chiese le abbiamo svuotate”.
Dalla conoscenza e dal reciproco arricchimento delle due forme del rito romano, ritiene don Bux, potrà favorirsi una maggiore partecipazione attiva dei fedeli, rettamente intesa, come partecipazione attenta, consapevole e devota al sacrificio del Calvario.

Proprio il recupero della devozione è uno dei concetti più cari a don Nicola, che considera addirittura come la cifra più genuina della actuosa participatioun concetto cardine della  Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium“Senza la devozione – dice don Nicola – non v’è partecipazione piena”. Come si partecipa attivamente alla Messa?, si sono chiesti fior di liturgisti da quarant’anni a questa parte. Abbiamo visto persone danzare attorno all’altare, tenersi per mano, battere le mani, abbiamo visto gente leggere, cantare, salire e scendere dall’altare come da un palco… Tuttavia, ha detto il teologo barese, resta ferma l’intuizione del Card. Ratzinger in “Introduzione allo spirito della liturgia”: “Lo stare quanto più è possibile in ginocchio, l’adorare e il tentare di entrare in una fase di profonda contemplazione durante la Messa è la norma più eccellente tra tutte, sempre valida edintramontabile”.

Anche il corpo prega! Per questa ragione i gesti della partecipazione non si improvvisano, ma tutto è normato secondo la sapienza plurisecolare della Chiesa. Si prega, infatti, ciò che si crede e si crede ciò che si prega, secondo il celebre adagio di Prospero di Aquitania: lex orandi statuat legemcredendi.

La fede, a modo suo, ha bisogno del vedere e del toccare – dice Benedetto XVI”. Toccare, guardare, ma anche ascoltare, odorare e gustare. Ha affermato a tal proposito don Nicola: “Alla liturgia si partecipa con i cinque sensi e ci si lascia afferrare da qualcosa, anzi Qualcuno, che viene dal profondo e dall’eternità”.
Resta, diranno alcuni, la difficoltà del latino.

Benedetto XVI, come ha affermato don Nicola, nonostante abbia 84 anni ha lo spirito di un giovanotto ed è molto sensibile alle nuove istanze del popolo di Dio.  Egli è stato assai lungimirante nell’accogliere questo movimento di riscoperta del sacro e del latino, presente in tutta Europa, che contagia sempre più fedeli in tutto il mondo. Si tratta di un nuovo movimento liturgico, di cui don Bux è uno degli epigoni, infaticabile predicatore della bellezza come veicolo per accostarsi a Dio. Basta cliccare sul web per scoprire una miriade di siti sulla messa in latino. Qualcuno potrebbe obiettare: ma a che cosa serve la lingua latina? Aiuta a conservare meglio il significato dei termini che le lingue parlate erodono, trasformano, ed esprime bene l’ineffabile mistero dell’Eucaristia che nessun uomo potrà mai comprendere pienamente.

Don Bux ha citato come esempio la c.d. Messa internazionale, che si celebra periodicamente a Lourdes in 4 o 5 lingue, in cui il fedele praticamente non capisce nulla. Perché non celebrarla in latino così che tutti capiscano (basta un libretto bilingue), sentendosi accomunati da una lingua “consacrata a Dio”?

A queste parole di Don Nicola ha fatto eco il Prevosto di Biancavilla, don Agrippino Salerno, che ha ricordato lo stupore suscitato nei suoi parrocchiani dalla celebrazione in lingua greca della Divina liturgia di san Giovanni Crisostomo (c.d. bizantina), più volte officiata nella Basilica Santuario di Biancavilla in occasione delle feste in onore della Madonna dell’Elemosina . Anche quest’anno, infatti, nel contesto delle celebrazioni estive in onore della Madre di Dio, domenica 21 agosto è stato officiato il rito greco-bizantino, presieduto da Mons. Sotir Ferrara, Vescovo di Piana degli Albanesi. L’occasione, tra l’altro, ha ricordato i 50 anni dello storico incontro tra gli Albanesi di Sicilia che si è svolto a Biancavilla il 26 e 27 agosto del 1961. In tale contesto venne solennemente incoronato il Bambin Gesù dell’Icona della Madonna dell’Elemosina. “Le varie forme consacrate nei riti plurisecolari della Chiesa esprimono il mistero celebrato – ha detto don Agrippino – e aiutano la preghiera ed elevano il cuore dell’uomo verso Dio onnipotente, che si è fatto simile a noi eppure totalmente Altro”. A tal riguardo, il Prevosto ha ricordato la profonda analogia strutturale della Divina Liturgia bizantina con la liturgia romana tradizionale.

Una grande eredità culturale e spirituale, quella derivata dall’edizione del 2011 de La Grande Festa Estiva, che ancora una volta ha riunito i figli attorno alla Madre della Misericordia, in un abbraccio di fede e di amore ravvivato dalla consapevolezza della capacità della fede di penetrare nel cuore del mistero di Dio.